Bonsai Aid Aids. Chi c’è alzi una mano.

Il 2-3-4 di aprile è di scena la campagna Bonsai Aid Aids 2010,  sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio della Fondazione Pubblicità Progresso (che si è occupata, tra l’altro, anche dello spot televisivo) ed il sostegno del Segretariato Sociale Rai e Mediafriends.

La situazione complessiva dell’AIDS in Italia non è delle migliori: ogni anno vengono colpite dalla malattia dai 4 ai 5 milioni di persone così, il numero dei sieropositivi ha varcato la mesta soglia dei 150.ooo.

L’emergenza per la drammatica ripresa dell’epidemia, nonostante l’impegno quotidiano di centinaia di persone e la scarsità di fondi,  era ampiamente prevedibile.

Senza voler essere una Cassandra, già tre o quattro anni addietro, come dimostrato anche dal saggio presente il Le Faccettature del Wellthiness ed in altri miei scritti dell’epoca,  l’avevo ampiamente preannunciata, senza bisogno di una sfera di cristallo o avere speciali doti di preveggenza: era sufficiente guardare quanto accadeva oltralpe, dove i nostri cugini tedeschi, dopo un periodo trionfale di lotta contro la malattia, per vari fattori, non da ultimo di ordine economico, hanno drasticamente ridotto la comunicazione così il contagio è ripreso più vigoroso e pervasivo di prima.

La comunicazione, l’informazione sono, dunque, importanti quanto la ricerca ed, in un’ottica di prevenzione e di formazione di una sensibilità e cultura atta a sostenerla, potrebbe persino essere più importante della ricerca stessa.

Mettendo da parte la disquisizione su quale dei due aspetti abbia un maggiore peso (la valutazione dipende sempre dalle priorità che ci si propone) consta, comunque, che il concorso dei due aspetti è il cocktail vincente.

Ammesso, in linea di principio, il contributo fondamentale della comunicazione,  affinchè sia efficace non è sufficiente che ci sia, deve essere anche commisurata al pubblico al quale è rivolta: deve condividerne i linguaggi, i toni, l’immaginario collettivo, i vissuti, i valori, le modalità espressive…

Altrimenti, come mi capita spesso di ripetere, è come se un extraterrestre venisse e ci parlasse nel suo incomprensibile linguaggio: non ci capiremmo.

Esaminando, sotto il punto di vista proprio della comunicazione, la locandina della campagna 2010, lasciano un po’ a desiderare tanti punti.

Se è vero che i l gioco cromatico rosso-bianco-azzurro è abbastanza di impatto, l’immagine sebbene rimandi al claim, è molto descrittiva e non particolarmente d’impatto.

Il claim  stesso “Nelle piazze c’è un bonsai per te. Chi c’è alzi la mano!” malgrado miri a trasmettere i concept della partecipazione e della visibilità, cardini nella lotta contro l’AIDS, è piuttosto freddo, di scarsa memorabilità.

Visto nella prospettiva  del pubblico al quale è riferita l’iniziativa, la visibilità è importante in quanto responsabilizza, mostra un impegno verso se stessi ma anche verso gli altri, quindi diventa fonte di riconoscimento sociale.

Lo stesso argomento, però, è molto delicato proprio nel campo dell’AIDS dove evoca  l’originaria idea che aveva fomentato vari fenomeni anche di stigma contro il malato, il portatore sano, visti come  “novelli untori” entro la società dei sani.

A  parte qualche sbavatura comunicativa, va tuttavia dato atto all’opera  meritoria delle centinaia di volontari impegnati nella campagna .

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