L’incontrollabile desiderio di cibo e come domarlo.

Perchè abbiamo un desiderio incontrollabile per il cioccolato e le patatine e non per altri cibi?

Il mercato oggi non è più rivolto alla soddisfazine dei bisogni ma dei deisderi quindi, per vendere i prodotti, la leva della pubblicità si prodiga a presentarci l’appetite appeal mostrandoci immagini vivide e molto cariche a livello emotivo (basti pensare ai comemrcial on the air sui gelati).

Ma che connessione hanno le immagini dei prodotti tanto invitanti con i nostri desideri di cibo? E come, eventualmente, possiamo cercare di resistere alla loro tentazione? 

I ricercatori hanno studiato a fondo la questione per capire il motivo che consente ad alcuni cibi di creare intensi desideri in noi.

Eva Kemps e Marika Tiggemann, della Flinders University, in Australia, hanno redatto uno studio sulle ultime ricerche sulle voglie di cibo e sulle modalità per comandarle o gestirle.

Ciò che distingue il desiderio di cibo dalla semplice fame è la sua specificità.

Molti, saltuariamente, provano una magnetica attrazione verso certi tipi di alimenti, ma per alcuni tali desideri possono presentare gravi rischi per la salute o possono, addirittura, rivelarsi fatali.

Le voglie di cibo possono anche sfociare in comportamenti di binge-eating, causa di obesità o altri disordini alimentari. Inoltre, il cedere ai peccati di gola può produrre sensi di colpa e vergogna.

Molti studi indicano che le immagini mentali possono essere una componente fondamentale nel desiderio di cibo: quando desideriamo un cibo specifico, abbiamo sempre una sua immagine vivida.
Uno studio ha mostrato in modo inequivocabile proprio che la forza del desiderio dei partecipanti era collegata alla chiarezza con la quale i immaginavano il prodotto agognato.
Le immagini mentali (di cibo o altro) chiamano in gioco le  risorse cognitive e le capacità intellettuali.
 Varie ricerche hanno anche dimostrato che, quando immaginiamo qualcosa, è difficile svolgere altre attività cognitive.
Un esperimento ha provato che, quando la gente ha voglia di cioccolato, riesce a ricordarsi meno parole e impiega più tempo a risolvere i problemi matematici rispetto ad altri che non sono alle prese con un simile desiderio.
 I legami tra i desideri di cibo e le immagini mentali, insieme al fatto che le immagini mentali ci inducono a spendere molte risorse cognitive, possono aiutare a spiegare perchè le voglie di cibo rischiano anche di divenire estremamente distruttive. Il motivo risiederebbe proprio nel fatto stesso che quando stiamo immaginando un cibo specifico, gran parte delle forze del nostro cervello sono focalizzate proprio sul tale cibo e non riusciamo a compiere nessun altra attività.
Una nuova ricerca ha aggiunto che questa relazione può anche agire in una direzione diametralmente opposta: è possibile utilizzare dei compiti cognitivi per ridurre le voglie di cibo.
Da un ulteriore studio siè anche visto che il desiderio di un cibo diminuiva quando la mente era impegnata a pensare ad immagini comuni (arcobaleno…) o ad immaginare degli odori (eucalipto).
L’applicazione di una simile scoperta potrebbe apportare notevoli giovamenti alle terapie e metodologie di cura dell’obesità.
In un’altra ricerca le persone che avevano voglia di un determinato cibo sono state invitate a guardare uno schermo con un effetto di tanti puntini bianchi e neri simile a quando non prende bene il segnale televisivo. Dopo la visione il campione ha segnalato una notevole diminuzione nella vivacità delle immagini mentali dei cibi desiderati nonché una parallela riduzione del desiderio stesso degli alimenti in questione.
A detta dei ricercatori, questi risultati indicano che “impegnarsi in un’attività semplice visiva sembra frenare le voglie di cibo.”
Lo stesso approccio sperimentale potrebbe essere adottato in altri settori oltre al desiderio di cibo, inclusi i delicati campi delle dipendenze da sostanze stupefacenti e da alcol.
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