IL BNESSERE E’ IL PASSAGGIO DALLA POVERTA’ ALLA SCONTENTEZZA (Helmar Nahr)

L’abitudine di considerare il benessere antitetico rispetto alla povertà nasce da una visione distorta, esclusivamente materialista del benessere stesso.

Una prospettiva fuorviante e riduttiva che lo riduce  e lo confonde con il “ben-avere”. Non si tratta di un semplice gioco di parole: è un approccio diverso, altri valori, altri stili di vita, altre prospettive…

Confondere il benessere con il ben-avere comporta lo schiacciamento di tutto su un’unica dimensione. La dimensione del qui ed ora. Ed evoca proprio gli antichi fantasmi degli uomini ad una dimensione di Herbert Marcuse… Esseri manipolati, succubi, passivi, che non hanno nulla in comune con l’Individuo Olistico, plurisfaccettato, di oggi.

Tra le righe compare, poi, anche l’altro luogo comune, un po’ compensatorio, che dipinge la povertà come sinonimo di felicità e la ricchezza di infelicità…

Rimandando ad un altro post il discorso sulla felicità e la ricchezza, il benessere è viatico alla scontentezza se lo si concepisce come ben-avere, imperniato su qualcosa di esterno all’uomo, di eteronomo…

Ma non è così allorché indica uno stato d’animo, un equilibrio interno tra anima, mente, corpo, ed un’armonia con il mondo esterno.

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