Felicità è saper trarre il meglio…

Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa… soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino (Paulo Cohelo)

Una prospettiva edonista, massimalista, estremista o, più semplicemente, perfezionista della vita, non di rado, alimenta la fuorviante supposizione che la felicità sia direttamente proporzionale alla possibilità di permettersi il meglio in ogni ambito.

Ma che cosa significa “permettersi”? Non di rado, si riduce ad un discorso di disponibilità ecnomico-finanziarie.

Ed il “massimo”? Per la legge della realtività, è del tutto discrezionale ed opinabile. 

Il fatto che la felicià non sia una pacifica conseguenza del vivere nel lusso più sfrenato, sempre sopra le righe, attorniati da quanto di meglio sia acquistabile, è ampiamente dimostrato da un inesauribile numero di star dello spettacolo e della musica, uomini di potere e dello sport, che giunti all’apice del successo, ne sono stati miseramente travolti, invischiati in situazioni emotive, relazionali, umane tragiche. Il messaggio di Cohelo è chiaro: attenzione felicità non è vivere al massimo, nel massimo. Ma nemmeno vivere per il massimo, senza sapere vedere che, talvolta, il massimo non è plateale, urlato, mastodontico.

Spesso il “massimo” si nasconde nel minimo. E la stessa felicità proprio perchè è la massima ambizione dell’uomo, specialmente quando intesa in termini spirituali, emozionali, è tanto preziosa da nascondersi, da mascherarsi, da rendersi invisibile per non essere saccheggiata da sciacalli e masnadieri.

Bisogna saperla scovare, saperola vedere.  Certo è difficile: richiede molta pazienza, molta perspicacia, molta sensibilità, molto ottimismo frammisto ad un sano realismo.

Una felicità che sboccia nei piccoli gesti della quotidianità, nelle semplici esperienze della domesticità, donandosi non a chi cerca di perseguirla ad gni costo, ma di chi è disposto ad accoglierla.

Solo così si spiega perchè, spesso, le persone più umili, le più disagiate, le più semplici, le più reiette, siano ben più felici delle ricche, famose…

Credo di non avere mai visto una felicità più pura, più autentica, più ineffabile che nei bambini in Africa. Una sensazione quasi imbarazzante: esserini fragili, che vivono sotto la soglia della povertà, che vivono fuori dal mondo, costretti a lottare ogni giorno contro la fame, le malattie, la violenza… eppure i loro occhi hanno sempre dentro una luce, che non ho mai visto in nessun altro bambino sulla Terra. Bambini che trovano la felicità in un sorriso, in una caramella, in un pezzetto di legno, in una canzone, del vestito “buono”, di una matita e di un block notes regalato loro…

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