State of the World 2010? Tra tetri tsunami e colorati piedibus

L’autorevole rapporto 2010 State of the World. Transforming Cultures, appena pubblicato, dal Worldwatch Instiute, traccia un quadro fosco dello stato di salute del Pianeta esordendo con un mantra che, non manca, di citare felicità, benessere e salute, i cardini del Wellthiness:

Come uno tsunami, il consumo ha ingolfato la cultura umana e gli ecosistemi della Terra. Questo sistema culturale incoraggia la gente a definire la sua felicità ed il successo partendo da quanto consuma…

Così, mentre si paventa lo tsunami, strictu sensu, dopo il devastante terremoto di Haiti, il progetto Transforming Cultures ambisce a sviluppare una riflessione critica su come trasformare l’attuale cultura consumistica, nel senso deleterio del termine, in una sostenibilie.

Si tratta di un approccio porpositivo, non di nichilistica denuncia o di morboso catastrofismo.

In effetti, ad una lettura razionale dei dati è chiaro che la situazione sia  grave ma si scorgono anche i primi germogli di qualcosa in stato nascente.

Procediamo con ordine. Lo scenario vede un incremetno dei consumi del 28% nell’ultimo quinquennio ed uno del 300% in cinquanta anni, a fronte del raddoppiarsi della popolazione mondiale.

Ed ancora, il 50% delle emissioni di CO2 sono imputabili al 7% dei cittadini mentre il 78% delle risorse è consumato dal 16% dei nostri simili.

Tralasciando il fatto che, come sempre, viene confermata la Legge di Pareto dell’80-20 (80% della produzione/consumo è appannaggio del 20%), l’unica valida nel mondo dei consumi, l’accelerazione è giustificata, oltre che dalla bulimia dei paesi industrializzati, anche dall’ingresso nella lizza, delle nazioni emergenti.

Qualche mese fa mi trovavo in Cina e stavo discutendo, con la guida locale, riguardo alla vertenza ambientale, delle materie prime, dell’inquinamento e sono rimasta molto colpita dal candore con il quale mi diceva che, come noi abbiamo dilapidato il mondo e le risorse fino ad ora, adesso è giusto che anch’essi possano avere gli stessi comportamenti predatori.

Dove è finita tutta la saggezza del Taoismo, con il suo armonioso sistema di forze bilanciate, con la poesia di un microcosmo in sintonia con il macrocosmo, con i suoi delicati fiorni di pesco ed i pesci dorati nei gorgoglianti ruscelli… Tutto bruciato dal maoismo, prima, e da una versione deleteria del capitalismo, poi? Tutto finito. Così, i cieli tersi dei quadri hanno lasciato il posto alla grigia cappa sopra Pechino, le zampillanti fonti pure ad indicibili e fetidi liquami da bolgia infernale…

Tutto finito? No. Sotto l’immondizia che tracima dalle città, invadendo periferie, sobborghi e, che, non di rado, si riversa nelle nazioni più povere, può ancora spuntare un fiore.

Si tratta di segnali deboli, molto deboli ma esistenti. L’ambientalismo di maniera, il green washing, le vuote proposizinoi d’intenti hanno segnato il passo. Complici i mass media e, soprattutto, le conseguenze che ciascuno di noi vive sulla propria pelle, nella propria quotidianità, oggi la sensibilità ambientale, non è più solo un mantra, ma una realtà concreta, mainstream.

Una realtà che si materializza in varie forme, con diversi livelli di coinvolgimento e di intensità partecipativa, ma, comunque, una Realtà.

Così mentre i bambini UK conoscono più i Pockemon che le specie faunistiche ed i bambini di Milano credono che i polli abbiano quattro zampe perchè le confezioni del supermercato hanno sempre quattro cosce, da Cremona ad Alghero, da Mantova a Firenze, da Piacenza a Busto Arsizio, i loro coetanei vanno a scuola con il Piedibus, pedibus calcantibus, dicevano i latini, e nelle mense romane il 67% dei pasti è bio.

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4 Risposte to “State of the World 2010? Tra tetri tsunami e colorati piedibus”

  1. Scenario inquietante…

    Con tutte quello che si sente arrivare dalla Cina (iper censura di internet compresa ed in prima linea) sono proprio grata di essere nata nella cara vecchia Europa, che avrà anche le sue debolezze, ma ci fa stare sereni e liberi. E magari un po’ più responsabili e “umani”, data l’irresponsabilità dilagante dei periodi passati. Per fortuna, come si dice, si impara dalla storia.
    Bisognerebbe farlo anche dalla cronaca 😉

    A proposito della crescita zero, del benessere e della sostenibilità, segnalo su Wired di gennaio “La felicità nel 2020. Vivere bene a crescita zero”.

    • A proposito dell’iper-censura cinese, un piccolo aneddoto personale. Durante il mio ultimo viaggio nell’affascinante paese del Dragone, mi sono resa conto di quanto sia potente anche l’autocensura, la percezione selettiva che ti impedisce di vedere e di valutare i fatti solo perchè segui ciecamente il tuo schema mentale, il tuo paradigma interpretativo della realtà….

  2. […] Di qui non solo il boom degli agriturismo, delle vacanze verdi, dei prodotti bio, dei farmers’ market, degli orti in città, del bike sharing,… o, più semplicemente, restando alla nostra community-tribù del Wellthiness, l’interesse suscitato da tutti i post inerenti al tema -abbracciare le piante, la nuova comunicazione verde, state of the World 2010… […]

  3. […] di L’Aquila e secondo solo a drammatico episodio dell’Indonesia) e dall’ancora più grave tsunami che stanno massacrando il Giappone minacciando persino l’America dove ha già mietuto vittime e […]

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