Il Wellthiness in una mela: dall’Eden all’Olimpo passando per Biancaneve ed il Mac

Una mela al giorno leva il medico di torno (detto popolare).

È uno dei detti sulla salute più popolari, solo su Google digitandolo, in italiano, escono 19.900 link, con tanto di un sito “una mela al giorno“, un gruppo su Facebook, citazioni a iosa nelle pubblicità, nei film, nelle canzoni… perciò potrebbe essere abbastanza, se non troppo, banale l’idea di commentarlo.

Tuttavia, prendendo come chiave di lettura il Wellthiness, con le sue quattro dimensioni del benessere, la salute, la felicità e la salvezza, quindi dalla salus (salute) alla salus (salvezza), non manca di fornire alcuni spunti interessanti di riflessione.

Prima di tutto, in un’ottica puramente organolettico-nutrizionale e sanitaria, la mela è povera di calorie (40 calorie per 100 grammi) e  di zuccheri (10 grammi in 100 grammi di polpa).

Composta, per l’85% da acqua, il restante 25% sono, perlopiù, sali minerali, fibre, carboidrati e vitamine, capeggiate dalla A, la C e la E.

In sè è un frutto con molte proprietà benefiche, ampiamente dimostrate dalla scienza:

  • se consumata regolarmente, è un ottimo rimedio contro la patologia cardiovascolare e nella prevenzione degli ictus;
  • la pectina, altamente concentrata nella buccia, riduce il colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”) ed aumenta lHDL (colesterolo “buono”);
  • aiuta a prevenire i tumori grazie alla presenza dell’acido butirrico prodotto dalla pectina, base di diversi farmaci sperimentali contro diversi tipi di cancro;
  • serve a migliorare la respirazione ed a difendere l’apparato respiratorio contro gli agenti irritanti;
  •  ha un’azione astringente, se consumata cruda, e lassativa se cotta;
  • contenendo molte fibre e l’acido ossalico, pulisce e sbianca i denti e massaggia le gengive;
  • per via dell’acido citrico e mailco, ha proprietà digestive e contribuisce a mantenere la corretta acidità dello stomaco;
  •  tramite i bioflavonoidi (anti-ossidanti), supporta la lotta contro i radicali liberi e, quindi, rallenta l’invecchiamento del corpo;
  • è ben tollerata dai diabetici grazie alla pectina che controlla la glicemia, rallenta e regola l’assorbimento degli zuccheri;
  • è diuretica ed antireumatica;
  • ricca di sali minerali e vitamine del gruppo B, combatte la stanchezza, l’inappetenza, il nervosismo (B1); protegge la mucosa della bocca e l’intestinale, rinforza unghie e capelli (B2).

Il melo (Maluls domestica, Bork, 1760), appartenente alla famiglia delle Rosaceae, è una pianta originaria dell’Asia centrale che risale al Neolitico. 

Per un mirabolante gioco del destino, la mela  ha spesso occupato una posizione centrale nella storia dell’umanità, intrecciando, in un caleidoscopico turbinio di emozioni e passioni, vicende reali, miti, leggende, desideri inconsi e fatti concreti, nei quali compaiono sempre temi di bellezza, salvezza, felicità, salute, forza…

Restando al suo legame con la salute, il detto italiano “una mela al giorno…”  si ritrova uguale in molte altrealtre culture. Così, in inglese è “an apple a day, keeps the doctor away”, mentre in Spagna, per complimentarsi della forma smaliante di una persona, non le si dice che è “sana come un pesce”, bensì come una mela (“sano como una manzana”).

Si passa, perciò, dalla salute alla bellezza. E la mela non manca di essere protagonista, a diverse riprese, partendo dalla celebre fiaba di Biancaneve dove la splendida fanciulla riceve proprio il rosso frutto avvelanato dalla matrigna bramosa di divenire “la più bella del reame”.

D’altro canto, il legame tra mela, bellezza, amore, morte e guerra, è un archetipo costante che risale alla notte dei tempi e pare destinato a perpetuarsi nell’eternità.

Non a caso, la mela è il pomo della discordia del mito greco, con il quale l’avvenete Paride, nel primo concorso di bellezza, ante-litteram, dovette scegliere tra Afrodite (dea della bellezza), Atena (figlia di Zeus) ed Era (regina dell’Olimpo). E quali furono i favori promessi dalle dee per ingraziarsi il loro giudice?  Era gli promise poteri immensi, Atena l’imbattibilità sul campo di battaglia, mentre Afrodite, la vincitrice, l’amore di Elena, l’umana più bella causa della guerra di Troia.

Passando dal mitico passato dell’antica Grecia e dal fabuloso mondo medievale, ai moderni Stati Uniti, gli ingredienti non variano. 

Alla mela, nel 1976,  Steve Wozniak e Steve Jobs intitolarono il loro nuovo computer, il Mac, Apple I, apponendovi, dapprima, un logo con Newton, poi, una mela… morsicata. Da chi? Dalla bella Biancaneve? Non proprio. La leggenda vuole che il morso sulla mela del Mac sia un tributo ad Alan Turinig, padre della moderna informatica che, nel 1954, si suicidò non riuscendo più a sopportare la riprovazione sociale per le sue tendenze omosessuali. E come si suicidò? Addentando una mela avvelenata con cianuro di potessio. In vero, Janoff, rettificò, poi, la leggenda metropolitana, alludendo ad un calembour tra modere (to bite) e i bit.

Se dalla realtà virtuale dei bit si ritorna all’univeso degli atomi, ricompare lo stesso Isaac Newton che, da una mela cadutagli in testa mentre riposava le stanche membra sotto una pianta, trasse l’ispirazione per formulare la sua rivoluzionaria teoria.

Una teoria che ha sconvolto il plurimillenario aspetto dello stesso mondo nel quale erano stati esiliati, all’inizio dei tempi,  Adamo ed Eva, dopo aver mangiato  la mela, il frutto dell’albero proibito, buttando all’aria il progetto iniziale di Dio, o secondo l’eloquio inglese, “upsettting the apple cart” (rovesciano il carrello delle sue mele), persero tanto il Paradiso Terrestre quanto la salvezza .

E se la natura dei progenitori si è conservata e trasmessa di generazione in generazione, come un’altra massima presente in più lingue ricorda: “la mela non cade mai lontano dall’albero”, “niedaleko pada jabłko od jabłoni”, “the apple doesn’t fall far from the tree”, “der Apfel fällt nicht weit vom Stamm”, il loro peccato, decretando, la perdita dell’immortalità, ha iniziato a segnare il volto dell’uomo con profonde rughe di vecchiaia e dolore, che, per i francesi, rendono la pelle raggrinzita come una vecchia mela “ridé comme une vieille pomme” .

D’altro canto, quando l’uomo, la sua anima, la sua società, ossia la mela è marcia, “la manzana podrida”, spesso finisce per corrompere anche tutte le altre realtà che la circondano, secodo il vecchio insegamento rumeno  “marul putred le strica si pe cele bune”.

Ma non tutte le mele marce (“rotten apples”)  sono destinate a rimanere tali. Così, la Rotten Apple, la mela marcia per antonomasia degli States, con una straordinaria operazione di destination mamagement, di lifting e rivoluzione newtoniana a livello socio-culturale, si è trasformata nella Big Apple, New York, una più delle mete turistiche più ambite.

Da ultimo, però, la mela è anche segno di salus, di salvezza, come potè esperimentare il grande eroe svizzero di fine XIII secolo, Guglielmo Tell, salvatosi superando la fatidica prova della mela. Colpito, con la freccia scoccata dalla sua balestra, il rosso frutto sulla testa del figliletto Gualtierino, si scagionò per il vilipendio di non avere onorato il cappello imperiale.  

Concludendo, si può citare, come augurio, il saggio detto francese “manger les pommes pour avoir la peche” (mangiare le mele per avere le pesche), che evoca un altro caposaldo del Wellthiness, il benessere. “Avoir la peche”, per i cugini d’oltralpe, è una metafora per asserire di essere in forma e di buon umore. Per inciso l’Institute of Agricultural and Food Chemistry, ha dimostrato che i polifenoli antiossidanti nelle mele e nelle pesche hanno importanti proprietà salutari.

Così, una mela al giorno, mette molto Wellthiness intorno.

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Una Risposta to “Il Wellthiness in una mela: dall’Eden all’Olimpo passando per Biancaneve ed il Mac”

  1. Nel volume “florario, miti e leggende di piante e fiori”, di Alfredo Cattabiani, si racconta che inizialmente Adamo ed Eva non mangiarono la mela, ma il fico (il che spiega perché si coprirono con le foglie di fico); la mela venne introdotta nei primi secoli d.C. da monaci cristiani in alcune traduzioni. Suppongo questo sia avvenuto perché la mela era un simbolo importante per i pagani ed era costume mescolare le credenze per far accettare la fede (come è successo in Irlanda).
    Presso i celti, ad esempio, la era il frutto della conoscenza e della terra magica e paradisiaca di Avalon (Afal in gallese significa mela, quindi Avalon è la terra dei meli).

    Nella notte di Samhain (31 ottobre, quella che poi è diventata Halloween), cioè il capodanno celtico, si usavano fare giochi con le mele e si guardava il futuro tagliando per l’equatore il frutto: i semi del torsolo si vedrà che sono disposti a formare una stella a cinque punte, che ai tempi era un amuleto protettivo e rappresentava il creato.

    Mi è venuto in mente questo e mi faceva piacere condividerlo, vi sto che si parlava di mele. 🙂

    Ed a proposito di mele, qualche giorno fa mi è caduto a terra il MacBook e si è danneggiato il disco. Ho dovuto farlo sostituire ed è stato traumatico: tutti i lavori in sospeso! Temevo di perderli, di dover ricominciare da capo, di consegnare in ritardo i progetti; di aver combinato un disastro, insomma.
    Fortunatamente è andata persa solo la posta, il resto è stato recuperato in toto.

    Ormai siamo dipendenti da questi computer!
    Un caro saluto

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