Felici luoghi della durata: addio ristoranti e phone center, le geografie degli immigrati tra shopping center e parchi

Felice chiunque abbia i propri luoghi della durata! Egli, anche se fosse portato lontano senza prospettive di ritorno nel suo mondo, non sarà più un esule (Peter Handke)

Nelle parole del grande poeta della Carinzia, all’interno del toccante Canto della durata, riecheggia la verità di alcuni luoghi magici, spesso nemmeno segnati sulle carte, ma ad alta densità emotiva per chi vi ha dei ricordi. Non sono necessariamente incantevoli, idilliaci, “biblici”, ma il loro profumo, il loro suono, la loro atmosfera si incidono indelebilmente nel cuore di chi li ha esperiti, pronti a ripresentarsi, in tutta la loro vivida carica emozionale evocati da una semplice sensazione olfattiva, gustativa, auditiva, tattile,…

Ma che accade quando a chi è esule in una terra straniera? In vari studi (Chi cammina svelto, vedrà prima la strada più lunga. Analisi e riflessioni da uno studio sull’evoluzione dei negozi cinesi in Italia e I consumi degli immigratiXV Rapporto Ismu 2009) sugli immigrati, ho avuto modo di registrare il progressivo spostamento del baricentro dei loro luoghi della durata. 

I pionieri, i primi a giungere in Italia, riproducevano le Stimmung, le atmosfere dei paesi di origine nei ristoranti e nei negozi di prodotti importati direttamente dalla madrepatria. Si trattava di meravigliosi microcosmi intrisi di effluvi speziati ed immagini esotiche, metonimie della terra lontana.

Poi sono venuti i phone center e nei casi più avanzati gli internet point, cordoni ombelicali che li legavano auditivamente, visivamente, oltre che emotivamente, ai cari dispersi in altre lande del Villaggio Globale.

Quali sono oggi i loro luoghi della durata?  E che differenza c’è rispetto agli italiani? Specialmente i giovani di seconda generazione, nella loro dimensione più integrata, emulando gli autoctoni, tendono a trascorrere sempre più tempo negli shopping center, intesi sia come monadi esperienziali o mere cattedrali dei consumi.

Invero, però, malgrado sempre più supermercati ed ipermercati annoverino, nei loro assortimenti, prodotti esotici, piuttosto che luoghi della durata, sono arene del confronto, dell’incontro, della socializzazione.

Ma quali sono, allora, gli spazi della durata? Sono le piazze, i parchi. Proprio le stesse piazze ed i medesimi parchi che, un tempo, raccoglievano gli italiani, le loro vite, i loro ricordi, ora diventano sempre più crocevia di popoli ritornando, almeno a livello metaforico, alla loro funzione originaria. Geografie emozionali, atlanti culturali che riproducono piccoli frammenti di società lontane, che raccontano storie e vite, mostrandone, purtroppo, anche le miserie, le emarginazioni, le difficoltà, le infelicità di chi, forse, non riesce a scorgervi davvero, la magia della durata. 

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