Il corpo macchina e l’antiginnastica

Il nostro corpo è come gli altri strumenti, dura in proporzione a quanto lo si usa (Charles-Louis Montesquieu)

La visione, tipicamente illuminista, di Montesquieu presenta il copro come qualcosa di meccanico, meccanicistico. Un’idea che si è perpetrata nei secoli e non manca di ricomparire in molte trasmissioni televisive, capeggiate dai documentari di Piero Angela, che inneggiano alle meraviglie della “macchina” perfetta, prodigiosa…   

Pensare al corpo come un miracoloso marchingegno, quasi uno degli antichi orologi a molla nei quali ogni ingranaggio coincideva perfettamente con la sua controparte per generare il movimento, è indubbiamente affascinante ma non rientra nella prospettiva del Wellthiness. Perchè?  Tralasciando l’ampio, quanto seducente, discorso cartesiano sul dualismo corpo-anima, parlare di un corpo-macchina lo svilisce, lo mette in una posizione servile, di sudditanza nei confronti dell’anima/mente, lo rende uno strumento. L’idea di un corpo-strumento (strumento di lavoro per i marxisti, strumento del peccato per alcuni settori della Chiesa, strumento per soldi per i mass-media, strumento per comunicare nelle nuove generazioni…) rischia di portare a gravi aberrazioni tra le quali, come ampiamente dimostrato in Wellthiness, anche una visione riduttiva, parsimoniosa, egoistica della corporeità.

Il concetto, sottinteso da Montesquieu, “più si usa il corpo, più lo si consuma”, sebbene in certi frangenti abbia una certa veridicità (basti pensare ai lavori usuranti o al parossismo di certi sport), rischia spesso, di fornire un alibi per la pigrizia  che impregna molti stili di vita.

Ma quale è la posizione del Wellthiness? La metafora del corpo-macchina viene sostituita da una più olistica, di un microcosmo, vitale e vivente, dove si realizza l’armonia tra la dimansione psichica e fisica personale e tra l’individuo ed il mondo esterno. Non è semplicemente una prospettiva New Age o una maldestra ripresa di filosofie o religioni orientali, gli stessi elementi si ritrovano anche nella cultura, nella mistica, nella filosofia occiedentale è solo che, dal tomismo, l’illuminismo, il materialismo storico, il positivismo sono stati sistematicamente rimossi. 

Ritornando al corpo ed al suo benessere, un fenomeno in espansione è l’antiginnastica. Thérèse Bertherat, sua fondatrice, nel libro Guarire con l’antiginnastica, sostiene che “Ci viene detto che è necessario che il nostro corpo si fortifichi, che occorre sudare e traspirare. Allora, per conquistare la forma inforchiamo la bicicletta, ci appendiamo alla spalliera, corriamo fino a perdere il fiato, ci mettiamo a sollevare i pesi. Quello che invece dovremmo fare prima di tutto è aprire gli occhi, prenderci il tempo di guardare il nostro corpo per comprendere come funziona” ed ancora, “In questo preciso istante, nel punto stesso in cui ti trovi, c’è una casa con il tuo nome. Ne sei l’unico proprietario ma, molto tempo fa, ne hai perduto le chiavi. Così rimani chiuso fuori e ne conosci soltanto la facciata. Non ci abiti. Questa casa, rifugio dei tuoi ricordi più nascosti, è il tuo corpo”.

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2 Risposte to “Il corpo macchina e l’antiginnastica”

  1. Corpo come casa…
    Casa come costruzione artificiale o “nido naturale”?
    Ma se la “macchina umana” fosse solo una metafora per dire che in realtà l’uomo fabbrica macchine perchè questo può fare: ovvero proiettarsi nel mondo ripetendo se stesso?

    Ah, Giorgio G., ah quale attualità inserisci nella riflessione ordinaria di noi tutti ordinari…

    Adesso è mattino, sembra che la primavera sia arrivata…e trapassa le macchine umane di vibrazioni (ma non vibrazioni new age, mi raccomando…).

    Cordiali saluti e piacere di avervi incontrato sul web dopo una riparazione pesante della macchina-computer.

    • Scusa Silvano, ma non capisco chi sia il Giorgio G. al quale ti riferisci. Comunque non vedo perchè tu metta in contrapposizione una costruzione “artificile” con un nido “naturale”.
      La casa costruita dall’uomo, è un suo prodotto culturale ed, in quanto inscritto nella sfera delle sue azioni, è intrinseco alla sua essenza, quindi è, a suo modo, naturale.
      Dall’altro canto, il nido è, a sua volta, il risultato del lavoro di un uccello, quindi non vedo perchè dovrebbe essere naturale e non artificiale.
      Certo, potrebbe essere anche una metafora, ma non sono convinta che l’uomo possa “solo” costruire macchine per proiettarsi nel mondo ripetendo se stesso.
      Mi sembra che ci sia qualcosa di più nell’uomo… e le vibrazioni delle macchine umane, mi danno tanto il senso di qualcosa di freddo, di meccanico, di inanimato… così come le vibrazioni new age, prese nella loro accezione commerciale, non hanno nulla dell’aura della vita…

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