Nuovi trend: niente più frugalità, pauperismo, austerità… è l’ora della sobrietà

La frugalità è quasi madre della buona salute (Valerio Massimo)

Nell’era del Wellthiness, mentre cambiano i valori di riferimento e, concetti vecchi, come edonismo o narcisismo, assumono significati inediti, è chiaro che chi continua a ragionare con le categorie e con idee dell’epoca precedente, non riesca ad interpretare correttamente i grandi cambiamenti in atto.

 

Che ne è della frugalità in una società iperconsumista, bulimica e, nel contempo, messa in ginocchio dalla crisi? Siamo alla soglia di un ritorno dell’understatement, del basso profilo di vita, dei rigori dell’austerity imposta dall’alto? O c’è quacosa di diverso? Di nuovo?

Proprio oggi presentiamo a Marca, presso BolognaFiere, una ricerca sui comportamenti dei consumatori italiani nei confronti delle marche commerciali. Tra gli altri dati, c’è anche il lento, ma progressivo, emergere di nuove sensibilità,  di inediti atteggiamenti e comportamenti che, la maggior parte dei giornalisti, degli opinion leader, dell’immaginario collettivo si ostina a leggere con occhiali per presbiti mentre essi sono miopi. In concreto come si traduce? I mass media continuano ad etichettare l’attenzione al prezzo, allo spreco inutile, la sensibilità al rapporto qualità-prezzo,… con schemi mentali ed idee recuperate direttamente dal Medioevo, o, più recentemente, dalle precedenti congiunture economiche sfavorevoli, in particolare dai quaresimali anni ’90, nati in reazione ai bagordi degli ’80. Così, vedono ovunque “semplicità”, “pauperismo”, “bisogni pochi e semplici”, “sobrietà”, “austerità”, “frugalità”, termini più adatti a definire il francescanesimo, l’escetismo monastico, il minimalismo che le nuove tendenze all’insegna di una “misura” personalizzata, di una “riflessività”, di una riscoperta dell'”autenticità”, della “sobrietà”…

La “buona salute” del Wellthiness, non è più sinonimo di una “frugalità” antitetica ad un edonismo ingordo, avido, come per Valerio Massimo, ma è il risultato di una concomitanza di fattori, concertati da una giusta misura (dove il “giusto” è stabilito in modo personale) in base ad un piacere olistico, che coinvolge corpo e mente, anima e spirito creando sempre dinamici equilibri,  fluide sinfonie. 

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