Felicità: dal bonus vacanze a Farmville, dai rave party al progetto di vita

Se vuoi essere felice per un giorno fai una festa; per due settimane, fai un viaggio; per un anno, fai un giardino;  per la vita, trova uno scopo. (Frank Tibolt)

Misurare la felicità con un parametro temporale sottintende che essa sia proporzionale alla durata: tanto più è permanente, tanto più è felicità “vera”, intensa, piena, appagante. Supposto, ma non ammesso, che sia così, proviamo ad intersecare i quattro scenari di Tibolt con la quotidianità e leggiamo il tutto nell’ottica del Wellthiness.

Una felicità=festa, può alludere a qualcosa di estemporaneo, di effimero, molto intenso, magari esaltante. Un’esperienza che rimanda immediatamente alle feste e lo “sballo” in discoteca, ai rave party (le manifestazioni musicali, spesso illegali, tenute, perlopiù in aree industriali dismesse, a base di musica, droga e disinibizione, che durano da una notte a qualche giorno) . Per inciso, è interessante notare come il luogo del ballo si sia trasformato nel luogo dello sballo e come già nel nome rave, delirio, ci sia la vocazione alla trasgressione, ad una pseudo-libertà che, non di rado, maschera situazioni sociali difficili, disagio giovanile, frustrazioni… Si tratta, dunque, di una felicità illusoria, momentanea, un’evasione dalla quotidianità per rifugiarsi in un mondo “altro”… ma quando finisce la festa, scompare anche la felicità, aumentando l’insofferenza, l’insoddisfazione, l’apatia nei confronti della quotidianità, senza giungere al drammatico capitolo delle stragi del sabato sera che, sebbene in calo nel 2009 (-27,2%), sono sempre 211 in Italia.

Ma c’è anche un altro tipo di festa, più felice? Un trend molto forte, complice anche la crisi, è la riscoperta sia delle feste domestiche sia delle popolari con momenti di aggregazione comunitari. Gli espempi spaziano dal recupero del capodanno in casa o in piazza alla nuova vita di sagre, palii, feste patronali… Si tratta di una festa più genuina, più semplice, più naturale che valorizza la quotidianità, il  passato, invece di cercare di rimuoverli.

Per la felicità quindicenale legata ai viaggi, il collegamento con la cronaca è immediato: proprio ieri è partita l’iniziativa bonus vacanze, che consente ai cittadini meno abbienti di poter esercitare il diritto-“dovere” delle vacanze. Emerge qui il nuovo significato assunto dalla vacanza che oscilla tra must sociale, diritto fondamentale dell’uomo, periodo nel quale si realizza la propria vera identità. Una vacanza che, però, è di nuovo una fuga che crea scontentezza nel ritorno alla routine, vedasi pubblicità Costa Crociere.

E la felicità in viaggio del Wellthiness? Si realizza in viaggi che sono esperienze di vita, che segnano, che aiutano a crescere, a ritrovare la propria identità e confrontarla con altri popoli, altre culture…

La felicità annuale legata al giardino, sa tanto di orientale. Rappresenta il piacere della lentezza, del contatto con la terra, con i cicli della natura, dell’armonia microcosmo-macrocosmo. Una situazione che sta portando alla nascita degli orti in città e spiega, ancora più, il grande successo di Farmville su Facebook oltre alla geniale esperienza delle verdure del mio orto nella quale, l’azienda agricola che c’è dietro l’advergame, spedisce a casa  le verdure vere corrispondenti alle piante coltivate, da ciascun cliente-giocatore, nel proprio orto virtuale.

Infine, l’idea di una felicità vitalizia legata a uno scopo, allude all’esigenza di dare una direzione alla propria esistenza, non concentrandola solo sul hic et nunc. Si tratta di un percorso di felicità che non si esaurisce nel singolo oggetto, nella singola esperienza, ma è più ampio, più vasto, perciò, più autentico e duraturo

 

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