Wellthiness: tra scienza e magia il gatto che in ospedale sente l’odore della morte

Oscar è un gatto statunitense dell’ospedale Street House in Rhode Island che sembra abbia un potere extra-ordinario di sentire l'”odore della morte”.

Cerchiamo di andare più a fondo della vicenda perchè ci mostra vari aspetti del Wellthiness.

Già il successo che sta registrando  il libro con la storia di Oscar e la sua pagina Facebook, con tanto di proseliti e detrattori, è una duplice testimonianza, da un lato, del potere dei social network nel mondo di oggi ed anche nel delicato campo del Benessere-salute-felicità, e, dall’altro, una chiara testimonianza di come, nella nuova era, si stanno progressivamente sfaldando le barriere tra scienza e fede, tra ragione e anima, tra medicina allopatica e credenze esoteriche.

Certo è facile ribattere che si tratti di una calcolata operazione strategica di marketing editoriale. E, poichè, business is business, è una trovata per guadagnarci.

Ma, se è vero che gli ospedali sono o, quanto meno, dovrebbero essere la roccaforte della scienza ed i medici, i sommi crociati della lucida ragione, perchè un  geriatra e professore della Brown University, che si occupa di pazienti colpiti da demenza senile alla clinica, si è “abbassato” a scrivere una simile sciocchezza invece di dedicarsi a qualche articolo per Nature o Science? Forse perchè ha fiutato la notiziabilità della storia (e visto che è già nella top50 dei libri più venduti online ha davvero un fiuto da segugio più che da felino) e, sicuramente, perchè è riuscito ad intercettare una sensibilità comune che chiede alla medicina di riscoprire la sua dimensione umana, di empatia, di con-passione, che la porta a fermarsi a contemplare il mistero della nascita e della morte senza volere presuntuosamente affrontarle.

Ed ancora, come si spiega che tanti, voi inclusi, siano attratti ed incuriositi da un post su una vicenda, apparentemente, più pour parler che di contenuto? La risposta è proprio nello Spirito dell’epoca che stiamo vivendo all’insegna della  contraddizione, dell’ossimoro, della convivenza pacifica degli opposti. Se con l’Illuminismo ed il Positivismo la scienza e la magia o l’esoterismo erano incompatibili, oggi, come agli albori dell’umanità, tendono a convergere, a mischiarsi nella vita di tutti i giorni.

Si spiega così anche perchè il Giornale di Medicina del New England, la free-press o il giornaletto cronachistico di turno, nel 2007 ha dedicato un articolo alla “capacità divinatoria” del gatto, scritto, di nuovo dal dottor David Dosa.

Ma veniamo al potere del micetto cicciottello bianco e grigio che, aggirandosi per l’ospedale, si intrattiene esclusivamente con i pazienti in fin di vita. Un caso? Probabile, ma un caso che si ripete cinquanta volte… Comunque, anche qui a giocare è l’imprescindibile linea di confine tra il potere della scienza e ciò che va oltre (il mistero della vita, il tabù della morte) che non sono più antitetici, esclusivi.

A dare man forte alla storia sono i forti trend al recupero del passato, alla ricerca di una nuova spiritualità, gli stessi che spiegano il successo di Herry Potter, del Signore degli anelli, di Merlin… Il gatto è una figura importante in tutte le epoche e civiltà: adorato dagli antichi Egizi come emissario della dea Bastet, protettrice della salute, della fertilità, del sesso, della musica, della danza e delle gioie terrene, nel Medioevo era incarnazione del demonio e l’animale preferito nel quale si trasformavano le streghe, con le sue presunte sette vite è, in varie culture, un ricettacolo di superstizioni, credenze popolari, magie ed occultismo.

Per ciò la “capacità divinatoria” di Oscar è tanto seducente da indurvi a proseguire a leggere il post. Invero, molti animali hanno una sensibilità più sviluppata degli uomini e riescono a cogliere dei segnali che noi, per scarso allenamento sensoriale, abbiamo smesso di percepire o disimparato a decodificare. Molte delle doti di fachiri e veggenti (ovviamente non i millantatori) sono in tutti noi ma non sappiamo usarle, ne abbiamo perso la dimistichezza. È questione di allenamento…

Ritornando ad Oscar, è anche detto che senta l'”odore della morte”. Un altro punto fondamentale nel Wellthiness, è il polisensualismo, la sinestesia, l’esperienza che diventa più intensa, più ricca, non più esclusivamente legata alla ragione, alla logica, all’esprit geometrique, ma si dilata all’esprit de finesse, ad un mondo di sensazioni, di emozioni, di vissuti sino ad ora rimossi, inibiti, da una tradizione positivistico-razionalistica. Che odore ha la morte? È una sensazione culturalmente connotata o transculturale?

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate voipoi ne riparleremo. 

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2 Risposte to “Wellthiness: tra scienza e magia il gatto che in ospedale sente l’odore della morte”

  1. secondo me l’odore della morte è quello delle folate di vento gelido invernale che ti chiude la gola e non ti lascia respirare, perciò non ti fa più sentire gli odori che trasporta. per questo, secondo me, è una sensazione, una percezione che l’uomo d’oggi con la sua frenesia sta perdendo.

  2. Una risposta davvero molto poetica, che coglie perfettamente lo spirito del post. Ma che mi dà modo anche di riflettere su quanto sia soggettivo l’argomento.
    Mentre leggevo il tuo commento mi sarei aspettata di vedere scritto l’orribile tanfo della putrefazione o, magari, il marcio dei fiori che vengono buttati via dal cimitero…
    Personalmente, avrei detto che l'”odore” qui ricercato, è il profumo dei gigli che ci sono in chiesa o dell’incenso…
    Ovviamente le associazioni o le circuitazioni di idee che si creano sono del tutto soggettive ed è curioso vedere come lavorano insieme la nostra mente e il nostro inconscio…

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