Fashion week NY: bellezza, corpi-oggetto, magrezza, neo-maschilismo

Mentre top model sempre magrissime calcano e cadono sulle passerelle di New York, una nuova polemica imperversa su un presunto ritorno di una visione della donna come corpo-oggetto piuttosto che come individuo-persona.

 

A scatenare la polemica è stato l’accostamento dell’immagine di una top tutta vestita di bianco e di un cagnolino, agghindato in modo molto antropomorfo. Un gioco, poi ripreso in vari altri appuntamenti della settimana della moda autunno-inverno 2010 di New York.

Il tema non è nè nuovo nè originale, ma diventa delicato perchè ritorna a mettere in discussione il corpo della modella, le sue forme e l’deale di bellezza proposto alla società.

Inutile dire che il canone della magrezza, dell’esilità è sempre confermato dagli stiliti, dando man forte alla questione dell’anoressia, malgrado la gente reale sia sempre più alle prese anche con i problemi dell’obesità e della bulimia, da un lato, ed un pressante deiderio di autenticità, di genuinità, di semplicità non sempre riscontrati sulle passerelle.

Lo stesso spettacolarizzare i cani rendendoli antropomorfi e simili alle modelle tramite abiti, accessori… è un segno di non rispetto nè  della donna nè dell’animale (chissà perchè tutti gli ambientalisti ed animalisti si scandalizzano se per il prossimo autunno-inverno è previsto il ritorno in massa delle pellicce, ma nessuno dice niente dei cani oggetto sulle passerelle).

Alla vista dell’accostamento, si sono create due “scuole di pensiero” per interpretarlo.

Da un lato, la “somigianza” tra la modella ed il cane è stata salutata come simpatica stravaganza, come uno dei soliti, curiosi, scenografici eccessi del fashion.

Dall’altro, si è gridato allo scandalo, alla reificazione, l’oggettualizzazione del corpo copro femminile. A supportare il discorso è, tra l’altro, anche il rafforzamento del contro-trend al maschilismo, parimenti evidente nelle tendenze segnalate per il prossimo autunno-inverno.

Invero, il trend alla femmilizzazione, ormai mainstream, prosegue ad essere egemone nella società, ed il riemergere di una vena di sciovinismo rientra nelle tendenze di assestamento, di ricerca di sicurezza, di momentaneo rifuggire nel passato davanti all’ignoto del futuro, di incertezza tipica delle ere di transizione. 

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