L’ETA’ NON CI RENDE DI NUOVO BAMBINI, COME SI CREDE. SCOPRE SOLTANTO CHE SIAMO ANCORA VERI BAMBINI (Wolfgang Goethe)

Luogo comune nella nostra tradizione è associare l’infanzia alla vecchiaia, quasi a sancire che l’inizio e la fine dell’esistenza, l’Alfa e l’Omega davvero coincidano.

Un’idea che associa, assimilandole, l’apparente fragilità dell’essere umano appena nato,  gracile nella sua corporeità, indifeso nella sua ingenuità, debole nella sua mancanza di esperienza, all’altrettanto apparente inettitudine nella perdita di lucidità, mancanza di vigore fisico e di autosufficienza tipica della vecchiaia.

Apparenze perchè: quanto è irruente, forte, effervescente la vita nel suo primo vagito? E quanta tenacia ed energia nascosta si celano in chi ha sopportato e superato sofferenze ed avversità, dolori e prove? 

Invero, come sostiene Goehte, il discorso va impostato in altri termini. Il fanciullino che c’è in ognuno di noi, è lo spirito vibrante dell’esistenza, il luccicare della forza vitale che non si spengono fino all’ultimo respiro.

Scoprire che siamo, per tutta la vita “veri” bambini non ha nulla a che vedere con le varie sindromi di Peter Pan, nè entra in merito ad  inutili disquisizioni freudiane che hanno stravolto l’immagine tradizionale del bambini-angelo mostrandone gli impulsi edipici, nè si preoccupa delle gravi accuse di Rousseau contro la società assassina del piccolo, bon savage.

Riscoprire il bambino vero in noi vuol dire che resta in noi la capacità di meravigliarci davanti al mondo che ci circonda. Significa non perdere la fantasia che ci consente di vedere il magico multiverso dietro la grigia routine. Conservare anche nelle situazioni più difficili, nei momenti più duri, più tristi, più angoscianti, la stessa freschezza, semplicità che colorano il mondo infantile e che danno modo di sprigionare l’intrinseca luce di positività, l’incantata aurea di speranza che solo l’animo di un vero bambino riesce a cogliere ed a conservare.

Ed è proprio il vero bambino in noi che, nella nuova era, rinnega tutte le sovrastrutture della razionalità, della logica, della serietà, della pesantezza, per liberare la fantasia, per dare spazio alle emozioni, alle sensazioni, alla creatività…

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