PERCHE’ VOLER ESSERE QUALCOSA QUANDO SI PUO’ ESSERE QUALCUNO (Gustav Flaubert)

Sin da bambini, quante volte, ciascuno di noi si è sentito domandare o si è chiesto: che cosa fare da grande.

 

E quanti, causa la personalità, l’identità, l’appartenenza e l’esistenza multipla, propria della nostra era e la cosiddetta flessibilità, la precarietà endemica, l’incertezza diffusa, il terremoto della crisi ed il corrispondente tsunami economcio, benchè ormai adulti, non hanno ancora chiaro che cosa vogliono, possono o riescono a fare o ad essere.

Voler “essere qualcosa” significa pernsare a sè come ad un oggetto, ad una funzione, ad un ingranaggio nella macchina del mondo.

In una simile prospettiva, non riusciamo a pensarci, a darci un senso ed un significato se non in funzione dell’intero meccanismo. Un marchingegno formato da ingranaggi economici, politici, mosso da giochi di potere, di competizione, di aggressività che insegnano a non guardare in faccia niente e nessuno pur di riuscire ad affermarsi come qualcosa. “Qualcosa” è un oscuro intruglio proprio di potenza, opportunismo, cinismo, utilitarismo, egoismo, delirio di onnipotenza, arroganza… che si fondono rendendo l’In-dividuo un personaggio, nel senso etimologico della parola (personam era la maschera indossata dagli attori del teatro classico).

Ma conquistare il potere, sia esso sul posto di lavoro, nelle relazioni domestiche, nel gruppo di amici… significa essere qualcosa: essre un leader, essere un modello, essere uno al quale si doverbbe rispetto, timore, deferenza… per il semplice motivo che ha i soldi, che ha la forza, che ha il potere e la potenza.

Pensiamo alla fine di molti regimi dittatoriali.

Despoti che, dopo essere stati artefici del destino di nazioni e popoli, feroci, sanguinari, potenti, temutissimi, improvvisamente, si mostrano in tutta la loro miseria, in tutta la loro pochezza, in tutta la loro grettezza di esseri più da compatire che da condannare.

Un vecchio monito ricordava che “quanto più si è in alto, tanto più si fa rumore quando si cade”. E vengono subito in mente le immagini delle statue dei dittatori, somboli del loro “essere” che, dopo essere state osannate, venerate, rispettate, improvvisamente vengono abbattute, sbefeggiate, distrutte.

Perchè, dunque, come suggerisce il saggio Flaubert, voler essere qualcosa, quando si può essere qualcuno?

Perchè essere Qualcuno è più difficile che essere qualcosa.

Per riusciere ad essere qualcuno, dobbiamo imparare a conoscerci, lavorare molto su noi stessi, ammettere i nostri limiti e le nostre  debolezze, accettarli e, nel contempo, cercare di superarli trasformandoli in punti di forza. Per essere qualcuno dobbiamo credere in qualcosa, avere degli ideali e vivere nel loro nome. E la forza della coerenza, della passione, dell’entusiasmo dona uno speciale carisma, rende una persona un In-dividuo, unico, irripetibile, speciale.

Il suo carisma, che si misura nelle umili pieghe della modesta quotidianità come nelle grandi imprese extra-ordinarie, non è semplice potere economico, politico, religioso, culturale, sociale… è qualcosa di più…

Si tratta di un magnetismo, di una forza, di un’aura che è difficilissimo, se non impossibile, rubare, annientare, distruggere.

Essere qualcuno vuol dire avere un valore per un altro essere umano, vuol dire essere amati e saper amare, vuol dire con-dividere con le persone che ci circondano gioie e passioni, speranze e delusioni. Essere qualcuno non è riuscire a conquistare un titolo, un impero economico, un seggio al parlamento: è conquistare il cuore della gente, essere amato, benvoluto, ricordato con dedizione vera, sincera, disinteressata. 

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