E’ MEGLIO ACCENDERE UNA CANDELA CHE MALEDIRE L’OSCURITA’ (Madre Teresa)

L’atteggiamento che, per anni, ha contraddistinto la nostra società, ed, in parte, continua a riecheggiare come un cupo rumore di fondo, è ispirato ad una critica distruttiva, negativa, fine a se stessa.
Il pessimismo imperante, spesso mascherato da realismo, ha impedito, a lungo, l’emergere di un nuovo orizzonte, di un nuovo spirito capace di cogliere, anche nelle situazioni, apparentemente meno fauste, la scintilla indispensabile per trasformare il male, le violenze, i dolori, le tragedie in qualcosa di diametralmente opposto.
Solo così, la critica da mero atto contestatore ed inutile momento di gratuita aggressività o violenza, si trasforma in una pausa di riflessione, una messa tra parentesi della realtà per analizzarla e scovarne gli aspetti negativi sui quali intervenire ed i positivi da rafforzare.
Da semplice denuncia, verba volant, la critica si trasforma, dunque, in azione, in una realtà in grado di risolvere davvero il problema, la difficoltà precedentemente identificata e denunciata.
Maledire l’oscurtà senza cercarvi un rimedio, implica  una profonda incapacità di accettare e capire la situazione e la mancanza di volontà di mettersi in gioco, in prima persona, per risolvere il negativo in positivo. 
Maledendo le tenebre, non riportiamo in cielo il sole, anzi, finiamo acciecati di rabbia, di sconforto, di paura o, peggio ancora, di indifferenza, impedendoci anche di vedere e godere della fioca, magica luce delle stelle.
L’uomo dell’era del Wellthines, l’In-divisus Olisticus sta iniziando a sviluppare forti anticorpi contro l’oscurità, in senso anche metaforico, in cerca però, di una nuova luce, lontana dai precedenti neon dei lumi della ragione che l’hanno acciecato e trascinato nelle tenebre di una società immemore delle proprie radici ed incapace di crearsi un futuro.
La sua ricetta contro l’oscurità è una semplice, umile, modesta, candela, con la sua tremolante fiamma di fragili emozioni e calde sensazioni, con il suo inconfondibile aroma e scintillante crepitio, con la sua insospettata potenza vitale capace di trasformarsi in fuoco per scaldare i corpi ed i cuori, per cucinare e per muovere macchine, per esplorare i sentieri notturni e scacciare le fameliche fiere, per onorare Dio e fertilizzare la terra, per accendere la fede e testimoniare la speranza in una felicità, in una serenità, in un benessere, in una salute che è, nel contempo, una salvezza per l’al di qua e l’aldilà.  
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