Comunicazione shock contro l’alcool? Non funziona

Malgrado in UK, Australia, US, Canada, Sudafrica… continuino a ricorrervi in modo sistematico ed, altrettanto sistematicamente, non riescano a risolvere i problemi per i quali sono create, le campagne di comunicazione pubblica della salute basate sullo shock  non sono solo un fallimento ed uno spreco di soldi, ma, anzi, peggiorano la situazione.

A convincersene, questa volta, è un gruppo di accademici leader  che hanno partecipato al Noctis and NUS a Londra.

Esaminando gli studenti che bevono, hanno scoperto che le campagne contro l’alcool con messaggi più positivi sono anche i più efficaci dei fear arousing appeal.

Perciò, il loro cosiglio è in favore del ricorso a campagne che, richiamandosi al buon senso comune ed alle “convenzioni sociali”, riescano a colmare il gap tra la realtà e la sua visione deformata dei giovani, limitandosi a dire la verità.

In particolare, lo studio della Leeds University ha trovato che circa il 60%  degli studenti o beve entro i limiti settimanali o non beve affatto.

Sebbene, i comportamenti devianti, di bere in modo pericoloso e dannoso siano la minoranza, gli incidenti che coinvolgono studenti ubriachi sono molto ricordati e sembrano rafforzare il messaggio che gli studenti bevono in modo irresponsabile. 

E che cosa è più affascinante presso i giovani di compiere qualcosa di irresponsabile, di trasgressivo?

Paul Smith aggiunge che “dobbiamo smettere di accettare in modo miope che si dica che il binge drinking sia universale in UK, quando, invece, è solo una parte del problema”.

Nel caso del fumo, le ricerche hanno dimostrato che lo stress induce a fumare ancora di più chi ha già il vizio.

Le immagini di polmoni malati e simili avertimenti terrorizzanti sui pacchetti di sigarette, è risaputo che possano avere l’effetto opposto, come hanno provato molte campagne pubbliche.

Il direttore del THe Times, Daniel FInkelstein, a capo della sessione di studi, ha suggerito che l’approccio bassato sulle norme sociali è diventato sempre più popolare per via dell’interesse intellettuale genuino che racchiude.

Inoltre, è meno costoso da realizzare e, quindi, può risultare più interessante per le istituzioni governative che dovrebbero investire per realizzarlo. 

Concludendo, gli esimi accademici hanno dovuto ammettere che: “se vogliamo un cambiamento positivo, dobbiamo avere un messaggio positivo”

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3 Risposte to “Comunicazione shock contro l’alcool? Non funziona”

  1. maria grazia Says:

    Mi chiamo Maria Grazia e sto cercando del materiale per la mia tesi sull’opportunità delle campagne shock, potresti dirmi dov’è possibile trovare i dati e gli interventi che citi in questo post?
    grazie

  2. […] contro alle varie campagne di fear arousing (che suscitano il terrore per disincentivare la gente dal fumare), la subvertising contro le […]

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