FELICITA’ E BENESSERE NON SI COMPRANO, SI ACQUISTANO, SI ACQUISISCONO (Ada Cattaneo)

La cultura moderna ed, in parte, anche la breve esperienza postmoderna, hanno forgiato una mentalità mercificante e monetarizzante supportando l’idea di poter entrare in possesso di tutto scambiandolo con una cifra adeguata di soldi.

Così, consapevoli di non poter comprare la salute e la salvezza con il denaro, ci siamo abiutati a credere di potere almeno barattare con la ricchezza il benessere e la felicità.

E se, un vasto elenco di esempi tende a confermare una simile sviante ipotesi, un non meno ampio numero di casi depone a suo sfavore.

Pare quasi inutile ribadire, ancora una volta, che tutto nasce dal solito errore di confondere benessere e ben-avere e lo stordimento dell’euforia momentanea con la felicità profonda e vera.

Quindi, a nostre spese,  complice la crisi ed altri analoghi fenomeni concatenati, incluso il progressivo affermarsi di nuovi valori che strutturano la società che sta nascendo, stiamo sempre più convincendoci che, almeno entro certi limiti, benessere e felicità sono variabili indipendenti dal mercato.

E se è vero che non possiamo comperarli, possiamo/dobbiamo, però, acquistarli o, meglio, acquisirli.

In quanto dono e frutto dell’opera concomitante del nostro impegno, per raggiungerli, non basta la ricchezza materiale ed, anzi, proprio i soldi e quanto è in nostro possesso, non di rado, li inibisce, li offusca, li smorza, inducendoli a scomparire.

Non essendo materiali, mercificabili, non si possono barattare con denaro, oro, diamanti,… ma vanno, in parte meritati, conquistati con duro lavoro su noi stessi, sul nostro modo di essere nel mondo e di relazionarci con gli altri, in parte vanno accettati come un misterioso e prezioso regalo da Dio, dal destino, dalla natura…

Altra illusione è che, compiendo un’esperienza di benessere e di felicità reali, siamo tentati di pensare di possederli, di esserne propretari, invero, basta così poco per renderci conto che si tratti solo di una vana presunzione perchè nè l’uno nè l’altra sono in nostro potere.

Così, nell’era del Wellthiess, lo shift dalla cultura del possesso alla cultura dell’accesso, ampiamente descritto ed argomentato da sociologi come Rifkin, trova un puntuale riscontro anche nel complesso settore del Benessere, della Salute e della Felicità.

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