Crisi vs salute: ecco perchè è importante l’ottimismo.

I dati dell’Osservatorio sulla salute degli italiani sono neri? Finchè non iniziamo a “pensare positivo” non ne usciremo, parola di psicologi , filosofi e sociologi.

A rendere ancora più cupo lo scenario della crisi dell’anno scorso, è il quadro sanitario fosco tratteggiato dall’Osservasalute nel suo settimo rapporto.

Dai dati presentati, mentre a potersi permettere le spese del dentista è  il 39,7% degli italiani, la congiuntura negativa ha, impattato sulla spesa per il sorriso, costringendo a rinunciarvi, due su tre dei nostri connazionali. 

Ma, a detta dello studio, pare che anche la dieta abbia subito un pesante ridimensionamento. Ed, a saltare, sono stati  proprio i cibi più salutari, tipici del regime mediterraneo. Così, a mangiare le tanto auspicabile e promosse cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura è il 5,6% della popolazione nazionale.

Giudicare quanto sia davvero colpa della crisi e quanto, più semplicemente, di abitudini e stili di vita difficili da sradicare è un’altra questione.

Consta, tuttavia, che tali comportamenti contribuiscono ad incrementare il numero di persone affette da obesità sia perchè solo uno su cinque pratica sport in modo regolare, così uno su tre è sovrappeso, sia perchè, al posto di frutta e verdura, vengono consumati, pasta, pane, carboidrati e dolci. Cibi che, non a caso, hanno, più o meno accentuati effetti euforizzanti.

Ma anche ciò non è sufficiente a sconfiggere l’umore nero che aleggia nel Paese e pervade, anche grazie ad un clima politico, sociale, economico, non roseo, le esistenze personali.

Da qui, una persona su tre ricorre anche a psicofarmaci ed antidepressivi. Il dato è preoccupante in quanto registra una crescita del 30% dal 2000 al 2008.

Proseguendo nel viaggio all’interno della salute italiana, un altro aspetto sottolineato dalla ricerca è il divario territoriale. Mentre a Nord si presta più attenzione alla dieta, alle attività motorie, alla prevenzione, al Sud, dove tutto ciò non accade, è maggiore il numero di fattori di rischio dell’insorgere di tumori e malattie cardiovascolari.

 Infine, se il 70% di chi abita in Trentino Alto Adige è soddisfatto della sanità, in Calabria lo è solo il 14%, in Sicilia il 21,6% ed in Campagna il 23%.

Walter Ricciardi dell’Osservatorio chiosa i dati sostenendo che “Le premesse per il futuro non sono rosee perchè all’aggravarsi dei fattori di rischio non fa fronte nè un’adeguata strategia preventiva, nè una diagnosi precoce e pronta risposta terapeutica da parte delle Regioni più in difficoltà”

Ad uno sguardo d’insieme, i segnali lanciati, indirettamente dagli italiani possono essere letti sia in modo depressivo, pessimista, passivo, come una situazione dalla quale è disperante, è utopico auspicare di uscire, perlomeno a breve. Un atteggiamento che previene la possibilità di reagire per cercare di venirne fuori al più presto e nel migliore dei modi, come suggerisce, invece una posizione più lungimirante ed ottimistica.

Guardare al periodo attuale come una fase di transizione, di incubazione dalla quale sta già germogliando la nuova era del Wellthiness, anzichè come l’orlo del baratro sul nulla, ha, indubbiamente, un peso positivo. Tra le conseguenze virtuose di un pizzico di ottimismo in più, non mancano:

  • il contributo alla riduzione del malumore e della depressione, quindi al ricorso a psicofarmaci,  
  • il supporto alla diffusione di una maggiore attenzione e cura nei confronti della propria salute personale favorendo la prevenzione,
  • l’intrinseca grinta indispensabile ad affrontare le situazioni negative, compresa la sofferenza e la malattia, in modo più propositivo;
  • la possibilità di non fermarsi alle contraddizioni ed ambivalenze del presente mettendole in una debita prospettiva che aiuta ad interpretarle e risolvere in modo meno miope ed inadeguato.
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