TBC in Italia: rose e fantasmi di untori, immigrati e pochi soldi

In occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi, l’attuale scenario italiano di diffusione della malattia, è un giardino di rose dove alle soddisfazioni rispetto alla situazione di altri stati, si affiancano  nuovi e vecchi fantasmi, che vanno attentamente considerati.

In primo luogo, a livello di comunicazione, manca una vera e propria campagna istituzionale, il che dà adito ad interpretazioni non sempre e non molto rassicuranti . Così, senza indugiare in inutili allarmismi, va registrato che ci sono 12 nuovi casi di TBC al giorno in Italia e la metà sono immigrati poveri.

Che conseguenze ha un simile spaccato?

Partiamo dall’inizio.

Stando ai dati 2008 appena pubblicati dal Ministero della Salute, il quadro italiano della diffusione della malattia , negli ultimi cinquanta anni avrebbe registrato un significativo calo passando dai 12.247 casi, nel 1955, ai 4.418 odierni.

Il rapporto è, dunque, di 7,4 infetti su 100.000 abitanti, di contro ai 25,7 di mezzo secolo fa.

Il Rapporto osserva, inoltre, che “l’Italia è considerata tra i Paesi a bassa prevalenza di tubercolosi (incidenza inferiore a 10 casi ogni 100.000 abitanti) per i quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità non fornisce assistenza prioritaria nella lotta contro questa malattia”.

Nel 2009 sono state registrate epidemie di TBC nelle scuole di Sassari, Roma, Milano, Palermo, Ancona, Parma.  

La più vasta epidemia di TBC degli ultimi 20 anni nel nostro Paese, è stata registrata, nel 2008 in una scuola in provincia di Fermo (Marche) con 30 bambini con TBC attiva e 30 latente.

La Repubblica di ieri, affrontando il problema, non mancava di notare: “l'”untore”? una bidella italiana alla quale non era stata per mesi diagnosticata la malattia”

La sottolineatura mostra alcuni aspetti fondamentali della TBC e del suo vissuto attuale:

  • nell’immaginario collettivo, il termine “untore”, di manzoniana memoria, evoca lo spettro di un flagello terribile,  un dramma che dal passato resuscita, spietato come la peste;
  • un altro spunto è il fatto che il 90% delle persone infette dal Mycobatterium ha un’infezione di TBC latente che, nel 10% dei casi si sviluppa in TBC attivo;  
  • il terzo aspetto introduce i timori per l’aumento di nuovi ceppi resistenti ai farmaci, provenienti dall’Est Europa. 

Ma chi sono  le persone più a rischio?

Malgrado sia in calo, la fascia più coplita resta ancora la popolazione  anziana (14 casi su 100.000 di over 65 nel 1999, diventati 8 nel 2008).

Cresce, invece, in modo significativo, la diffusione tra i giovani (15-24 anni) con 9 casi su 100.000 persone.

Ma la situazione più delicata è presso gli immigrati che rappresentano il 36% dei casi conclamati.

Così, mentre, ogni anno, in Italia, registriamo 500 decessi per TBC, ed il 56% dei malati è autoctono, la percentuale degli immigrati sta aumentando rapidamente. Ed, a preoccupare, è, soprattutto, la resistenza ai farmaci: l’Istituto Superiore di Sanità con la sua rete di laboratori segnala il 2,7% di casi (più alta negli immigrati), in aumento.

A rendere la situazione ancora più delicata è la scarsità di fondi e la mancanza di un loro efficace coordinamento, a detta di una ricerca compiuta da Medici senza Frontiere e Cergas Bocconi.

2 Risposte to “TBC in Italia: rose e fantasmi di untori, immigrati e pochi soldi”

  1. Susanna Says:

    Ho appena terminato la lettura di un saggio sull’immigrazione e grazie agli scritti nel tuo blog mi sono sorte delle domande per le quali cerco risposta: Benessere, Salute e Felicità che valore hanno per gli immigrati in Italia oggi (distinguendo quelli clandestini da quelli non). E soprattutto la mia, la tua ricerca di Benessere, Salute e Felicità si distingue dalla loro, in che modo?

    • Benvenuta anche a te, Susanna. Trovo molto interessante e stimolante il tuo commento. Ed anzi, a dire il vero, la prima parte del libro Wellthiness, dedicata allo studio del concetto di malattia, salute, felicità, sofferenza, dolore, salvezza, nella Bibbia, nel Cristianesimo, nell’Isalm, nel Buddismo e nello Zen, nel Taoismo, Induismo, Ayurveda fino alla New Age, è nata proprio dal desiderio di capire meglio le altre culture.
      In parallelo, l’esperienza al San Raffaele, il contatto con i medici per cercare di capire come ottimizzare le dinamiche comunicative all’interno dei vari reparti dell’ospedale (in particoalre la pediatria e l’ostetricia) mi ha dato modo di toccare con mano, l’influsso delle diverse culture nel modo di vivere ed affrontare le varie esperienze che finiscono sotto il generico ombrello della “salute” o del “benessere”.
      Potrebbe essere molto interessante sentire direttamente qualche testimonianza di altre culture… quindi mi appello alla nostra piccola community del Wellthiness, se ci fosse qualcuno che ha delle esperienze da condividere, è ben accetto…

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