AVERE COSCIENZA DELLE PROPRIE COLPE E’ IL PRIMO PASSO VERSO LA SALVEZZA (Epicuro)

Per commentare la sentenza di Epicuro va precisato, in primo luogo, che sarebbe troppo facile cadere nei luoghi comuni sull’epicureismo tramandatici da una lettura molto approssimativa e superficiale che lo dipinge come una filosofia di dissipazione, che inneggia al piacere fine a se stesso, all’edonismo, all’erotismo, alla perversione, al materialismo, al qui ed ora.

Invero l’epicureismo era ben altro, ma non è qui il luogo per disquisizioni filosofiche. Ciò che ci interessa è, come sempre, lo spunto per articolare qualche pensiero.

In primis “avere coscienza” non è poi così semplice come potrebbe apparire.

L’In-divisus dell’era appena iniziata ha, potenzialmente, un livello di coscienza superiore rispetto ai predecessori.

Il contributo delle  nuove tecnologie, dei nuovi mezzi e forme di comunicazione, a partire da Internet ed il 2.0, che consentono a ciascuno di accedere, in tempo reale, a quantitativi di informazioni e di conoscenze sino a pochi anni fa impensabili.

La sua coscienza-consapevolezza è anche imputabile ad un ruolo più attivo e partecipativo nella propria vita, ai crescenti livelli di responsabilità che egli sente di avere nei confronti di se stesso e degli altri.

Mi si potrebbe contestare che, anche solo passeggiando per la strada, le prove di irresponsabilità sembrano superiori alle evidenze di responsabilità invero, se guardiamo nella nostra vita di tutti i giorni ci rendiamo conto che non sia così.

Volenti o nolenti, siamo costretti a comipere la raccolta differenziata, ad acquistare elettrodomestici eco-friendly, se non per sensibilità verso l’ambiente,  per risparmiare in bollette, se abbiamo bambini piccoli e siamo preoccupati per la loro salute non è da escludere che acquistiamo cibi biologici, medicine omeopatiche…

Assommando tutte le piccole tesserine, il mosaico che otteniamo è di una crescente sensibilità e responsabilità.

Avere coscienza di sè, dei propri limiti, dei propri doveri, delle proprie debolezze, delle proprie colpe, dei propri peccati è il primo passo per cercare di porvi rimedio.

In molti comportamenti non salubri, in molte malattie fisiche, psicologiche, relazionali, sociali, spirituali, uno degli aspetti che impedisce il loro superamento è proprio la non coscienza, la non consapevolezza di quale sia la realtà dei fatti ossia una loro visione distorta.

I percorsi di riabilitazione di varie patologie (dall’alcolismo all’anoressia, dalla depressione all’obesità…)  hanno proprio come livello zero di qualsiasi intervento il fatto che il soggetto malato si renda conto di esserlo.

In linea di principio non sembrerebbe difficile ma, invero, si tratta di un passaggio estremamente delicato.

Un passo molto difficile da compiere perchè possono intervenire ed innescarsi molti meccanismi psicologici, inconsci, relazionali, emotivi,… di difesa che si frappongono proprio a compiere il primo passo verso la salvezza, intesa in tutti i vari sensi del termine.

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