Come proteggersi da un’apocalisse?

Dai costanti moniti dei catastrofisti alle spettacolari catastrofi cinematografiche, da Nostradamus e varie profezie alla cronaca quotidiana con tanto di Vulcano Islandese e nuove tensioni in Medio Oriente, tutto “giustifica” l’innescarsi di un nuovo clima di tensione psicologica e di ansia da apocalisse.

Così, in US, dove le tensioni si trasformano subito in soldi tintinnanti, è stata rispolverata una vecchia idea dal periodo della Guerra Fredda, per offrire agli spauriti uomini una via di scampo ad un’eventuale catastrofe imminente.

Così un businessman americano ha riesumato l’idea del bunker come l’unica via di salvezza.

“Se è vero che non puoi predire le catastrofi, puoi prepararti” ha commentato il website Vivos che pensa di vendere 4.000 posti in 20 postazioni antinucleari in US.

Il costo per essere ammessi è di 50.000 dollari ed i bambini pagano la metà. Per gli animali l’accoglienza è gratis.

“Prima o poi qualche cosa finirà per indurci a cercare un rifugio di questo tipo” spiega il proprietario della Vivos, Robert Vicino. “I pericoli sono tutti attorno a noi”

Il suo progetto di business è semplicemente un’offerta di un’opzione pratica: “Noi non promuoviamo la paura o il terrore, forniamo una soluzione, almeno una soluzione plausibile”

Il sito web dell’azienda simula un cowntdown rispetto all’apocalisse predetta da Nostradamus e dal calendario Maya per il 21 dicembre 2012.

Ed anche se il mondo non crede alle profezie, Vivos sta registrando una miriade di altri scenari da proporre ai clienti: terrorismo nucleare, eruzioni vulcaniche, lo spostamento dei poli magnetici, tsunami globali, attacchi chimici o batteriologici…

Così, Vicino prosegue: “qui la questione va ben oltre il 2012: qualcosa può accadere domani o tra venti anni”

Ciò che più lo terrorizza è un disastro americano: l’anarchia sociale ed economica.

Secondo l’imprenditore, “Malgrado i potenziali pericoli naturali ed artificiali, solo i capi di governo hanno la possibilità di mettersi in salvo”.

“Il governo ha una soluzione e loro sono preparati per almeno dieci anni o quasi, un enorme rifugio sotterraneo è già pronto per i politici e le elite. Ma se tu non hai nessun legame con loro, non potrai mai entrare.”

Una parte dei bunker in vendita include rifugi del periodo delle Guerra Fredda ristrutturati.

I bunker sono predisposti per supportare condizioni atmosferiche esterne fino a 700° e venti a 700 Km/h, 500 ore di uragani o una scossa di terremoto superiore al 10 grado della scala Richter.

L’azienda, inoltre, assicura che i  bunker sono attrezzati con un ampio guardaroba di abiti di tutte le taglie e con attrezzi per l’esercizio fisico.

“In qualità di co-proprietario di uno dei rifugi Vivos, tu devi solo riuscire ad arrivarci. A tutto il resto ci pensiamo noi: cibo, acqua, medicine, strumenti per la comunicazione, misure di sicurezza, così come arredamenti estremamente confortevoli”, promette il sito web.

Il primo rifugio, situato nel deserto della California, vicino a Barstow, sarà pronto in settembre.

E Vicino dice di avere già ricevuto centinaia di richieste, anche dall’Europa.

Ma avere i mezzi finanziari per poterselo permettere non è sufficiente per riuscire ad ottenere un posto. Vicino dice che la sua azienda sta cercando un range di background e di capacità che possa assicurare la creazione di comunità auto-sufficienti.

“Vogliamo un po’ di tutto qui, come sull’arca di Noè, perchè possano assistersi reciprocamente.”

E per assicurare l’ordine, non dovrebbe esserci problema, in quanto più di un terzo delle domande viene da persone che lavorano nella polizia ed in aziende di sicurezza privata o nell’esercito US.

“Ho ricevuto una telefonata ieri da un membro del servizio speciale delle forze in Afganistan che voleva prenotarsi. Era entusiasta della nostra idea”

Il fatto curioso è che, malgrado Vicino abbia avuto un’idea, a sua detta, tanto entusiasmante ed apprezzata,  egli stesso non ha ancora riservato un posto per sè ed ha commentato: “non so se posso permettermelo!”

Guardata dall’esterno la situazione offre molti segnali interessanti sui quali riflettere.

In prima linea c’è la questione del catastrofismo, tanto in voga, grazie al pessimismo e nichilismo postmoderni ed alle più o meno effettive e drammatiche minacce che incombono sul mondo di oggi.

Il gusto sadico e macabro di evocare il terrore, di indugiare negli aspetti più angoscianti ed inquietanti, finiscono per innescare meccanismi di profezia auto-avverantesi ossia che la gente inizia a crederci veramente e si comporta come se fossimo sull’orlo del baratro, con tutti gli aspetti negativi psicologici, relazionali, economici, politici, culturali correlati.

Vi  è poi il discorso sull’esigenza di sicurezza, uno dei grandi valori che tagliano trasversalmente il globo, oggettivandosi nelle più varie forme che spaziano dal terrorismo alle catastrofi naturali, dalle epidemie alle crisi economiche, dalle guerre alle profezie che, non mancano, di incantare con il loro fascino e potere occulto migliaia di persone.

Un  terzo spunto riguarda il chi salvare? L’accenno alla “discriminazione” tra politici ed elite, da un lato, ed il resto della popolazione dall’altro, mette ancora una volta sul piatto l’eterno dilemma del chi è degno di essere salvato.

Inutile dire che il metro è sempre la ricchezza o lo status.

Ed, anche se, il proprietario dei rifugi, invoca l’intento di creare comunità miste come l’arca di Noè, di fatto anche i suoi clienti saranno un’ulteriore elite.

Interessante è poi anche l’ipotetico intento di  ricreare comunità eterogenee, anche se, sicuramente, mancherà, al loro interno, tutta la fascia di chi non può permetterselo.

Il legame con la Guerra Fredda, lascia intendere che gli US stanno vivendo un momento analogo di tensione, di frustrazione, di crisi di valori che nemmeno il nuovo presidente riesce ad estirpare completamente con le sue riforme ed innovazioni.

Inoltre, è quasi paradossale l’ingenuità dell’offerta. Senza pensare agli europei che, a quanto sostenuto dal promotore, avrebbero prenotano un posto in US, l’annuncio del sito è veritiero quando dice che  l’unico problema per i co-proprietari è, in caso di necessità, di riuscire ad arrivare al loro bunker.

Anche l’aspetto del comfort è molto interessante perchè viene enfatizzato in modo quasi grottesco: a che cosa servono le tecnologie di comunicazione, magari anche telefonini, tv, radio e simili se non ci saranno più le stazioni radio, televisive,…? Anche qui viene intercettato un altro grande valore emergente: il bisogno di comunicare, di relazionarsi, di sentirsi parte di un network…

Da qui anche il tema della socializzazione. L’immaginario collettivo e la letteratura sono costellati da esempi di comunità di sopravvissuti che ricreano nuove forme di socializzazione e vita.

E, l’accenno a Noè, l’archetipo del sopravvissuto alla catastrofe maggiore dell’antichità, crea, indirettamente, anche l’associazione implicita tra le tragedie che minacciano la terra ed una qualche punizione divina.

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Una Risposta to “Come proteggersi da un’apocalisse?”

  1. […] tema di un bunker per i potenti della Terra non è nuovo né l’ultima volta a comparire, basta pensare al business realizzato da un altro […]

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