Indovina un po’ chi ha miliardi di azioni nel fast food?

Una polemica al vetriolo si sta diffondendo al di qua ed al di là dell’Oceano ed è tanto più grave in quanto va ad intaccare due temi chiave nel Wellthiness: la stessa salute-benessere-felicità degli In-dividui e la responsabilità sociale delle aziende, quindi il delicatissimo discorso dell’etica e della trasparenza, che possono trasformarsi in un pericolosissimo boomerang per le aziende.

La domanda è provocatoria e la risposta è inquietante, anche se abbastanza prevedibile: i maggiori azionisti dei fast-food non sono niente meno che le aziende di assicurazioni sulla vita e la salute.

Un recente studio di Harvard ha minuziosamente illustrato quali assicurazioni sulla salute e la vita sono investitori nell’industria del fast food.

La cifra in campo è di 2 miliardi di dollari. I ricercatori hanno dimostrato che il consumo di fast food è direttamente legato all’obesità ed alle malattie cardiovascolari, due delle principali cause di morte, ed uno da fattori determinanti nel cattivo stato di salute dei bambini.

La questione è infuocata in US per via della legge appena approvata che vedrà una copertura assicurativa, da parte di agenzie private, molto più ampia per gli americani e costringerà più di 200.000 ristoranti in catena e fast food a mettere chiaramente sui menu il conteggio delle calorie.

La querelle sta ormai assumendo un livello significativo al di là dell’Oceano. L’American Journal of Public Health rende noto che le assicurazioni statunitensi, canadesi ed europee hanno almeno 1.88 miliardi di dollari di investimenti nelle aziende di fast-food.

Arun Mohan, autore dello studio, argomenta che “questi dati fanno sorgere non poche domande sugli interessi delle assicurazioni private che vedono così aprirsi molti nuovi mercati nella spesa pubblica.

Nell’elenco dei grandi azionisti dei fast-food compaiono nomi di colossi  come, in USA, la Prudential Financial, la Northwestern Mutual e  la Massachussetts Mutual Life Insurance Company, ed, in Europa, la ING.

La Northwest e la Mutual Massachussetts Life Insurance offrono assicurazioni sulla vita, sulle disabilità e sulle cure a lungo periodo. La Prima ha 422.2 milioni di dollari di azioni in fast-food, dei quali 318,9 milioni in McDonald’s. Mass Mutual ha 366.5 milioni di dollari di azioni nel fast food dei quali 267,2 in McD’s.

Passando al Vecchio Continente, le accuse dei ricercatori non sono meno pesanti. L’olandese ING ha un totale di 406,1 milioni di azioni in fast-food, inclusi 311 milioni in McD’s e 82,1 nei brand collega ti a Yum! (Pizza Hut, KFC, Taco Bell).

“I nostri dati illustrano come l’industria assicurativa cerca di trarre profitti da tutto” argomenta Wesley Boyd, uno degli autori dell’indagine. “Per loro, la salute ed il rispetto della gente sono marginali quando si parla di fare soldi.”

Mohan, Boyd ed il loro team di ricercatori, della Cambridge Health Alliance e Harvard Medical School, hanno eseguito lo studio prendendo i dati da Icarus, un database di proprietà delle industrie, delle banche e delle assicurazioni. Inoltre hanno preso i dati sulla capitalizzazione del mercato da Yahoo!Finance.

Chiosando ancora i risultati, gli studiosi hanno aggiunto: “La nuova legge espanderà di molto il potere delle assicurazioni. Il Canada e l’UK stanno, a loro volta, pensando di privatizzare ulteriormente le assicurazioni per la salute. Il nostro articolo vuole far luce sulle incoerenze tra la massimizzazione dei profitti e il bene pubblico. Se le assicurazioni stanno per assumere un ruolo più importante nella sanità dovrebbero anche dimostrare di avere una maggiore responsabilità sociale”

Molti dei ricercatori coinvolti nella denuncia degli interessi delle assicurazioni nel fast-food, tutti affiliati al Physicians for a National Health Program, si sono già prodigati, in precedenza, in una campagna per denunciare le collusioni delle assicurazioni nel settore del tabacco.

E concludono che poichè le assicurazioni private non-profit hanno ripetutamente investito nella salute pubblica, i lettori in US, Canada ed Europa dovrebbero essere consapevoli di come le stesse aziende stanno anche muovendosi nel creare le condizioni di non salute dalle quali trarranno, poi profitto. (Fonte: Eurekelert TAN)

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