Sesso: medicalizzazione e salutismo non sono Wellthiness

Il sesso è un ottimo esercizio fisico, riduce notevolmente il pericolo di infarto e di tumore alla prostata negli uomini, consente alle donne di sviluppare l’olfatto ed è anche una panacea contro l’influenza. Vero, verissimo: è dimostrato scientificamente.

Qualche settimana addietro, avevamo ipotizzato insieme una qualche presenza di un approccio piuttosto man-oriented nella scelta dei temi da indagare da parte degli scienziati. Una scelta, non di rado, supportata da una comunicazione che tende sempre più a dare spazio alle tematiche sessuali maschili a discapito delle femminili.

Ammesso tutto ciò, è, però, altrettanto importante, e cruciale nella definizione del Wellthines, che ci poniamo un’altra domanda: Quale è il filo conduttore di tutto ciò, oltre al gesto sessuale in sé?

La risposta è abbastanza semplice: il fil rouge è il fatto che il rapporto sessuale viene reinterpretato, viene privato di tutta la sua magia, dei sentimenti, delle emozioni che lo circondano e viene medicalizzato o dipinto in termini salutistici.

Il caso del sesso-salutare è un chiaro esempio dei meccanismi della medicalizzazione e del salutismo ossia:

da un lato, si tende a patologizzare tutto, a vedere ovunque malattie, anche in aspetti della normalissima vita quotidiana che, in vero, non hanno nulla di patologico (l’anzianità, la gravidanza…)

dall’altro c’è la tendenza a considerare tutto in una prospettiva salutista svuotando del loro significato originario azioni, gesti pratiche… per vederli solo in funzione dalla salute, del benessere ed, in ultima istanza, di una qualche felicità.

In un simile quadro il sesso diventa pura attività fisica, come correre o nuotare e perde tutte le connotazioni emotive, esperienziali, relazionali che lo contraddistinguono…

Anche solo rimanendo sul mero piano fisico, la prospettiva della medicalizzazione e del salutismo è profondamente diversa rispetto al Wellthiness.

I primi due cambiano il significato al rapporto sessuale. Ne alterano il senso originario e la finalità.

Nella loro prospettiva, perde la connotazione di momento della riproduzione, di gesto che consente la conservazione della specie, il tramandare al futuro il patrimonio genetico…

Lo scopo non è più la prole, ma nemmeno il piacere, spesso di entrambi i partner. L’obiettivo è molto più ego-riferito: è il mantenimento della salute personale.

Inoltre, simili approcci possono rientrare nella sfera del Wellthiness in quanto lobotomizzano, frantumano l’esperienza sessuale, la mutilano rinnegandone la profonda essenza olistica che la connota.

Il sesso nel Wellthiness viene profondamente contaminato dal trend alla femminilizzazione.

Così si rivalutano tutte le dimensioni più vicine alla psicologia sessuale femminile con il recupero dell’importanza dei preliminari, del corteggiamento, che, ovviamente, assumono forme e strumenti diversi dal passato. E qui assumono, un ruolo importante anche le nuove tecnologie che, però, si presentano come un supporto, un sostegno, non un’alternativa. Il ciber-sex è miseramente fallito, non solo perché mancava la componente fisica, eventualmente rimpiazzabile con qualche tipo di stimolatore, ma perché deprivanto di tutte le altre componenti dell’esperienza. Manca il profumo dell’altro, manca il calore del corpo e della pelle, manca l’erotismo degli sguardi e delle vibrazioni dei corpi, manca l’energia vitale…

In un certo senso, potrebbe, forse, tratte più vantaggi il sesso-salutista e medicalizzato dal ciber-sex, anche se è vero, che, in ultima istanza, anche i medici, riconoscono che la dimensione relazionale ha un qualche peso.

Infine, il sesso nel Wellthiness è una fusione di esperienze multi emozionali e polisensoriali, è relazione, pensiero, poesia, sogno, fantasia, musica, batticuore, tenerezza, desiderio… e molto molto altro.

È un’alchimia di fattori che diventano tanto benessere fisico, emotivo, psicologico, relazionale, spirituale, quanto salute, e perciò anche felicità… ma una felicità autentica, profonda, vera…

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