Attenzione a chi chiude gli occhi: la sua mente è in un trip

La conoscenza ed il riconoscimento dei segnali che provengono dalla comunicazione non verbale, possono essere di aiuto per capire se i nostri interlocutori ci stanno seguendo e come, eventualmente, modificare la relazione in base alle loro reazioni.

 Si tratta di una raffinata arte, perlopiù appresa direttamente ed istintivamente relazionandoci con gli altri, ma che viene anche scientificamente analizzata. 

Un nuovo studio, a tale proposito, ha scoperto che, quando sogniamo ad occhi aperti o la nostra mente vaga nei suoi pensieri, tendiamo a chiudere gli occhi più di frequente.

Daniel Smilek, esperto di scienze neuro-cognitive dell’università di Waterloo, si occupa di come la gente presta attenzione o meno.

Nel suo ultimo lavoro ha tratto ispirazione dalle ricerche sul cervello nelle quali si sostiene che, quando la mente vaga, le parti del cervello deputate ad elaborare i dati provenienti dall’esterno sono meno attive.

“Ed abbiamo pensato, ok, se è davvero così, potremmo vedere che il nostro corpo fa qualcosa per evitare che il nostro cervello riceva queste informazioni dall’esterno” spiega Smilek. “E la cosa più semplice che succede è che iniziamo a chiudere gli occhi più spesso”

Così, Smilek ed i suoi colleghi, Jonathan Carrie ed Allan Cheyne, hanno iniziato a studiare quanto la gente sbatta gli occhi mentre la sua mente è assorta nei propri pensieri.

Hanno preso quindici volontari chiedendo loro di leggere un passaggio di un libro su un computer. Mentre leggevano un sensore ha tracciato il movimento dei loro occhi, incluso quante volte venivano chiusi e quale parola stavano guardando.

In certi momenti casuali, il computer faceva un rumore e i partecipanti all’esperimento dovevano dire se erano attenti a quanto stavano leggendo o se la loro mente stava vagando in altri pensieri, inclusa anche la possibilità che stesse ripensando a quanto letto in precedenza.

Il risultato dell’analisi pubblicata sul Psychological Science, un giornale dell’Association for Psychological Science, è, dunque, che quando pensiamo ad altro, tendiamo a chiudere più spesso gli occhi di quando la nostra mente è attenta ed impegnata in qualcosa. 

“Quello che abbiamo capito è che quando la nostra mente inizia a vagare, a porre uno sbarramento alle informazioni sensoriali in entrata, quindi chiudiamo gli occhi più di frequente così che il nostro cervello riceva meno informazioni” conclude Smilek.

Il risultato può esserci utile come segnale di comunicazione non verbale, in quanto ci può aiutare a capire se i nostri interlocutori ci stanno seguendo davvero o se stanno pensando ad altro.

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