Il lavaggio del cervello, l’In-divisus, il segreto del terrorismo nell’era del Wellthiness

Una minaccia per il Wellthiness e le sue componenti di benessere, salute e felicità  umana, in quanto ne è  l’opposto, è il terrorismo.

Un fenomeno che molti descrivono come un’escalation,  una  specie di  pandemia, diffondendo morte e distruzione che espandono i loro tentacoli nel mondo.

Senza lasciarsi catturare da scenari truculenti o che indugiano, con un certo masochismo, nel celebrare l’orrore del terrore e del terrorismo, è interessante vedere come, alla base di tale fenomeno, ci sia una visione distorta dell’In-divisus, il grande protagonista della nuova era dell’Xpannow (Experience, Pan, Now) e come, le stesse tecniche utilizzate per il lavaggio del cervello e la manipolazione dei soggetti reclutati per gli attacchi, stiano sintonizzandosi proprio sul riconoscimento dell’Individuo nella sua unicità.

L’immagine evocata nell’incipit è il contesto che molti descrivono per parlare del terrorismo non solo fisico ma anche, e soprattutto, psicologico il che aleggia dall’attacco dell’11 settembre, passando per Londra, Mumbai, Madrid… per giungere sino al recente, nuovo caso, sventato a New York.

L’elenco degli attacchi riusciti e fermati in diverse parti del mondo si allunga di giorno in giorno e paralizza, temporaneamente, nazioni mettendo in pericolo la vita e la salute della gente e coinvolgendo i servizi sanitari in situazioni estreme.

Fai Shahzad è il cittadino statunitense di origini pakistane, con cinque accuse di terrorismo sulla testa, una delle quali per possesso di armi di distruzione di massa, che ha confessato di avere impiantato la bomba di Time Square, ricevendo esplosivo dal Pakistan.

Mentre molti discutono sul ruolo del Pakistan nella formazione e nel training dei terroristi, emerge anche la questione che la maggior parte di chi si presta a compiere gli attacchi sono giovani che hanno subito il lavaggio del cervello per portare a compimenti crimini terribili in nome della religione, della razza, dell’ideologia, della nazionalità.

L’uso del lavaggio del cervello e delle tecniche di controllo della mente per un reclutamento non etico e la programmazione di esseri umani per eseguire attività anti-sociali e distruttive è la pratica convenzionale nel terrorismo.

Il termine lavaggio del cervello è stato utilizzato per la prima volta nel 1950 dal giornalista statunitense Edward Hunter che aveva studiato in modo approfondito il lavaggio del cervello cinese nel corso della guerra in Corea.

Il lavaggio del cervello o il controllo delle menti si avvale di un’ampia gamma di tecniche psicologiche per mettere sotto pressione la mete della gente e costringerla ad accettare un nuovo modo di pensare e di agire.

I metodi tradizionali di lavaggio del cervello includono torture fisiche, indottrinamento forzato ed altre tecniche forzose che irrompono nella mente dell’uomo e la manipolano per  portarla a ragionare in modo anomalo.

Le tecniche più moderne si avvalgono di approcci più “soft” per manipolare la mente di giovani universitari occidentali, sui quali le torture non avrebbero effetto.

Kathleen Taylor, neuroscienziata e psicologa, spiega che chi compie il lavaggio del cervello si basa sul fatto che il nostro Sè è mutevole, quindi le persone che subiscono il lavaggio del cervello adottano percorsi mentali che li rendono incapaci di ripensare alle situazioni e di riconoscere questi stessi percorsi in periodi successivi.

Il lavaggio del cervello funziona meglio sui giovani e ciò spiega perchè la maggior parte dei terroristi suicidi sono di venti o trenta anni.

Le tecniche più recenti di lavaggio del cervello vanno dallo sfidare il sistema delle credenze individuali all’insinuare dubbi, dall’isolare l’individuo alla diffusione di materiale propagandistico con il controllo dell’accesso all’informazione da parte del singolo soggetto. Un simile approccio si è dimostrato estremamente efficace, considerando il crescente numero di adepti ai vari gruppi terroristici.

Si tratta di una situazione di devianza nei confronti del discorso dell’In-divisus, compiuto dal Wellthiness, e che lo vede come protagonista della nuova era. Il terrorista, non viene più reclutato e pensato come un soggetto debole, amorfo, massificato, anzi, viene scelte proprio per il suo essere un In-dividuo unico e, le tecniche di manipolazione, giocano proprio sugli elementi che esaltano l’individualismo (più che l’individualità): la sfida, l’auto-celebrazione, il protagonismo,…

Gli atti di terrorismo vanno contro tutte le leggi che governano lo sviluppo umano, che promuovono l’empatia, la società, affermando la logica della violenza, del massacro, dell’odio, della morte e mettono in scacco la vita normale, minacciano la salute, la felicità ed il benessere: sono diametralmente opposti al naturale Wellthiness ricercato dal mondo di oggi.

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