SAPER INVECCHIARE SIGNIFICA SAPER TROVARE UN ACCORDO DECENTE TRA IL TUO VOLTO DI VECCHIO E IL TUO CUORE E CERVELLO DI GIOVANE (Ugo Ojetti)

La vecchiaia. Venerata ed amata nell’antichità occidentale ed orientale quanto bistrattata e disprezzata nella modernità, è, spesso motivo di angoscia in una società che ha ampiamente esaltato il giovanilismo, il vitalismo, il salutismo.

Ma quale è l’aspetto della vecchiaia che più spaventa?

Parlando con la gente, discutendo, studiando, mi sono accorta che, non di rado, tra gli aspetti che più angosciano e tormentano nell’anzianità ci sono l’incapacità di accettare i cambiamenti del corpo e la contraddittorietà tra la degenerazione, più o meno incisiva e rapida della dimensione fisica, da un lato, e la permanenza di una mente vivace, brillante creativa, in cerca di risposte, di nuove esperienze e di un cuore ancora capace e desideroso di innamorarsi, di amare, di soffrire, di gioire.

Uno iato che può diventare molto pesante, anche insostenibile.

Che può, persino, dare l’impressione di essere prigionieri in un corpo che non appartiene più all’In-divisus. Uno sdoppiamento che diviene quasi una paradossale, dilaniante schizofrenia.

Il segreto, ancora una volta, è che l’In-divisus stesso riesca proprio ad essere e comportarsi come tale, che riesca ad armonizzare il suo corpo che cambia nelle forme, nei colori, nelle forze, nelle abilità con il cuore ed il cervello che proseguono ad essere come nel passato.

Armonia, equilibrio, bilanciamento ma, prima di tutto, amare se stessi per ciò che si è e ciò che non si è, per le nuove opportunità, le nuove porte che si aprono lungo il percorso della vita, piuttosto di rimpiangere quanto ormai è alle nostre spalle. 

L’anzianità, la vecchiaia o, più poeticamente, la senescenza sono parte di noi, rifiutarle, rinnegarle, combatterle è assurdo, controproducente, devastante… inutile, drammaticamente e disperatamente inutile 

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