Settimana Mondiale delle Allergie Alimentari: boom di casi, pre-giuizi, no comunicazione

Uno dei settori in forte sviluppo delle patologie, nell’attuale scorcio dell’appena nata era del Wellthiness, è rappresentato dalle allergie e le intolleranze alimentari.

In primo luogo va tentua presente  la differenza tra intolleranza ed allergia.

Nell’opinione comune, i due termini vengonoo spesso utilizzati come sinonimi, benchè indichino due realtà affatto diverse. Entrambe sono modalità di reazione del nostro organismo nei confronti di sostanze estranee.

Ma, se l’allergia è una reazione mediata dal sistema immunitario, l’intolleranza non richiede l’intervento del sistema immunitario (come avviene per il lattosio).

Ammesso tutto ciò, la Settimana Mondiale dell’Allergia Alimentare,(celebrata dal 9 al 15 di maggio), mette l’accento sulla gravità che va assumendo il problema partendo dal duplice fatto che più del 40% degli italiani non sa dell’esistenza di  allergie alimentari e dal loro costante incremento.

L’alimentazione

L’introduzione di nuovi metodi di conservazione dei cibi e piatti, oltre ad apportare notevoli cambiamenti nella nostra alimentazione, ha anche introdotto nuovi ingredienti e molecole nella nostra dieta. Sostanze che il nostro corpo non sempre tollera.

Tra le sostanze allergizzanti alimentari più note e diffuse vi sono il latte, le uova, i crostacei, il pesce, gli anacardi, la frutta con guscio come le noci, le nocciole, le mandorle, i pistacchi, ed ancora, la soia, le arachidi, i cereali ed i loro derivati con glutine.

Tra disinformazione e pre-giudizi: il latte

Una ricerca GFK Eurisko, eseguita su un campione rappresentativo della popolazione italiana, ha rilevato che circa il 14% degli italiani non consuma  o ha smesso di consumare il latte.

Tra le motivazioni addotte per una simile scelta si distinguono, rispettivamente, il 54% che dichiara di non gradire il sapore del latte stesso, il 21% che preferisce altri alimenti ed il 21% che ha o ritiene di avere intolleranze o allergie o problemi nella digestione legati al latte.

Il dato è molto significativo se si pensa che, in vero,  come provano vari studi sceintifici, ad avere reali problemi di intolleranza al latte non sono più di un quinto degli italiani, ma solo il 5%.

Pertanto, più del 15% della popolazione non consuma il quantitativo di latte consigliato dai dietologi, per mera non conoscenza, disinformazione e cattiva informazione sul discorso delle intolleranze alimentari.

Le allergie e i bambini

Nel corso dell’ultimo decennio, il numero dei bambini colpiti da allergie, è cresciuto del 20% e non meno di 5.000 bambini sotto i 5 anni che rischiano la vita qualora vengano in contatto con particolari cibi.

Gli italiani minorenni che soffrono di allergie alimentari annoverano 270 mila bambini di 0-5 anni, 150 mila di 6-10 anni e 150 mila di 11-18, per un totale di 570 mila persone.

Le allergie alimentari più diffuse tra i bambini (100 mila), sotto i cinque anni, sono per il latte vaccino.

A provocare il maggior numero di chock anafilattici tra i minorenni sono il latte, le uova e le nocciole che tendono, poi a degenerare in altre malattie allergiche come l’asma e la rinite.

La comunicazione e la campagna

A fronte dell’emergenza e dell’incessante incremento del numero di persone affette da intolleranze alimentari e della corrispondente esigenza di diffondere una maggior conoscenza ed una particolare cultura sul tema, presso la gente, è davvero sorprendente la mancanza di informazioni in merito all’evento online.

Se è vero che sempre più italiani usano internet come mezzo privilegiato per cercare informazioni riguardo al Wellthiness, ossia alla salute, al benessere, alla felicità, è molto sorprendente che la notizia sulla Settimana sia quasi del tutto assente online e si limiti ai quattro dati o allo stesso articolo ripreso sempre ed uguale da un sito all’altro.

Così, oltre alle iniziative specifiche del Veneto, non è dato di sapere nulla di più su quanto organizzato dagli altri centri italiani.

Pare quasi inutile ricordare che un’opera di sensibilizzazione, di cambiamento negli stili di vita, nelle abitudini ed usanza, deve essere basata su un accurato mix di comunicazione strategica e non semplicemente tattiche isolate ed inutili.

Se è vero che i soldi per le campagne sono sempre limitati ciò, comunque, non giustifica la scarsità se non la quasi totale assenza di comunicazione ed informazione sul web, dove, come è noto, anche con minime risorse, se non senza investire nulla, è possibile, in linea di principio, almeno iniziare a mettere in circolazione l’argomento.

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Una Risposta to “Settimana Mondiale delle Allergie Alimentari: boom di casi, pre-giuizi, no comunicazione”

  1. Carmen Pisaniello Says:

    Proprio recentemente, dopo la lettura di un libro sulle intolleranze (Recuperare la tolleranza alimentare di Attilio Francesco Speciani), mi sono resa conto di quanto avessi effettivamente pregiudizi nei confronti del tema. Credevo, per esempio, che le intolleranze fossero dei disturbi da curare, ignorando, invece, che sono la perdita del controllo attivo che l’organismo mette in atto nei confronti delle sostanze che lo circondano. Credevo, ancora, che per superare un’intolleranza si dovessero eliminare i cibi responsabili dalla dieta, ignorando invece che è la reintroduzione graduale dell’alimento a riabituare il corpo nei suoi confronti e a rieducare il sistema immunitario. Insomma, la comunicazione sul tema della salute è necessaria: se disinformati, si rischia di trascurare dei problemi o di attuare rimedi errati.

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