“Effetto Mozart”: intelligenza, feti, filari stereofanici da una “bufala” scientifica

Una diffusa credenza vorrebbe che, ascoltare la musica di Mozart accresca l’intelligenza: è il cosiddetto “Effetto Mozart”.

Pare che “il miracolo che Dio ha fatto nascere a Salisburgo”, così era solito definire il figlio il Leopold Mozart, padre di Wlofgang Amadeus, ossia l’acuta intelligenza del geniale austriaco contagi anche chi si nutre della sua musica.

Opere nelle quali lo stesso Nietsche ha identificato il simbolo dello Spirito Apollineo della Musica.

Quasi per effetto alone e transitivo si ritiene che le mamme incinta ascoltando Mozart, che stimola entrembi gli emisferi del cervello, contribuiscano ad aumentare lo sviluppo intellettivo del feto.

Ma non manca nemmeno una sua applicazione dell’Effetto in agricoltura sperimentale.

In alcuni vitigni di Montalcino, l’uva viene coltivata e coccolate con filari stereofonici nei quali, neanche a dirlo, vengono diffuse le arie di Mozart in quanto capaci di creare un giusto equilibrio tra i parassiti e gli uccelli predatori degli acini.

L’ipotesi neuroscientifica dell'”effetto Mozart”, elaborata dai fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher è, oggi messa in seria discussione: pare che si tratti, semplicemente, di una “bufala scientifica”.

A sostenerlo sono proprio gli scienziati austriaci.

Un team della Facoltà di Psicologia dell’Università di Vienna, dal 1993, sta studiando il cosiddetto effetto Mozart ed ha trovato che non c’è  nessun tipo  di prova dell’esistenza di un simile fenomeno.

Lo studio originario, che ipotizzò l’effetto,  mostrava che gli adolescenti avevano migliori risultati nei test di ragionamento ascoltando la Sonata Per Due Piani in D maggiore, composta da Mozart nel 1781, piuttosto che sentendo degli altri tipi di musica o rimanendo in silenzio.

Ma le analisi eseguite su un campione di circa 3.000 casi individuali tratti da 40 studi diversi compiuti un po’ in tutto il mondo e rielaborati dal team di Vienna consentono di concludere che, invero, non ci sia nessun “Effetto Mozart”.

“Quelli che ascoltano la musica, Mozart o altro- spiega Jakob  Pietsching- ha migliori risultati di chi è in silenzio. Ma non è una novità: sappiamo già che la gente fa meglio quando è stimolata”

A smontare in modo sistematico l’ipotesi dell’Effetto Mozart, è anche la scarsa attendibilità scientifica dei dati riportati in suo favore e, specialmente, uno studio del 1993, compiuto all’Università di California, su 36 studenti, che intendeva ridurre i margini di errore statistico dei dati esistenti. Piersching, commentando anche tale documento, ha sottolineato che lo studio iniziale era un tipico caso di pubblicazione ingannevole perchè i giornali scientifici prediligono e sono più propensi a dare rilievo e divulgare  risultati positivi piuttosto che negativi- ossia prove e notizie dei benefici della musica classica.

Quando la ricerca venne pubblicata per la prima volta su Nature, a detta di Pietsching,  ebbe un considerevole impatto sull’opinione pubblica, innescando un trend di ritorno alla musica classica e di sua rivalutazione in US.

Pietschinng ha anche sottolineato che lo studio iniziale era eseguito su un campione di adulti per sondare le capacità di ragionamento e non sull’intelligenza.

“Raccomando a tutti di ascoltare Mozart, ma non per migliorare le prestazioni mentali”, conclude lo studioso.

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Una Risposta to ““Effetto Mozart”: intelligenza, feti, filari stereofanici da una “bufala” scientifica”

  1. […] nostra sensibilità e sulle piante è nota, da lungo tempo, e ce ne siamo già occupati anche in passato, ma quali sono gli ultimi aggiornamenti a riguardo? Che effetto ha sulla frutta e sulla verdura? […]

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