Gli uomini possono sentire come è essere una donna

Le inevitabili differenze di tipo genetico, psicologico, cognitivo, emotivo che intercorrono tra uomini e donne sono spesso il motivo di incomprensioni, di fraintendimenti, di difficoltà di intesa.

E se da celebri film a popolari canzioni non hanno mancato di sottolineare e ribadire la diversità, nella vita comune, il problema si mostra molto spesso ed a vari livelli: dal differente modo di concepire e vivere l’affettività o il sesso, alle priorità nell’esitenza…

Ma nell’era del Wellthiness, mentre il corpo assume una crescente cerntralità, mentre aumenta l’interesse per il multisensualismo e la poliemozionalità, mentre si assiste ad un progressivo trend alla femminilizzazione della società e le nuove tecnologie consentono di compiere esperienze extra-ordinarie, anche lo iato tra i due sessi inizia ad assottigliarsi rendendo possibili inedite forme di empatia e di possibilità, più realistiche, di mettersi nei panni degli esponenti dell’altro genere.

Molti studi hanno cercato di spiegare ai membri di ciascuna delle due metà del cielo come sentono, ragionano, agiscono e si comportano gli appartenenti all’altra metà  ma i risultati sono sempre stati piuttosto modesti, specialmente sotto il punto di vista dell’immedesimazione fisica.

Con il contributo delle nuove tecnologie, in un nuovo esperimento di realtà virtuale, oggi gli uomini possono vivere che cosa è essere una donna.

Per compiere una simile esperienza, che sa quasi  dell’incredibile, è sufficiente indossare una particolare apparecchiatura che consente agli uomini di immergersi nel corpo di una donna e guardare con i suoi occhi.

La tecnologia impiegata riesce a creare l’illusione di essere nella “pelle” di un’altra persona e di osservare il mondo simulato circostante attraverso gli occhi, virtuali, di una ragazza.

Mel Slater, esperto di scienze cognitive dell’Università di Barcellona ed i suoi colleghi, ritengono che una simile tecnologia potrebbe apportare molte innovazioni ed ha grandi potenzialità di applicazione nel campo dei giochi.

Lo scenario che aprono è di esperienze virtuali nelle quali i giocatori umani possono realmente sentire di essere dentro i luoghi immaginari nei quali si muovono i personaggi ed, anzi, potrebbero persino percepire quanto i loro avatar dovrebbero, a loro volta, ipoteticamente sentire.

“Quando i soggetti si guardano, vedono un corpo diverso” spiega Slater. “Questo offre al cervello uno stimolo davvero intrigante per creare l’illusione che il copro virtuale sia il proprio vero copro.”

Il fenomeno potrebbe essere molto interessante anche per gli esperimenti futuri riguardo la natura dell’autocoscienza, l’autopercezione e la consapevolezza del proprio corpo.

Si tratta di un ulteriore passo avanti nel ricco e fervido numero di studi sul corpo, in linea con i trend alla riscoperta della corporeità ed al polisensualismo, che contraddistinguono la nuova era.

Ed è anche in linea con quanto sta accadendo dopo lo shift anropologico dal dominio delle funzioni della parte sinistra del cervello, alla recente ascesa delle facoltà della parte destra.

Il fatto che la protagonista sia, ancora una volta, la vista non contraddice la perdita dell’egemonia di tale senso nei confronti di un vissuto più multisensuale. A provarlo è il fatto che, l’esperiemento virtuale dell’immedesimazione degli uomini nel corpo femminile, ha come fulcro una serie di sensazioni tattili.

Vilayanur Ramachandar, neuroscienziato dell’Università della California, San Diego, ritiene particolarmente interessante che: “tali manipolazioni, abbastanza semplici, possano alterare così profondamente il nostro senso della realtà”

A sua detta lo studio di Slater “è  l’apice di oltre un decennio di importanti esperimenti volti a dimostrare il ruolo che hanno gli input visivi, siano essi trasmessi da specchi o da video, nei processi di mantenimento e di ancoraggio dell’immagine del nostro corpo”

Per realizzare l’esperimento, a 24 uomini è stata data una cuffia stereofonica ed un leggero dispositivo da mettere sugli occhi che ha consentito loro di muoversi attraverso una stanza virtuale.

Per due minuti, i volontari hanno esplorato la stanza che comprendeva una donna in piedi che accarezzava le spalle di una ragazza seduta.

Di seguito i partecipanti all’esperimento stavano in piedi accanto alla donna virtuale ed alla ragazza.

A metà di loro è stata, poi, assegnata l’esperienza di continuare a vedere la camera dalla loro specifica prospettiva, per circa sette minuti.

Gli altri hanno, invece, assunto il punto di vista della ragazza, così, guardando il loro corpo, si vedevano come se fossero essi stessi la ragazza.

La ragazza virtuale muoveva la testa o contemporaneamente rispetto ai movimenti della testa dei volontari o in tempi sfalsati.

Gli uomini di entrambi i gruppi sentivano anche, più o meno in parallelo a quanto avveniva alla ragazza. Così potevano percepire i colpi che la donna virtuale dava sulla spalla alla ragazza.

Poi i punti di vista virtuali dei partecipanti sono stati spostati tutti sul soffitto così gli uomini potevano vedere dall’alto la ragazza, da una terza angolatura.

Intanto la donna vituale continuava a toccare la spalla della giovane, ma gli uomini non sentivano più niente sulla loro spalla.

Improvvisamente, poi, la donna ha dato tre schiaffi in faccia alla ragazza.

Gli uomini che avevano, in precedenza, assunto la prospettiva della ragazza virtuale ricevendo sensazioni sincronizzate ai colpi sulla sua spalla, hanno detto di aver provato una sensazione molto forte di essere nel suo corpo quando è stata schiaffeggiata.

Inoltre,  esaminando il loro battito cardiaco, si è notato un  più netto calo della frequanza rispetto agli altri. Una simile risposta fisiologica è tipica quando ci si trova in situazioni di pericolo ed allerta.

Ancora più significativo è il fatto che gli uomini che hanno riportato una maggiore accelerazione cardiaca mentre la ragazza veniva schiaffeggiata, hanno anche ammesso di avere avuto una sensazione particolarmente forte di essere nel corpo della ragazza stessa.

Infine, essi erano anche convinti che la donna stava personalmente attaccando loro e sostenevano di avere avuto l’impressione di avere riportato danni fisici concreti dalle sberle.

Tali risposte indicano che, anche una semplice, manipolazione delle sensazioni visive, può, da sola, indurre illusioni corporali e fisiche.

Slate, concludendo, ha affermato che “Questi dispositivi sebbene stiano registrando notevoli miglioramenti, non  hanno ancora raggiunto un livello tale da poter essere adottati per giochi o prodotti ad uso dei consumatori”.

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