LA FELICITA’ E LA VIRTU’ COMPONGONO IL SOMMO BENE, CONDIZIONE NON REALIZZABILE NEL MONDO NATURALE (Immanuel Kant)

Il sommo bene, inteso come  il nostro “dover essere”, il progetto più o meno evidente, che dobbiamo realizzare, che è inscritto nella nostra essenza e, nel contempo, realizziamo liberamente, è composta dalla felicità e dalla virtù. …

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La felicità è uno stato sublime al quale tutti ambiamo, ma che, una volta raggiunta per un certo periodo, terminato il suo più o meno breve ciclo di vita, tende poi a normalizzarsi a fondersi con la routune e, quindi, proprio come accade dopo qualche minuto che ci troviamo in una stanza con uno spiccato profumo aleggiante, il nostro animo, proprio allo stesso modo dei sensi che formano l’olfatto, non percepiamo più nulla.

Felicità e virtù appartengono al medesimo genere e nessuna delle due categorie di esperienze connesse  è duratura, eterna, per sempre.

Per ciò non sono realizzabili nel mondo contingente, nel mondo della natura, bensì lo sono a livello ideale: devono essere il nostro punto di riferimento, il nostro modello di vita che poggia, prevalentemente sui nuovi grandi valori ed i grandi principi che iniziano ad emergere.

Dato, però, che entrambe, la felicità e la virtù, per sé, non possono essere conseguite e perseguite in modo stabile e duraturo, in quanto realtà cangianti, dinamiche, incostanti, allora esse, così come il sommo bene, non possono essere raggiunti nel mondo naturale.

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