Diventare padre per voltare pagina davvero.

Nell’intricato panorama delle famiglie attuali, dove, per diversi motivi, si stanno profilando scenari alquanto inediti: da nuclei monoparentali a famiglie allargate, da figli di matrimoni diversi che convivono alla presenza di padri naturali, patrigni, nuovi fidanzati o conviventi delle mamme…

Tradizionalmente, il ruolo paterno, all’interno della famiglia, è sempre stato, nella nostra società, di procacciare agli inizi, il cibo, la preda, poi le ricchezze, il denaro, per sostentare la moglie e la prole.

Così, nel tempo, l’uomo ha interiorizzato un particolare senso di responsabilità e responsabilizzazione davanti all’evidenza di essere diventato “capo famiglia”.

Ma che succede oggi? Esiste ancora un simile senso di responsabilità? Ed, eventualmente, che effetto ha sul ruolo dei singoli uomini e sul loro essere membri della società?

Un vecchio mantra indiano dice che il matrimonio trasforma i giovani in uomini responsabili.

La credenza indiana, così come l’abitudine occidentale, parrebbero essere messe in discussione proprio dalla frantumazione e dalla complessità dei vari ruoli giocati dagli uomini all’interno delle nuove famiglie: padri, amanti, amici, fratelli, mariti, conviventi, figli…

A complicare ulteriormente la situazione è la mancanza di lavoro che ha tarpato le ali delle ambizioni e delle speranze di costruire un futuro, di guardare ottimisticamente al domani, a molti uomini.

Comunque, il potere di responsabilizzazione esercitato dalla paternità sul sesso forte è, ora, confermata da una ricerca svolta in Nuova Zelanda.

Secondo lo studio la paternità avrebbe il potere di trasformare i giovani anti-sociali in cittadini responsabili.

Gareth Rouch ha analizzato un ampio campione di padri della regione Wairarapa ed ha trovato che, da quando sono diventati padri, hanno profondamente cambiato la loro esistenza.

Lo studio si è concentrato su uomini appartenenti a fasce sociali operaie negli anni 1980-1990, le loro famiglie sono state le più colpite dalla crescente disoccupazione del periodo.

Prima di avere dei bambini, molti dei soggetti esaminati non  avevano, per sé, nessuna prospettiva economica futura ed il loro impegno per cercare di trovare un lavoro o per integrarsi nel mainstream della società, era molto ridotto.

Rouch commenta: “Uno dei soggetti si era spinto fino a dire che quando era un adolescente pensava di non arrivare a 20 anni, perciò non aveva nessun interesse a pensare al futuro”

Tutti gli uomini hanno indicato che la paternità ha cambiato profondamente le loro attitudini e sensibilità nei confronti del mondo e degli altri.

“Ha consentito a loro di vedere il valore di cercare un lavoro, di acquisire delle competenze lavorative, di migliorare il proprio stile di via. Tutti hanno rivelato un particolare impegno a cercare di fare il massimo per i propri figli ed una speciale inclinazione ad approfondire il legame emozionale che avevano con loro”

Diventare padre è, dunque, un modo per ottenere un particolare status sociale, un ruolo preciso nella società, per dare un senso al proprio potenziale capitale sociale come uomini che lavorano, che sostengono le loro famiglie ed inseriti in modo attivo all’interno di un circuito di legami e relazioni affettive.

Il risultato della ricerca ha evidenti implicazioni anche di tipo politico in quanto può suggerire nuove modalità per cercare di inserire in modo più attivo nel tessuto sociale anche dei soggetti altrimenti destinati alla marginalità.

“Aiutandoli a cercare un lavoro, riduciamo la pressione economica su queste famiglie che, di conseguenza, promuovono un maggiore benessere dei propri bambini”

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