Sigarette “smoke-free” giapponesi, divieti global e allarme fumo in Italia

Lo scenario del fumo è più che mai fumoso: mentre i cinesi promettono tolleranza zero e di riuscire a raggiungere gli obiettivi di ridurre il numero dei fumatori in modo drastico, e gli albergatori spagnoli dicono di no al bando del fumo,  gli interessi politico-economici, la totale carenza di una massiccia operazione di acculturazione alle reali minacce al Wellthiness dal fumo, l’apparente accondiscendenza da parte delle generazioni che dovrebbero educare le nuove,… tutto lascia presagire una situazione sempre più complessa e difficile da affrontare.

Il quadro italiano è, quanto meno, preoccupante.

A dimostrarlo sono i dati Doxa del 2010: il 21,7% degli italiani, ossia 11, 1 milioni di persone, è alle prese con il pericoloso vizio.

L’aspetto più inquietante della situazione è la distribuzione dei fumatori.

In primis, va considerata la soglia d’età di accesso al fumo. Preoccupante è il progressivo coinvolgimento di fasce sempre più giovani ed in modo sempre più massiccio.

L’85,3% dei ragazzi accende la prima sigaretta prima di diventare maggiorenne, perlopiù (73,4%)  emulando gli amici del gruppo (peer group). Se i fumatori tra i 15 ed i 24 anni sono il 21,9%, il 34,5% inizia a fumare prima dei 15 anni ed il 50,8%  nella fascia 15-17 anni.

Restando al discorso delle età, la fascia di più accaniti fumatori, non coincide più con la popolazione più anziana, ma i giovani e gli adulti.

In particolare, il 25,7% dei fumatori è rappresentata da 25-44enni, mentre il secondo posto è occupato dai 45-64enni.

Anche le differenze di genere vanno sempre più attenuandosi così se i fumatori sono 5,9 milioni (il 23,9% degli italiani) le fumatrici sono 5,2 milioni (19,7%) per un totale di 11,1 milioni.

Malgrado chi ha il vizio sia convinto “di poter smettere quando vuole”, invero, il 27,1% dei fumatori ammette di avere provato, almeno una volta, a smettere, e l’esito è, quasi sempre stato negativo: il 20% è riuscito a mantenere fede al proprio impegno per un anno o più, mentre il 70% ha riacceso la sigaretta entro pochi mesi.

D’altro canto, è ingenuo pensare di riuscire a risolvere il problema senza un’adeguata cultura che insegni, sin da bambini, le conseguenze ed i pericoli che si corrono fumando.

Così assistiamo ad un fenomeno molto preoccupante davanti al quale pare, quasi ci sia un disinteresse totale, fuorchè il tornaconto economico che ne viene allo Stato dalla vendita delle “bionde” e l’impegno di alcune associazioni che, però, non riescono ad ottenere una visibilità ed a creare una massa critica di comunicazione tale da poter avere un impatto reale sulle abitudini della gente.

Così, mentre in Italia la situazione è allarmante,  a livello internazionale, continua ad aumentare il numero di Paesi che bandiscono il fumo dai luoghi pubblici.

Ed i giapponesi, che hanno appena registrato un calo del 36,8% dei fumatori uomini, rispetto al 1986, e del 9,1% delle fumatrici, per tentare di ovviare ai sempre più stringenti divieti, hanno appena presentato la sigaretta “smoke-free”, senza fumo.

Esternamente assomiglia ad una sigaretta normale ma, in vero, è costituita da una cartuccia che contiene foglie triturate di tabacco che consente al fumatore di inalare, attraverso un apposito beccuccio, il sapore del tabacco e menta ovviando al problema del fumo passivo.

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