Le due gemelle siamesi: la realtà della quotidianità e del Wellthiness

Abby e Britty, le due gemelle siamesi americane, anche in virtù  del volano mediatico televisivo, sono il fulcro dell’attenzione sul blog del Wellthiness da un paio di settimane.

Dopo il boom di lettori di ieri sera, in concomitanza della puntata di Mysteri che ne ha presentato un servizio, mi pare doverso riprendere l’argomento.

Perchè le due ragazze suscitano così tanto interesse?

Perchè ne siamo attratti?

Si tratta semplicemente di un effetto mediatico? Di una morbosa curiosità per il diverso? Per lo strano? Per l’a-normale? O c’è qualcosa di più?

A mio avviso si intrecciano diversi piani che rispecchiano la complessità della nostra era e che levano molte questioni legate al Benessere, alla Salute, alla Felicità, alla Salvezza, ossia al Wellthiness.

Il primo di tutti è che Abby e Britty non sono un “mostro”. Generalmente, quando si parla di casi “strani”, “curiosi”, “anomali”, ciò che attira la curiosità e lo sguardo della gente è proprio il loro essere extra-ordinari.

Ebbene le due gemelle, anche a livello fisico, non danno l’idea di essere quasi un “fenomeno da baraccone”. Ciò che stupisce in loro è proprio la “normalità”.

Dopo qualche minuto che le guardiamo, passato l’iniziale e naturale straniamento, quasi non percepiamo più la loro “anomalia”.

E, nel contempo, le due gemelle siamesi ci offrono un importante spunto per riflettere sulla quotidianità in generale e  sulla nostra vita di tutti i giorni, in particolare.

Ci mettono nelle condizioni di non dare tutto per scontato e di renderci conto che anche gli aspetti più banali, più ovvi, invero non lo siano nè per noi né per altre persone che possono essere “normali” in un modo diverso e, proprio in vitù della loro diversità (o della nostra diversità, è sempre una questione di punti di riferimento e di vista) vanno rispettate.

Quindi Abby e Britty suscitano il discorso della “diversità”, del rispetto degli altri, dell’imparare a metterci nei panni degli altri, del provare, almeno una volta, a guardare il mondo da una prospettiva diversa  per capire meglio noi stessi ed il prossimo.

Di Abby e Britty non stupisce, dunque, l’anomalia ma la normalità.

Sono affascinanti l’armonia, il perfetto equilibrio e la sincronizzazione che sono riuscite a raggiungere, l’estrema empatia e fine tuning che hanno conseguito tra loro e con la realtà circostante.

In un certo senso, Abby e Britty possono essere un’icona della nuova generazione che sta sorgendo sotto le ali del grande valore del Wellthiness.

Un nuovo tipo di uomo, l’In-divisus, il non diviso nè divisibile, consapevole tanto della propria unicità ed esclusività quanto dell’inscindibile legame con il prossimo.

Un protagonista che, come ha spesso ripetuto, è il solo a poter dare un senso ed un significato a se stesso, al suo piccolo universo del mondo circostante ed al multiverso-Mondo.

L’empatia, la sintonia, l’armonia tra le varie componenti del corpo personale tra l’In-divisus ed il grande corpo della società, della natura, sono sintetizzate in modo paradigmatico da Abby e Britty.

La loro coordinazione ed armonia sono perfette e ci insegnano proprio che, per riuscire a vivere nella complessità di oggi, il segreto è proprio di trovare il giusto equilibrio, di sviluppare un nuovo senso, il senso dell’empatia, della sintonia, della mediazione… che nascono dal rispetto e dall’amore reciproco, dalla sensibilità, dalla capacità proprio di mettersi nei panni degli altri cercando di capire, di ascoltare quanto hanno da dirci, da insegnarci.

Nei filmati online e nei servizi passati in televisione emerge la questione della curiosità suscitata dalla gente alla loro vista, ma viene anche sottolineato che nella cittadina dove vivono e  tutti le conoscono, Abby e Britty vengono trattate come persone “normali”…

Qui di vede quanto la “normalità” sia un concetto relativo, perchè designa un parametro, uno standard, una misura che varia da persona a persona, da popolo a popolo, da cultura a cultura, quindi è, a sua volta variabile e suscettibile di mutamento in virtù di nuove esperienze, abitudini, valori.

La “normalità” delle due gemelle è affascinante perchè tocca il cuore della vita di tutti i giorni.

Il messaggio forte delle due gemelle è proprio il monito a rivedere il nostro essere in-dividui, che, nell’Era del Wellthiness, non  significa più essere ego-isti, ego-centrici, come nel passato.

E poi c’è la grande questione che suscitano della quotidianità e del suo non essere scontata. I piccoli gesti che consideriamo abituali, usuali, ai quali non prestiamo attenzione e che ci creano una base di sicurezza, che ci infondono un senso di tranquillità e di certezza, invero sono un dono, un privilegio che, spesso, per la routine, non sappiamo più apprezzare e del quale ci rendiamo conto solo quando l’abbiamo perso.

Le due gemelle ci stimolano a porci delle domande, a pensare al significato dei gesti della nostra vita di tutti i giorni e degli effetti che ogni nostra minima azione ha sulla nostra vita individuale non meno che su tutto il mondo.

In una realtà olistica, interconnessa, dove il battito delle ali della farfalla a Hong Kong crea il tifone a New York, tutto è connesso con tutto e nulla va trascurato perchè ha un suo impatto, positivo o negativo, sulla nostra esistenza e su quella degli altri.

Infine, l’aspetto massmediatico della vicenda è forse il più delicato.

La visibilità ottenuta dalle due gemelle è positiva finchè rispetta la loro situazione umana e non si trasforma in una spasmodica ricerca dello scoop, del mostro da mettere in prima pagina.

Il fatto che il servizio di ieri sera fosse de-contestualizzato rispetto al resto della trasmissione (la maggior parte della puntata era focalizzata sugli UFO) e che sia venuto subito dopo il boom di interesse ottenuto da Voyager un paio di settimane fa, insinua qualche sospetto…

Lasciando da parte le varie disquisizioni sulla realtà e l’esistenza e la loro visibilità mediatica (un fenomeno esiste solo quando è in televisione o in Interet), le due gemelle dovrebbero darci modo di fermarci a riflettere un istante sulla nostra esistenza, sul suo significato, sul nostro essere parte di un mondo, sulle conseguenze che le nostre azioni hanno nei confronti degli altri, su come siamo in grado di vivere in empatia con chi ci circonda, in armonia con l’ambiente, il macrocosmo e di sintonizzarci sullo Spirito dei Tempi… per raggiungere l’auspicabile equilibrio del Wellthiness.

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Una Risposta to “Le due gemelle siamesi: la realtà della quotidianità e del Wellthiness”

  1. […] oltre a rimandare, al discorso dell’empatia, della cooperazione e co-azione suggerito da Abby e Britty, mette in campo anche varie altre considerazioni. Prima di tutto il coraggio della mamma che, […]

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