Giampaolo Fabris ed il Wellthiness

In omaggio a Giampaolo Fabris, al quale ero legata da profonda stima ed amicizia, sia perché collega di lavoro in Università sia perchè sono stata sua strettissima collaboratrice  nel mondo della ricerca e della consulenza, voglio qui sotto riportare le parole con le quali ha introdotto proprio i miei due libri del Wellthines.

 

Addio caro amico e maestro!

 

Tratto da

Wellthiness. Alle radici del Benessere-Salute-Felicità: fenomenologie, modelli e comunicazione di un paradigma emergente. (Milano, Arcipelago Edizioni, 2009)

La salute, un bene da sempre prezioso, un termine antichissimo, che si trova a vivere oggi una profonda revisione di significati, una sorta di ri-semantizzazione.

È in atto infatti – nell’area del benessere, corpo, salute – uno dei più incisivi processi di cambiamento con cui chi studia la nuova complessità del sociale, in questo passaggio d’epoca, deve confrontarsi. Una sorta di rivoluzione silenziosa, tutt’altro che compiuta, che trasforma la nostra quotidianità. Una rivoluzione che assume veramente i contorni della rotazione copernicana. Al centro dell’attenzione, in questa nuova concezione, si pone prepotentemente la persona sana più che quella malata.

Il volume di Ada Cattaneo ripercorre con modalità inedite e suggestive questo complesso processo.

Possiamo addirittura affermare che è lo stesso statuto epistemologico della salute a mutare. In passato la salute era intesa come una sorta di variabile indipendente. Ci si ammalava perché – per disgrazia, per fatalità – subentrava una patologia che doveva essere affrontata con il ricorso al medico. Era l’indiscusso carisma del medico ad elevarlo a vero demiurgo della salute. Una concezione quindi statica e passiva dello star bene.

Nel nuovo vissuto della salute questa si trasforma invece –come l’Autrice documenta nel volume -, largamente, in una variabile dipendente. Nel senso che, se si adottano appropriati comportamenti e ci si astiene da altri (fumare, consumare alcolici, un eccesso di sedentarietà ecc.), se si seguono nuove regole e prescrizioni si può influire sullo stato di salute. Scongiurando, od attenuando, il rischio malattia. L’orientamento di fondo cioè è rivolto ad una concezione più attiva e dinamica della salute. Che si concretizza in alcuni grandi trend: consideriamone i più significativi.

La salute diviene valore. Nel senso che, non solo si considera il capitale più prezioso di cui l’individuo dispone da conservare e custodire gelosamente, ma anche assurge a valore. Divenendo criterio ispiratore di una vasta serie di comportamenti in aree esistenziali anche assai eterogenee. Il nuovo valore salute elevato a dimensione etica influenza anche la percezione estetica.

La quotidianizzazione della salute. Il fatto che il corpo sano – tonico, vitalistico, sostenuto da un adeguato tessuto muscolare – stia divenendo, assai più che l’astratta rispondenza a misure o proporzioni, il nuovo paradigma del corpo bello la dice lunga al proposito.

Della salute non ci si accorge, come un tempo, solo quando la si perde – al subentrare cioè della malattia – ma diviene un’area di attenzione costante, giornaliera. Ha inizio al mattino – dalla scelta del letto su cui riposare, se fare appena svegli esercizio fisico, il tipo di colazione, come recarsi al lavoro, il tipo di abbigliamento – sino ad improntare gran parte delle nostre opzioni durante la giornata. Le vacanze, il tempo libero sono, in larga misura, influenzate da questa nuova sensibilità.

La prevenzione. È in atto uno shift da una logica riparatoria, terapeutica, curativa nei confronti della malattia ad un crescente ampliamento dell’area di potenziale intervento individuale per mantenere il proprio benessere fisico.

L’autocura. Un orientamento più attivo nei confronti della salute implica anche un rapporto più dialettico nei confronti del medico. Nel senso che ci si attende una reale interazione – sovente frustrata – con questo. Ma, soprattutto, un’utilizzazione della medicina senza l’intermediazione del medico. Sia mediante il ricorso alla medicina tradizionale con i farmaci per cui non è necessaria la prescrizione: il boom di medicinali da banco sta a dimostrarlo. Sia indicando esplicitamente, per i prodotti etici, al medico – nei casi in cui questo sia disponibile ad un ruolo poco più che esecutivo – la ricetta che deve effettuare. Ma, soprattutto, adottando prassi e terapie alternative a quelle ispirate alla medicina tradizionale: all’insegna di una gestione globale ed in proprio della salute. Una sorta di ridefinizione del proprio personale palinsesto salutista. Effettuato scegliendo un percorso individuale di ricerca tra i molti possibili: i farmaci tradizionali e l’omeopatia; attività di movimento e diete alimentari; training autogeno e riflessologia e via dicendo. Spesso combinandole tra loro – ad esempio la medicina tradizionale per le patologie più serie e l’omeopatia per quelle più lievi – in maniera creativa. Anche se, sovente in contraddizione con le proprie convinzioni di base.

Il volume di Ada Cattaneo è, dunque, una summa, un’ampia ricognizione antropologica, sociale, culturale, storica, esistenziale, esperienziale, economica… sulla salute-benessere-felicità nella Società Postmoderna.

Un lavoro che si raccomanda caldamente anche ai non specialisti. (Giampaolo Fabris).

 

 

Le sfaccettature del Wellthiness. Raccolta di alcuni saggi su trend, esperienze e vissuti. (Milano, Arcipelago Edizioni, 2010)

Il bene salute si è, in un certo senso, secolarizzato. Ha perso le sue originarie caratteristiche di trascendenza per trovare una collocazione di ordine immanente nel sociale. Il suo vissuto si è andato quotidianizzando ed ha assunto l’aspetto e la cogenza di un valore. Amplificando così l’area di potenziale intervento a disposizione di ciascuno di noi con una pluralità di opzioni secondo un proprio, personalissimo palinsesto, una propria rinnovata piccola competenza: il ricorso alla medicina tradizionale o a quelle alternative, l’adozione di comportamenti virtuosi ecc. Non esiste area – come questa nuova interpretazione della salute, attiva o preventiva chiamiamola come vogliamo –  che abbia contagiato così tanto la nostra vita quotidiana e il sociale.

La salute è diventato un concetto multidimensionale e olistico. Sembra uscire da una accezione puramente medicale e ospedaliera per contaminare aree e contesti nuovi, davvero inediti e inusitati: dalla televisione alla grande distribuzione dalle scuole ai punti vendita; dai mezzi di trasporto all’architettura degli interni; dall’edilizia al design urbano; dai packaging ai tessuti; dalle palestre ai centri estetici; dai siti internet alle enciclopedie; dai centri commerciali ai blog; dal turismo al tempo libero. Oggi tutto ci parla di salute. E di benessere.

L’individuo occidentale contemporaneo è, mediamente, più preparato ed “attrezzato” in materia, più competente, più confidente: i new media informano; quotidiani e settimanali propongono rubriche monotematiche; canali satellitari e magazine vengono interamente dedicati al tema dello “star bene”; la pubblicità – anche quella dei beni di largo consumo – dal food ai cosmetici, dai soft drink ai prodotti per l’igiene personale – non perde occasione per parlarne.

In questa complessa operazione di valorizzazione/ricerca della salute, di attenzione crescente, l’attività di comunicazione – a cui Cattaneo attenta ricercatrice sociale dedica particolare attenzione – assume una valenza del tutto particolare. Al fine di evitare che – anziché una seria presa di consapevolezza delle problematiche legate alla dimensione del corpo, del benessere, della prevenzione – la salute si trasformi in moda o, peggio, in mercato delle mode. Per evitare che l’informazione seria si trasformi in rumore di fondo o in luogo comune. Per acquisire gli strumenti, i linguaggi e le tecniche più adatti a veicolare discorsi coerenti ed efficaci, responsabili e memorabili.

Comunicazione a 360°:

–            la comunicazione medico paziente – ad esempio una forte sollecitazione in questo senso ci è pervenuta dai colleghi pediatri – che rappresenta uno dei vulnus più importanti nel rapporto che, nel nostro Paese, si instaura tra questi soggetti. Il medico al di là della sua sensibilità personale – elevatissima in molti casi ma frutto di una elaborazione personale – non dispone abitualmente di una adeguata formazione in quest’area

–            la comunicazione delle istituzioni ospedaliere. Lo stato attuale è assolutamente sconfortante. Si tratta per lo più di emissione di messaggi, spesso frammentati, sovente incoerenti: ma che questi siano in grado di trasformarsi in comunicazione è assai improbabile. Lo stile per lo più è quello burocratico, impersonale.

–            alle grandi campagne sociali che hanno come obiettivo la promozione di problematiche che concernono la salute. Sarà un crescendo di ricorso a queste tipologie di messaggi che svolgano una funzione pedagogica rivolta alla dissuasione di certi comportamenti o all’adozione di altri (dall’AIDS alla prevenzione, dalla integrazione dei disabili alla lotta alla droga)

Attività di comunicazione tanto più importante in quanto l’individuo è costantemente alla ricerca di informazioni, occasioni di apprendimento in un’area che considera cruciale. Un individuo sommerso di informazioni ed orfano di conoscenze. Uno dei recenti, e diffusi, luoghi comuni sul consumatore è relativo alla sua crescente autonomia. Nel senso che è divenuto più autodiretto, più responsabile, più dialettico nei confronti del mondo della produzione. Uno stereotipo che non trova sempre riscontro in tutti i settori merceologici. Del tutto veritiero invece per il consumatore di farmaci. Nel senso che è proprio nei confronti della salute/malattia/assunzione di farmaci che si registra non solo un crescendo di sensibilità ma anche di comportamenti proattivi da parte dell’individuo.

C’è infatti una struttura latente che presiede alle scelte di consumo in settori sempre più vasti ed eterogenei. È il sistema di relazioni che questi mettono in essere con la nostra salute: una tendenza attiva da tempo ma che ha registrato ultimamente una forte accelerazione. Anche per l’incisiva trasformazione in atto nel vissuto della salute. Un filo rosso che traversa le merceologie più disparate – anche quelle, a prima vista, difficilmente riconducibili a preoccupazioni salutistiche – che il mondo delle imprese sottovaluta ed a cui farebbe bene a dedicare maggiore attenzione. Privilegiate su tutte le aree del consumo, al di là dei farmaci propriamente detti e dei rimedi naturali, l’alimentazione e tutto ciò che è attinente ad un’attività di movimento.

81% degli italiani – i dati si riferiscono all’ Osservatorio sul Benessere e la Salute  promosso da Sana e da me diretto –dichiara la centralità dell’alimentazione per star bene in salute, 65% un’attività di movimento. L’Osservatorio mette in risalto come lo stesso concetto di salute vada estendendosi ben al di là dei suoi ambiti tradizionali e stia, al tempo stesso, mutando  di contenuto. Salute, infatti, è divenuto un concetto ombrello, polisemico: che spazia dall’assenza di patologie e morbosità all’aspetto fisico, da attese di longevità ad una buona qualità della vita nella terza/quarta età al sentirsi pieno di energie, dall’eliminare i piccoli disturbi tanto frequenti nella vita quotidiana (dolori alle ossa 49%, influenza o raffreddore 43%, emicrania 40%, spossatezza 34%, disturbi digestivi, legati al sonno ecc) a una sensazione più generale di benessere. Benessere fisico e psicologico – sempre più due facce di una stessa medaglia – sono divenute quanto di più simile ad una concezione laica e immanente di felicità. Il cui raggiungimento diviene quindi telos da perseguire con grande determinazione: niente di più lontano da una concezione riduttiva o ipocondriaca della salute di vecchio stampo. Non è un caso che la stessa valutazione di corpo bello (anche quello femminile per cui esistevano misure canoniche) stia mutando. Bello viene considerato il corpo con un adeguato tono muscolare, che lasci trapelare energia e vitalità anche se ha qualche chilo in più.

Ma è soprattutto il modo di rapportarsi alla salute che è mutato. La delega al medico, allo specialista si affianca ad una crescente responsabilizzazione individuale, la medicina tradizionale ai rimedi della medicina alternativa o naturale (11% ricorre all’omeopatia, 8% all’idroterapia , 8% alla fitoterapia) in un mix costantemente cangiante a seconda delle circostanze, del disturbo e della sua gravità. Da variabile indipendente – mi ammalo perché sono stato sfortunato, perché era segnato nel mio karma  – iscritta in una concezione fatalistica la salute cambia statuto per trasformarsi in variabile, entro certi limiti, dipendente. Su cui posso influire comportandomi in maniera virtuosa. Cosa debba intendersi poi per vita virtuosa varia sensibilmente da individuo a individuo perché ognuno si costruisce un proprio personale palinsesto salutista. Estremamente variegato: un’alimentazione vegetariana, i cibi biologici, i functional foods (cibi naturali arricchiti), gli integratori, forme anche consumistiche di farmaci tradizionali, l’agopuntura, lo shiatzu e via dicendo. Alla base di tutto ciò una transizione da una concezione della salute di cui ci si accorge quando la si perde – e allora mi curo, metto in atto terapie per riacquistarla – ad una costante sensibilità ed attenzione, senza che assuma aspetti fobici,anche e soprattutto quando si sta bene. Per mettere a punto quelle pratiche che consentiranno di non ammalarsi ma anche di poterla vivere in maniera più compiuta.

È in questo senso che l’attenzione alla salute va contagiando sempre più merceologie ed aree del consumo. L’ora in cui deve avvenire il risveglio, l’eventuale stretching, che tipo di colazione, che tessuto e che abbigliamento (il suo lontano e dimenticato archetipo è nella maglietta della salute) indossare, il mezzo con cui andare a lavorare, il tipo di seduta in ufficio che risulti ergonicamente corretto, la postura più adatta, i luoghi dove effettuare il pasto e qua giunti l’attenzione al menù e così via lungo tutta la giornata sino al momento di andare a letto. E anche oltre. Perché la qualità del sonno è percepita sempre più influente sul benessere: quindi che letto,cuscino, bevande per propiziare il sonno, il tipo di cena ecc.

La salute diviene così una sorta di comun denominatore che si spalma praticamente su tutte le nostre scelte di consumo: le vacanze, il tempo libero, l’auto, l’arredo della casa, le apparecchiature per cucinare, i condizionatori d’aria, i prodotti per il corpo e l’igiene. In primis, come abbiamo detto, l’alimentazione: non sono più soltanto cibi sospetti da evitare ma altri da ricercarne attivamente.

Le sfaccettature del Wellthiness, Raccolta di alcuni saggi su trend, esperienze e vissuti, partendo da una serie di ricerche scientifiche sull’esperienza quotidiana, propone abbondanti e originali spunti di approfondimento sul concetto di Wellthiness che, Ada Cattaneo ha già ampiamente esposto in Wellthiness. Alle radici del Benessere-Salute-Felicità: fenomenologie, modelli e comunicazione di un paradigma emergente. Un testo, dunque, che, come il precedente, apporta un ulteriore, importante contributo al dibattito sul significato e sulle esperienze della salute nella Società Postmoderna. Un volume, dunque, che, anche in questo caso, si raccomanda caldamente anche ai non specialisti.

Giampaolo Fabris

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: