TUTTA L’INFELICITA’ DEGLI UOMINI DERIVA DA UNA SOLA CAUSA, DAL NON SAPER STARSENE IN PACE, IN UNA CAMERA (Blaisse Pascal)

Il modello di vita consolidato in Occidente, negli ultimi secoli è costruito sullo schema dell’American Way che ruota attorno all’eccitazione e la concitazione, alla frenesia ed allo stordimento, sia esso ottenuto tramite metodi naturali o artificiali, tramite l’euforia ed il frastuono o la dipendenza da sostanze e particolari tipi di esperienza.

La miriade di opportunità e di alternative,  che si prospettano a ciascuno di noi,  in tutti i settori ed i frangenti, spesso finisce con il disorientarci, con il suscitare in noi la sindrome del coniglio bianco di Alice (“è tardi! è tardi!), la sensazione di non avere mai tempo a sufficienza per compiere tutto ciò che vorremmo, la smania bulimica di accumulare sempre più esperienze con una costante domanda di emozioni e sensazioni sempre più forti, sconvolgenti, liminari.

In una simile prospettiva, l’ipotesi di rimanere “in pace” in una camera è, quanto meno, improponibile ed, indubbiamente, una fonte di infelicità, frustrazioni, angosce…

Ovviamente “in pace” suppone che, nella suddetta camera, il soggetto non abbia a disposizione nessuna delle varie finestre che lo immettano nel Villaggio Globale (computer, smartphone…) o altre analoghe “distrazioni”. Dovrebbe rimanersene lì, solo in un angolo del mondo (il “mio Mondo”), fuori dal Mondo (in sè, in quanto tale), per poter accedere al suo microcosmo interiore (il suo “io”).

Si tratta di un’impresa ardua perchè esige che, per una volta, azzittiamo tutto il turbinio che c’è all’esterno, per lasciar parlare, per interrogare, per ascoltare il nostro io, la nostra coscienza, la nostra essenza più profonda e più vera.

L’infelicità è proprio la perdita della capacità di trovare uno spazio-tempo da dedicare a noi stessi, da utilizzare per pensare, riflettere, meditare su noi stessi, sul nostro essere parte dei multiversi orchestrati in modo tanto perfetto nel macrocosmo.

Perchè la felicità è la possibilità di realizzare la nostra essenza più profonda, sarebbe impossibile pensare di raggiungerla prescindendo da un rapporto diretto e trasparente con il nostro Io, con il nostro essere In-divisus, unico, indivisibile ed irripetibile.

Il fatto che molti oggi non sappiano e non riescano a rimanere soli con sé, in silenzio, a meditare, a pensare, ma abbiano sempre bisogno della televisione, della musica, del computer acceso è un sintomo di debolezza, di insofferenza, di mancanza di equilibrio, di  infelicità, di fuga prima ancora che dagli altri, da se stessi.

Recuperare la dimensione slow e dell’antico otium latino, sono una delle vie maestre che consentono di avvicinarsi alla Felicità.

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