Ben occhi di vetro vedeva con le orecchie e l’ecolocazione

Nel nostro viaggio alla scoperta del Wellthiness è fondamentale riuscire a capire che tutti abbiamo delle facoltà delle doti recondite e che, allenandole, potremmo arricchire la nostra esistenza rndendola sempre più ricca di esperienze autentiche, sempre più multiemozionale e polisensoriale senza il bisogno di ricorrere a vari artifici e strumenti che fongono da estensioni del nostro Sè o a sostanze in grado di fornire un’illusoria felicità. 

Ben Underwood era un altro  ragazzo cieco che aveva imparato, da autodidatta, ad utilizzare l’ecolocazione e l’ecosonar, ossia il riflesso del rumore dei suoni sugli oggetti, per vedere.

Come Daniel Kisch, del quale abbiamo parlato qualche settimana addietro, Ben ci dimostra le straordinarie potenzialità dei nostri sensi, ma a differenza del bambino inglese, nessuno gli ha insegnato la tecnica dell’ecosonar.

Nato vedente, in tenera età era stato costretto a subire un intervento di asportazione degli occhi colpiti da tumore.

Quando si era risvegliato ed aveva capito di non poter più vedere, la madre lo aveva rassicurando dicendogli che da allora in poi avrebbe potuto vedere con le orecchie, con il naso e con il tatto.

E così fu.

All’età di 7 anni ha imparato ad utilizzare l’ecolocazione: schioccando la lingua, riusciva a muoversi come una persona normalissima.

Schettinava in strada con la medesima sicurezza dei coetanei vedenti, riconosceva la presenza di oggetti, persone, ostacoli lungo il percorso, giocava a basket e persino ai videogame.

Ben è stato uno dei primi casi studiati a livello scientifico per capire come avesse potuto affinare una simile capacità.

Le indagini scientifiche hanno dimostrato che il suo udito era identico a tutti gli altri, non aveva affinato particolari capacità, non si era evoluto. Ben non era un super-sensitivo.

Il segreto era esclusivamente nella capacità di utilizzare meglio le doti innate e le potenzialità che tutti abbiamo e che, spesso, trascuriamo o non sappiamo gestire in modo efficace.

Il suo cervello aveva imparato a trasformare le informazioni sonore in immagini visive, con una specie di processo sinestesico.

Così, oltre a pattinare, giocare a basket, andare in bicicletta era anche abilissimo a giocare ai videogame.

L’ecolocazione e l’ecosonar sono applicati con altrettanto successo dai delfini e dalla marina per identificare gli oggetti sotto acqua.

La differenza è che Ben riusciva ad avvalersi dell’ecolocatzione non nell’acqua dove il suono si irradia in modo molto più forte, ma nell’aria e senza il supporto di nessuna tecnologia.

Purtroppo, però, la storia di Ben non è a lieto fine poichè, il tumore che avevano cercato di bloccare asportandogli gli occhi, alla fine ha avuto il sopravvento.

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3 Risposte to “Ben occhi di vetro vedeva con le orecchie e l’ecolocazione”

  1. […] è una strategia che pochi (tra i quali c’era anche Ben Underwood) non vedenti sanno utilizzare, ma che può aiutarli a rendersi indipendenti e ad avere […]

  2. Non riesco bene a capire come la spiegazione del modo in cui Ben vedeva possa spiegare il fatto che egli giocava ai videogiochi…
    Trovo scritto :”Il suo cervello aveva imparato a trasformare le informazioni sonore in immagini visive, con una specie di processo sinestesico.

    Così, oltre a pattinare, giocare a basket, andare in bicicletta era anche abilissimo a giocare ai videogame.”

    Quello che voglio dire è che i videogame emettono sì suoni, ma questi non sono strettamente collegati alle immagini che si vedono sulo schermo: Se nello schermo appare un albero esso non è rilevabile dal sonar.. Normalmente i videogiochi emettono suoni come conseguenza di azioni che vengono eseguite (es colpire la pallina) non suoni che fanno presagire l’arrivo della pallina, e anche se lo facessero tale suono non può descrivere la posizione della pallina nello schermo: è un suono preregistrato sempre uguale…

    Io non voglio assolutamente dire che non sia vero che Ben giocasse ai videogiochi, affermo però che la spiegazione scientifica che viene data relativamente al suo modo di vedere non può spiegare come lui potesse giocare ai videogiochi!
    Salute

    • Caro Amos vorrei avere una rispsta alla tua domanda ma, purtroppo, non ce l’ho. Nei vari video che si trovano online e sui vari articoli tratti dalle conache e dai report scientifici che ho letto non si dà mai una spiegazione di come potesse giocare ai videogame. Le tue osservazioni sono correttissime e pertinentissime e le sttoscrivo in pieno, ma non sarei onesta se mi inventassi una risposta al dubbio che hai sollevato.
      Rimanendo alle evidenze, i video che si trovano su YouTube, inclusa la testimonianza del medico che seguiva Ben, mostrano che egli giocava ai videogame ma non si riesce a capire come. Indagherò ancora un po’ e spero di riuscire a risolvere l’enigma. 🙂

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