LA MIA NATURA MI OBBLIGA A ONDEGGIARE, A PERPETUARMI NELL’EQUIVOCO, E SE TENTASSI DI DECIDERE IN UN SENSO O NELL’ALTRO PERIREI DELLA MIA STESSA SALVEZZA (Emil Cioran)

L’Autore lamenta la propria incapacità di svincolarsi dal mondo delle apparenze. Un mondo che, in termini filosofici, potremmo definire come fenomenico (formato da fenomeni, da rappresentazioni di un noumeno), nel quale è immerso ed intricato.

La nostra condizione umana, oggi, è sempre più in sospeso, non solo tra un semplice mondo delle idee, un Iperuranio platonico o neoplatonico ed un mondo della concretezza, dell’empiria.

L’In-divisus non si trova ad oscillare, come un pendolo tra due semplici polarità oltre al moto lineare ne ha uno ondivago, uno rotatorio, uno musicale, uno rosso, uno felice… 

Inserito in una serie di multiversi poliesperienziali, pluriemozionali, multisensoriali, polirelazionali… ciascuno di noi deve riuscire a gestire il proprio sè, a sua volta multiplo, le sue molteplici reti di relazioni, la più o meno complessa gamma di appartenenze multiple… 

Per riuscirvi il segreto è che ci mettiamo al centro e tentiamo di orchestrare le narrazioni della nostra esistenza e del mondo in modo tale da trovare il “bandolo della matassa”.

Per riuscirvi è indispensabile che compiamo il passo decisivo guardando al di là delle apparenze, della torbida e grigia quotidianità.

Si tratta di un’azione che ci consente di acquisire la coscienza, la riflessività che invero, non è coretto affermare che la nostra natura ci obbliga a continuare ad ondeggiare ed a continuare a perpetuarci nell’equivoco, per evitare di perire per mano della stessa salvezza agognata.

Quando decidiamo (de-cido, taglio) possiamo essere causa del nostro perire se dissolviamo il senso che abbiamo attribuito a noi e al mondo. Altrimenti al scelta è connaturata e parte stessa del significato e va a completare la nostra essenza.

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2 Risposte to “LA MIA NATURA MI OBBLIGA A ONDEGGIARE, A PERPETUARMI NELL’EQUIVOCO, E SE TENTASSI DI DECIDERE IN UN SENSO O NELL’ALTRO PERIREI DELLA MIA STESSA SALVEZZA (Emil Cioran)”

  1. grigettogigio Says:

    nota x l’autore:
    non so se le citazioni siano tue o meno, mi da l’impressione dello stile poetico di boston, dove c’era l’invenzione dell’acustica e del cortometraggio, descritti e trattati simili al tuo stile, caro signor egregio carlo bini, quella provocazione o giustificazione di cui ogni scienziato ricopre la sua meritocrazia, viene da una mancanza di fiducia in ciò che è stato scoperto, ecco perchè siano infelici gli scienziati e alcuni siano usciti pazzi, è tutto li! si, il problema a parità dell’est europa sono dell’idea che dal periodo post industriale a oggi abbiamo fatto dei progressi ma non sappiamo fermare una macchina messa in azione dall’uomo, come dire che un uomo è più scemo di una formica, è uno strano paradosso, ma dalle conclusioni che si possono prendere dai percorsi di questi illustri personaggi, sfugge qualcosa di radicalmente vitale, cioè l’obiettivo meccanico di conseguire senza coerenza e concretezza da parte di chi riceve, simile alla noia, simile all’abuso di un farmaco omeopatico nelle mani sbagliate! ( ho un difetto faccio commenti troppo lunghi, questo inoltre mi sa per certe cose sono uscito fuori tema )

    • Ciao Caro Amico, non ti preoccupare, non esiste una lunghezza “giusta” per le risposte. Non ho capito, però, a chi ti riferisci come “autore”.
      Se a me, non sono Carlo Bini, e ti assicuro che prendo solo una frase, una massima, una sentenza famosa, ci rifletto e condivido con voi quanto ho pensato.
      Non c’è nessuna volontà di emulare nessuno nè, tanto meno, una copiatura di qualche scuola in particolare.
      Grazie Ada

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