Siamo tutti solo ologrammi? Scienza, stringhe e Wellthiness

Una delle cifre del cambiamento di paradigma che ha inaugurato la nuova era contempla anche una profonda revisione del ruolo e del significato della scienza.

 

La scienza, con le sue verità e le sue teorie, è stata per secoli il fulcro del Positivismo e ha segnato il mito del pregresso sul quale si è basato tutto lo sviluppo degli ultimi duecento anni. Ma, come tutte le grandi narrazioni, ormai da anni, ha incominciato a scricchiolare, a doversi confrontare con una crescente serie di aporie e di contraddizioni che ne hanno progressivamente inficiato l’inconfutabile auctoritas.

In un quadro tanto complesso, la scienza stessa si sta profondamente rinnovando e sta abbandonando le sue tradizionali torri eburnee per avvicinarsi alla gente comune che, dall’altro canto, ha un atteggiamento di attrazione-repulsione piuttosto ambivalente nei suoi confronti.

Quali sono, dunque, le nuove teorie con le quali la scienza cerca di interpretare la nostra vita ed il nostro mondo e, prima ancora, come la scienza sta cercando di riconquistare spazio nei nostri cuori, sta cercando di reincantarci e di quotidianizzarsi per smettere di essere qualcosa di inarrivabile, incomprensibile, astruso e diventare parte viva della nostra esistenza?

Una risposta viene dal festival della Scienza di New York.

Brian Greene lavora in un mondo dove tutte le regole del ragionamento scientifico e l’immaginazione, fondendosi insieme, portano a formulare le ipotesi più estreme ed esplorano le verità più improbabili.

Greene ed altri “teorici della stringa” stanno cercando di valutare un possibile scenario nel quale tutti noi ed i mondo che ci circonda saremmo, in realtà, soltanto una proiezione olografica tridimensionale di dati bidimensionali che esistono al di fuori dell’universo a noi accessibile.

Si tratta di un  ‘un concetto del  tutto assurdo per chi non ha dimestichezza e non capisce la struttura logica della matematica complessa alle sue spalle. Per ciò molti potrebbero decidere che sia un altra delle solite speculazioni teoriche, più o meno paradossali, da lasciare agli accademici.

Ma Greene intende coinvolgere il pubblico e condividere, anche  con la gente comune, l’eccitazione per la scienza che, per inciso, anche negli Stati Uniti sta iniziando a perdere il suo usuale appeal, in alcuni contesti. Perciò Greene vuole portare anche le idee più complesse alla portata di tutti. Da qui il suo impegno durante la settimana del World Science Festival, che si terrà a partire dal 2 giugno a New York.

“L’idea – spiega Greene- è di trovare… i racconti e le di questi programmi presentandoli in modo avvincente così che consentano alla gente di sentirsi immersa in un’esperienza vera piuttosto che di assistere, semplicemente, ad una lezione”.

L’aspetto di Greene, con il suo giubbitto in pelle stile college è appropriato ad un uomo che ha cercato di spiegare il funzionamento interno del possibile universo nel suo ultimo libro  “L’universo elegante”.

Il fisico ha fondato il Festival nel 2008, con la moglie, Tracy Giorno.

In un certo senso, dicono, è un prolungamento del suo lavoro scientifico che cerca di tradurre in un linguaggio divulgativo i termini fondamentali della teoria delle stringhe – l’idea che l’universo e le sue forze più fondamentali potrebbero essere spiegate meglio se tutto intorno a noi fosse costituito da minuscole, corde vibranti.

Greene non è l’unico scienziato al lavoro per mostrare alla gente comune l’importanza del campo, e che sperano di renderlo più attraente per i giovani.

Nonostante le recenti polemiche che hanno investito la cosiddetta era del “geek chic” (l’attrazione per la scienza considerata come qualcosa si chic), molti adolescenti continuano ancora a considerare la scienza, in gran parte, come una materia noiosa da studiare a scuola, secondo  Michio Kaku, un alto teorico delle stringhe che funge da presentatore al festival, e che ha costruito la sua carriera cercando di portare al pubblico la sua scienza.

Malgrado gli US abbiano sempre brillato nel settore scientifico, attualmente sembra stiano perdendo il loro tradizionale prestigio.

Le statistiche mostrano che il numero dei liceali che superano gli esami di scienze è quadruplicato dal 1990 al 2008, ma tra il 2000 e il 2006 gli US sono passati dal settimo al tredicesimo posto nella classifica del livello di alfabetizzazione scientifica dei ragazzi quindicenni che hanno partecipato ad una prova internazionale.

Greene è preoccupato del fatto che gli US stanno perdendo la leadership nel campo scientifico, oltre che in vari altri settori.

A dare una rapida idea della progressiva disaffezione nei confronti della scienza è il fatto che, quando la Columbia University, dove insegna Greene, ha ricevuto una sovvenzione per post-dottorandi americani, ha affaticato a trovare gli studiosi da finanziare.

E, mentre la NASA ha fermato nuove missioni di astronauti in orbita intorno alla Terra, Greene e gli altri fisici lamentano ancora gli effetti negativi della perdita di un grande progetto annullato nel 1993 che avrebbe potuto avviare scoperte entusiasmanti simili ai risultati ottenuti dal Large Hadron Collider di Ginevra.

“Se il Superconducting Super Collider fosse stato costruito in Waxahachie (Texas), il mondo intero sarebbe dovuto venire qui da noi per fare le collisioni di particelle per riprodurre le condizioni del Big Bang. Questo sarebbe stato molto meglio per l’America? Sì, credo proprio che sarebbe stato un elemento positivo per la scienza americana “, prosegue Greene.

Il Large Hadron Collider, che è stato parzialmente finanziato dagli Stati Uniti, ed è già diventato parte della storia della scienza grazie alle scoperte ed alle attività che vi si svolgono (ricordiamo, tra l’altro la notorietà che ha acquisito anche a livello massmediatico quando migliaia di persone, nel 2008, si sono mobilitate per cercare di bloccare l’esperimento in corso, paventando persino l’estinzione della terra).

E, mentre la scienza negli US si offusca, iniziano a sorgere nuovi astri. Così, sebbene gli US, responsabili di un terzo dei 1.100 miliardi dollari spesi in tutto il mondo nel 2007, detengano ancora la leadership, devono iniziare a guardarsi dall’ascesa, tra gli altri, della Cina sta superando di gran lunga gli US sia nel numero di ricerche compiute sia nell’entità degli investimenti stanziati per la scienza.

“Forse, se gli americani capissero perché la scienza è vitale, interessante e proficua, farebbero pressioni sul Governo perchè finanzi i nostri progetti” commenta  Greene.

Il Festival si propone proprio di rendere la scienza una parte più integrante dello scenario culturale rendendola tanto familiare quanto lo sono la danza o la musica.

La commistione tra scienza e l’arte, impensabile fino a qualche anno fa, è un’ulteriore prova di come, in un approccio olistico di unità-nella-molteplicità, crollino i vecchi muri e si formino inedite ed originali sinergie.

Così, alla coreografa Karole Armitage è stato chiesto di creare un balletto per illustrare i concetti dalla fisica contemporanea.

Accanto alle espressioni artistiche, un ricco calendario di  tavole rotonde cerca di affrontare temi che comprendono la plausibilità della scienza di “Star Trek”.

L’idea che Greene intende trasmettere al pubblico è che esistono universi multipli e che possano manifestarsi.

“Uno degli scenari più popolari di fantascienza – un universo alternativo nel quale le persone si trasformano in replicanti, simili e, non di rado la loro versione negativa- è una possibilità remota”spiega Greene.

“Invece, è più probabile che universi multipli coesistano come se si trattasse delle bolle in una vasca con il bagnoschiuma. L’espansione estremamente veloce dell’universo a partire dal nostro lontano passato, in combinazione con gli elementi della teoria delle stringhe, fa sì che la nostra ipotesi sia possibile”, prosegue Greene.

L’ipotesi che tutti siamo ologrammi proiettati e che dimostri la natura illusoria del nostro mondo 3-D  è un altro argomento tema affrontato dal Festival.

Il tentativo di Greene è di spiegare dove si troverebbe la sede della nostra coscienza se fossimo davvero solo proiezioni, è intrigante, sebbene poco confortante: “La coscienza non è altro che i processi fisici che si svolgono nel cervello. … La coscienza è solo un’interazione di particelle”.

Ammesso che una simile argomentazione non manchi di sollevare molti dubbi e perplessità in merito a tutte le altre dimensioni esistenziali che contraddistinguono l’In-divisus, i suoi rapporti con gli altri e con il macrocosmo, è, comunque, da sottolineare, ancora una volta il grande cambiamento generato dall’attuale paradigm shift che si riscontra a tutti i livelli: dal modo nel quale la scienza si relaziona alla gente alle teorie che propone.

Infine va ribadita e sottolineata la centralità che va assumendo la teoria delle stringhe alla quale si ricollega la M-Theory, con l’idea dell’unità-nella-molteplicità che riecheggia in modo evidente sullo sfondo del discorso del Wellthiness e dell’In-divisus.

Una Risposta to “Siamo tutti solo ologrammi? Scienza, stringhe e Wellthiness”

  1. grigettogigio Says:

    se non ti offendi caro scrittore a dire la mia pure qui ne aprofitto che non commenta nessuno,
    la scienza è un inganno come dici appositamente tu all’inizio, perchè esistono gli ologrammi? non è una domanda idiota, è un attimo dove la percezione viene colta dall’intuito, rientra anche qui il razionalismo, è un ologramma per il semplice fatto per quanto bella possa essere l’arte ( a me piace molto ) ancora di più se prodotta con dimostrazione, non bisogna perdere di vista perchè la storia della dimostrazione scientifica sia nata, non lo dice solo la chiesa, lo dicevano gli stessi scenziati del 700, o inizio 800, prima di deviarsi col razionalismo, la scienza può fare conquiste, ma a chi credi che vanno? l’ologramma è non è un invenzione della mente, ma i regimi della scienza non hanno paragoni con la storia dell’uomo, perchè è nata la dimostrazione? era stata una provocazione, usata tramite il paragone, così chiunque chieda, come diceva karl popper, la risposta è seguita dalla domanda che avvolte per istinto o per ridicolagine precede la premessa che sfugge! ecco l’ologramma, x come la vedo io, persona comune normale e ignorante, individualista cittadino! non offenderti….non è un giudizio in merito, cosa penso generalmente

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