TU SEI LA PRIMA PERSONA DIVERSA CHE VUOLE ESSERE UGUALE. E QUESTO, DAL MIO PUNTO DI VISTA, E’ CONSIDERATO UNA MALATTIA MOLTO GRAVE (Paolo Coelho)

L’In-divisus, in virtù del suo essere un soggetto unico ed irripetibile, è, in sé e per sé, sempre e comunque, diverso.

 

Il distinguersi dagli altri è sempre stato un’arma a doppio taglio, proprio come l’omologarsi. Entrambi presuppongono la presenza di una determinata, cultura, di particolari valori e stili di vita.

In un certo senso, all’interno della società, l’essere uguale e l’essere diverso non sono due condizioni esclusive.

Lo insegnava molto bene Simmel secondo il quale la moda ha sempre due aspetti: da un lato serve ad identificare, a dare modo di sentirsi membri di un gruppo, di una casta, di un ceto, di una classe, di una tribù, e nel contempo, mentre demarca il territorio di appartenenza, segna anche le comunità dalle quali si è esclusi.

A complicare tutto, oggi noi viviamo in una condizione estremamente innovativa rispetto al passato perchè non apparteniamo più ad un solo gruppo per tutta la vita (nasci nobile e muori nobile) o in modo esclusivo a più gruppi in successione (prima sono uno studente, poi un operaio, infine un pensionato). Attualmente la nostra esistenza si articola su una miriade di diverse appartenenze che ci vedono, nel contempo, studente e lavoratore ma anche insegnate e datore di lavoro, marito e amico, figlio e padre, rinomato professionista, appassionato di golf ma anche della Ducati, somellier ed appassionato di pilates…

L’appartenenza multipla è speculare alla molteplicità delle parti che recitiamo sui diversi palcoscenici calcati ogni giorno (scuola, ufficio, palestra, beauty center, biblioteca…), salvo poi essere sempre noi, in quanto In-dividui, a gestire i diversi ruoli mettendoli dentro un unico copione che ha un significato speciale (la nostra esistenza).

Se, riprendendo la metafora di Goffmann, siamo attori intenti a recitare varie parti su vari palcoscenici, siamo anche persone, nel senso etimologico del termine (personam, come è noto, era la maschera indossata dagli attori del teatro romano. Una maschera con una particolare espressione che indicava uno specifico stato d’animo.) Così, noi quando ci relazioniamo con gli altri indossiamo, ora la maschera del figlio, ora del genitore, ora dell’amante…

Tralasciando qui la questione dell’autenticità, ammesso che tutti i ruoli si ricongiungono nella stessa soggettività che li gestisce come tante sfaccettature di un unico Sè, l’essere diversi non è tanto un dis-valore quanto un valore.

Ovviamente la società, abituata, per decenni, all’omologazione, alla standardizzazione, all’uguaglianza,  affatica ad entrare nel nuovo paradigma.

Ciononostante i sempre più dirompenti trend alla customizzazione, alla massclusivity (esclusività di massa), al tailor made, al su misura contro l’one size fits all, dimostrano che l’era dei prodotti, dei consumi, dei mezzi di comunicazione di massa ha ormai segnato il passo.

La diversità è ormai all’orizzonte come un valore. Un valore favorito dalla globalizzazione, dalla creolizzazione, dal meticciamento, dall’empatia…

Ovviamente saremmo ingenui ed illusi a credere che tutto cambi da un giorno con l’altro: si tratta di un processo lento, un percorso difficile.

Il diverso, in quanto tale, viene sempre visto con diffidenza, con timore, con sospetto: è naturale, è umano. Ma se a ciò accostiamo anche valori come la tolleranaza, l’empatia, il rispetto, l’amore, la consapevolezza che il destino di ciascuono di noi dipende anche dagli altri… allora siamo pronti per la nova era.

L’egoistico e narcisistico individualismo e, dall’altro lato, l’omologazione della modernità sono ormai tramontati al sorgere dell’alba dell’era dell’In-divisus.

Il principio dell’unità-nalla-molteplicità è il nuovo valore. L’essere se stessi, diversi ed orgogliosi di esserlo, ma senza imporre la propria diversità come un valore assoluto. Rispetto e tolleranza reciproci sono cardini di una società dell’empatia, dell’interconnessione, della valorizzazione delle sfumature, delle prospettive.

Ogni sfaccettatura del mondo, del nostro Sè e delle nostre appartenenze multiple ci rendono  sempre diversi sia da noi stessi sia dagli altri.

Il diverso è, poi sempre una questione di punti di vista: in un mondo di biondi è diverso un moro, in un gruppo di bassi uno alto, in una comunità di donne vestite con il burqua è una con abiti europei, in una comunità di non vedenti è diverso chi vede…

A nostro modo, ciascuno di noi è diverso, ma tutti abbiamo la stessa dignità…

La malattia è l’annientamento della nostra In-dividualità, è il rinunciare a ciò che ci rende esseri umani, irripetibili ed esclusivi…

I segnali deboli che indicano l’avvento dell’era dell’unità-nella-molteplicità aumentano in modo costante ed i seguaci del nuovo paradigma e dei nuovi valori, malgrado le difficoltà che stanno trovando ad affermarsi, sono sempre più

La ricchezza sta proprio nella differenza, nella molteplicità, nelle sfumature, nelle angolazioni, nelle interpretazioni che rivelano tutta l’ecletticità, la creatività dell’uomo, della natura, della vita… e che rappresentano la nostra salvezza

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Una Risposta to “TU SEI LA PRIMA PERSONA DIVERSA CHE VUOLE ESSERE UGUALE. E QUESTO, DAL MIO PUNTO DI VISTA, E’ CONSIDERATO UNA MALATTIA MOLTO GRAVE (Paolo Coelho)”

  1. grigettogigio Says:

    il mio è solo un commento fugace, come il vento d’autunno.
    Penso la differenziazione spesso nella fase evolutive delle persone, non sono uno statista, però ti posso dire, a parer mio la gente è distratta, non so se sia un bene o un male x essa stessa anche se penso di no, molta gente confonde la percezione coi sentimenti, la parte buona della storia sotto il profilo classico, scientifico, artistico, storico, lettarario, e che almeno in maggioranza dei casi, non per questioni di carriera o meritocratiche, guardassero l’evidenza, ovvero, i sentimenti una cosa, la percezione un altra, oggi l’identificazione la si vuole fare con l’uno e l’altro, mi ritorna in mente quel motivo x per cui nel razionalismo freud tradì jung, x andarsene coi riduzionisti razionalisti idealisti, che pensavano dalle carogne in putrefazione potesse nascere una nuova specie animale, in altre parole, giustificare l’azione malvagia attraverso una deviazione dei sensi, che è di una assurdità univoca, menomale che sono poche persone nella storia dicevano queste idiozie!
    LA GENTE NON SA CHI é A MALAPENA SA COME SI CHIAMA, E COLPA DEL PROGRESSO, PERCHE NELLA VITA NON è GIUSTO CHI SA COME TRARRE SOLO L’UTILE E ..ogni nodo viene al pettine..

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