Qualche spunto sui bambini indaco ed il loro rappoto con l’In-divisus del Wellthiness

L’In-divisus, il protagonista della nuova era del Wellthiness appartiene alla nuova razza di esseri umani dei quali tanto si parla: gli indaco?

Mettendo tra parentesi tutte le valenze esoteriche, millenaristiche, mass-mediatiche ed, in fine anche commerciali, che stanno enfatizzando in modo parossistico il tema, la risposta è, almeno in parte positiva.

E, comunque, indipendentemente dalla veridicità o meno dei fenomeni preconizzati per il 2012, consta, di fatto, che un numero crescente di persone, per diversi motivi, sta prestando attenzione e dimostra una forte sensibilità al tema.

Ciò è, in sè, un segnale più o meno evidente di un’esigenza, di particolari dinamiche relazionali, emotive, psico-sociologiche che stanno attraversando il globo e che meritano di essere interpretate, capite, spiegate, anche perchè sono parte dell’epocale cambiamento di paradigma che ci sta introducendo in una realtà affatto diversa dal passato.

Ma chi sono i bambini indaco?

Tutto prende le mosse dalla considerazione che il corpo di ciascuno di noi genera un’aura che può essere rilevata tramite appositi strumenti ed, alcuni sensitivi sostengono di poter vedere.

Alcuni studiosi sostengono che ci sia una relazione tra il colore dell’aura e le facoltà possedute dalla persona. Inoltre, l’aurea può rimanere costante oppure variare, anche improvvisamente nel tempo.

La definizione “Indaco” è comparsa, per la prima volta, in un testo del 1982, a cura di Nancy Ann Tappe (Capire la vostra vita attraverso il Colore).

Tappe è una sensitiva e terapeuta che sostiene di riuscire a vedere l’aura ossia, nel suo linguaggio, “i colori della vita”  leggendoli con un suo particolare metodo.

Alla fine degli anni Settanta, Tappe ha incominciato a rilevare che i colori delle auree stavano subendo una trasformazione con l’affievolirsi progressivo di certe tinte (fucsia, rosso cremisi) e la progressiva comparsa di qualche aurea indaco.

L’impegno attivo nella ricerca è, però, iniziato nel decennio successivo allorchè molti genitori, preoccupati dei comportamenti anomali, “fuori dagli schemi” dei figli, si sono rivolti a lei per cercare delle spiegazioni. Tappe si è così accorta che l’aurea dei bambini analizzati aveva in comune una tendenza al colore violaceo-azzurrognolo. Donde la definizione “Bambini Indaco”.

Il tratti salienti dei bambini indaco possono essere riassunti con le parole di Lee Carroll e Jan Tober (in “The Indigo Children”).

“…Un Bambino Indaco è una creatura che possiede attributi psicologici insoliti e particolari e che ha un modello comportamentale diverso da quelli a cui siamo abituati.  Di conseguenza, molto spesso i genitori di questi bambini si trovano spiazzati ed impreparati nel difficile compito di educare i loro figli. Ignorare questi nuovi modelli significa creare squilibrio e frustrazione nella mente di questi preziosi bambini. Ci sono diversi tipi di bambini Indaco, ma per ora ci limiteremo a darvi un elenco delle loro principali caratteristiche con i più comuni modelli comportamentali.

Vengono al mondo con un senso di regalità (e spesso agiscono con regalità)

Pensano di “meritarsi di essere qui” e sono sorpresi quando gli altri non condividono questo loro punto di vista

Non hanno problemi di autostima. Spesso essi dicono ai loro genitori “chi sono”

Hanno difficoltà ad accettare  l’autorità (soprattutto quando è imposta ed immotivata)

Si rifiutano di fare alcune cose. Per esempio non amano aspettare in coda

Si sentono frustrati dai metodi  tradizionali che non richiedano l’impiego della loro creatività

Spesso, sia a casa sia a scuola, trovano la soluzione più logica per fare le cose, il chè può farli apparire anticonformisti e ribelli

Sembrano asociali a meno che non si trovino con i loro. simili.  Se non ci sono bambini con la loro stessa consapevolezza, si sentono incompresi e  tendono a chiudersi in se stessi. L’ambiente scolastico  è spesso estremamente difficile per loro

Non rispondono a discipline basate sul senso di colpa

Non si sentono in imbarazzo a parlare delle loro necessità…

La prevalenza dell’uso delle funzioni collegate alla parte destra del cervello rispetto alla sinistra, la capacità di servirsi di alcune facoltà speciali intrinseche nell’uomo ma spesso trascurate, la polisensorialità e la sinestesia, lo specifico legame che li unisce, la loro possibilità di essere in collegamento empatico con la realtà del passato (alcuni sostengono di ricordare della loro esistenza precedente), con il presente e con il futuro (si ritiene siano la nuova razza umana che, in virtù di una diversa frequenza energetica sono destinati a traghettarci all’interno della realtà in stato nascente) mostrano sorprendenti affinità proprio con l’In-divisus del Wellthiness.

Rimandando ai successivi post un’analisi più scientifica ed accurata del fenomeno, è, comunque significativa la convergenza alla quale discipline scientifiche, opinione pubblica, aspettative individuali giungono che segnala il profondo mutamento antropologico, socio-relazionale, emozionale, sensoriale, cognitivo, psicologico, spirituale in corso.

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