La “stampante” che crea organi umani su misura

Personalizzazione, customizzazione, taylor made: benvenuti nell’era dell’In-divisus.

Ma poichè è anche l’era del Wellthiness la medicina e le altre discipline che gravitano attorno al baricentro del grande valore del Benessere-Felicità-Salute, si stanno attrezzando per lasciarsi alle spalle le soluzioni one-size-fits-all cercando di creare medicinali, terapie, itinerari preventivi e riparatorii ad hoc.

Nel mercato dei prodotti si parla di mass-customization, personalizzazione di massa, la creazione di beni completamente personalizzabili, senza dover interrompere la catena produttiva resa possibile dall’applicazione delle nuove tecnologie.

Che cosa accade, dunque, quando i tre fattori  del Wellthiness, della personalizzazione e delle nuove tecnologie si incrociano?

Lo stimolo alla ricerca è ampiamente foraggiato dal trend che, in tutti i settori, chiama ciascuno di noi ad essere sempre più protagonista e responsabile della propria esistenza, a non accontentarsi più di soluzioni o prodotti omologati e, di esigere, invece, delle risposte studiate ed elaborate sulle sue esigenze personali.

E se, in campo medico, le ricerche sulle cellule staminali  stanno guardando anche in tale direzione e spingono sempre più in alto l’asticella della personalizzazione, non minore è il contributo delle nuove tecnologie.

Così, pare non molto remota la possibilità, da parte dei medici, di “stampare” nuovi organi su misura per i pazienti che necessitano di trapianti.

La società californiana Organovo di medicina rigenerativa ha presentato un prototipo di macchina in grado di “stampare”  nuove arterie.

I dirigenti dell’azienda ritengono che la loro strumentazione potrebbe essere applicata anche per creare nuovi organi.

La macchina è basata su una tecnologia di stampa laser in 3D già impiegata  per realizzare parti nuove dei macchinari industriali.

Ma, qui, invece di assemblare strati di plastica e metallo, il “bioprinter” mette insieme tessuti viventi.

Le cellule viventi vengono posizionate, con microscopica precisione, su sottili fogli di gel mediante delle apparecchiature laser.

Dopo aver completato un primo “foglio” di cellule ne vengono sovrapposti diversi  altri strati  e le cellule iniziano a fondersi tra loro.

“Alla fine l’idea sarebbe di dare la possibilità ai chirurghi di avere a loro disposizione i tessuti dei quali hanno bisogno creandoli su richiesta, per usi diversi”, spiega l’amministratore delegato dell’Azienda Organovo Keith Murphy.

“Il modo migliore per farlo è di dare in mano ai ricercatori un certo numero di bio-stampanti così che inizino a creare tessuti tridimensionali su richiesta”.

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