CHI NON RIESCE PIU’ A PROVARE STUPORE E MERAVIGLIA E’ GIA’ COME MORTO E I SUOI OCCHI SONO INCAPACI DI VEDERE (Albert Einstein)

Lo stupore e la meraviglia sono l’intensità che si concentra in un guizzo d’intelligenza, pampi di vita che ci illuminano la mente, fiotti di emozioni che ci riscaldano il cuore, flussi di energia che ci donano un’esistenza più autentica ed intensa.

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Lo stupore di fronte al microcosmo ed al macrocosmo, la nostra capacità di lasciarci sorprendere, di contemplare rapiti le meraviglie dei multiversi, di rimanere in ascolto della loro voce, delle loro sinfonie, delle nostre idiosincrasie, di lasciarci attraversare dal loro mistero e sedurre dal loro magnetismo, sono prima ancora che i perni della riflessione filosofica occidentale, la via maestra con la quale ci accostiamo al mondo.

Aristotele descriveva la meraviglia come uno stato mentale capace di stimolare il pensiero speculativo.

La meraviglia è la nostra disponibilità a mettere tra parentesi i nostri pre-giudizi, i nostri pre-concetti, per lasciare spazio alla nostra intuizione, per lasciarci guidare dalla curiosità di capire e di scoprire, di indagare e di svelare i piccoli e grandi segreti della realtà.

Una cifra dell’era appena iniziata è proprio un rinato desiderio di reincantare la quotidianità, di imparare nuovamente a lasciarci intrigare, conquistare dal mistero, da ciò che non è scontato, evidente.

Il grande successo di alcune trasmissioni televisive che mostrano fenomeni extra-ordinari, gli ultimi successi cinematografici (Avatar in prima linea), il forte trend alle inedite forme di spiritualismo, il progressivo avvicinarci alle dottrine orientali e, più semplicemente, ancora una volta, l’analisi degli interessi della nostra piccola community del Wellthiness testimoniano proprio la sete di meraviglia.

Chi non riesce più a stupirsi davanti alla magia della vita, all’incantesimo dell’infinitamente piccolo ed al deliquio dell’infinitamente grande, agli insondabili meccanismi della quotidianità ed alle sorprendenti dinamiche delle eccezioni, chi resta indifferente a tutto ciò è pietrificato.

Così, ghiacciato in una gabbia di stereotipi, di schemi e paradigmi che privano il suo sguardo della freschezza e la genuinità, fanciullesca, rischia di perdere il gusto dell’autenticità e dell’ingenuità diventando cieco alla bellezza, sordo all’armonia, insensibile al mistero, morto alla vita.

Ma nell’In-divisus di oggi sta gemmando un originale piacere della curiosità, del mistero che gli dà la possibilità di vedere al di là della complessità e di dare un significato a se stesso ed al mondo.

Lo stupore, la magia del reincantamento, sono fertile terreno per costruire esperienze di ben-essere emotivo, spirituale e mentale.

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Una Risposta to “CHI NON RIESCE PIU’ A PROVARE STUPORE E MERAVIGLIA E’ GIA’ COME MORTO E I SUOI OCCHI SONO INCAPACI DI VEDERE (Albert Einstein)”

  1. Susanna Says:

    Penso anche che quando si attraversano momenti complessi, il desiderio di lasciarsi stupire dalla magia della vita è un bisogno ancora più profondo, una ricerca della condizione e sensazione di benessere. Una tensione verso, come dici tu, ben-essere emotivo, spirituale e mentale. A volte faticosa, ma così forte e importante. Tutto ciò dovrebbe essere una costante nei momenti bui, ma anche di luce.
    Ma in quanti “morti alla vita” mi imbatto ogni giorno? Eppure sembrano davvero vivere bene o forse meglio. Quindi ti pongo una domanda: chi vive davvero il benessere?

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