E GLI UOMINI SE NE VANNO A CONTEMPLARE LE VETTE FELLE MONTAGNE, I FLUTTI VASTI DEL MARE, LE AMPIE CORRENNTI DEI FIUMI, L’IMMENSITA’ DELL’OCEANO, IL CORSO DEGLI ASTRI E NON PENSANO A SE STESSI (Sant’Agostino)

L’aria di giugno, per alcuni, inizia a profumare di vacanza.

 

“Vacanza” è, per sè, una mancanza, un posto vuoto, un trono senza regnante, un re senza regno, un presente senza futuro o passato.

La vacanza è l’assenza della quotidianità, lo spezzarsi della routine per accedere ad un livello extra-ordinario.

Spesso però, nella spasmodica ricerca del diverso, finiamo per trascurare il normale e non lo apprezziamo più.

Cerchiamo mete esotiche, destinazioni agli antipodi, non cercando l’incontro con l’altro, la ricchezza della conoscenza, ma, più prosaicamente, tentando di fuggire da noi stessi prima ancora che dalla realtà di tutti i giorni.

Partiamo per terre lontane e ci lasciamo incantare dalla sublime contemplazione delle vette mozzafiato e degli ipnotici flutti marini. dello sciabordio delle onde e della tracotanza dei fiumi, delle misteriose lande liquide oceaniche e delle meraviglie della terra, della flora che esplode di vita in una miriade di delicati colori olezzanti e degli ammalianti diamanti che trapuntano il nero cielo notturno…

Quanta poesia, quanto lirismo, quanta vita cosparge e serpeggia nel mondo che, spasmodicamente o incidentalmente, intenzionalmente o accidentalmente andiamo cercando e scoprendo durante la vacanza.

Molti vivono le ferie come l’unico momento nel quale possono realizzarsi pienamente, possono esprimere tutta la loro essenza più profonda, liberandola dalle catene della normalità. Il loro tentativo di concentrare tutto il piacere, al gioia, l’appagamento nel misero frammento di una manciata di secondi è pericoloso, molto pericoloso.

Rincorrendo le sublimi esperienze, lasciandoci trascinare dalla magia e malia dei paesaggi di bellezza inaudita, di esperienze ricche di emozioni e sensazioni condensate… abbiamo la possibilità di seguire due percorsi.

Il primo ci conduce ad una profonda insofferenza esistenziale nei confronti di noi stessi, del nostro mondo, della nostra vita.

Le bellezze del creato diventano uno pseudo rifugio, un effetto euforizzante, annebbiante che ci illude, per un attimo di essere altri, di essere altrove, di non-essere, invece che di essere di più. Un’esperienza che, alla fine scompare, si dissolve perchè epidermica, esteriore, somatica.

Il paesaggio, per quanto stupendo, non ci racconta nessuna storia, non ci trasmette nessun messaggio furoché un momentaneo pseudo-sollievo.

Ma c’è anche un altro modo di vivere l’esperienza naturale sublime, di immergerci nella vacanza, nella natura. Un modo che ci consente di ritrovare un’armonia interna ed con il mondo esterno.

C’è un’esperienza che non ci discosta da noi ma ci avvicina, ci dà l’occasione di pensare a noi stessi.

La vacanza ed il contatto con la natura, non possono restare un muto canto inaudito. Dobbiamo imparare a leggere al loro interno, a intravedere sullo sfondo della loro bellezza il riflesso di Dio, dell’Assoluto, del Creatore, dell’aldilà, della nostra essenza, del nostro senso.

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