Alle basi della Coscienza Collettiva

Esiste una coscienza collettiva? 

Il quesito intrigante che ha visto cimentarsi centinaia di filosofi, teologi, psicologi, metafisici… occidentali ed orientali, sembra trovi una risposta affermativa anche a livello scientifico.

Si tratta di un notevole passo avanti nella direzione del Wellthiness, che consente di redimere in modo positivo la tradizionale distinzione tra un approccio individualista (peculiare dell’Occidente) ed uno panteista (proprio dell’Oriente).

Proviamo qui a vedere i presupposti della questione.

La coscienza collettiva, l’inconscio collettivo, lo spirito collettivo,… sono tutti termini che potrebbero mettere in discussione l’idea dell’In-divisus.

Potrebbero. In un’ottica, non aut…aut (manichea) e non semplicemente et…et (relativista).

Ma in un approccio all’insegna dell’unità-nella-molteplicità, che è alla base del Wellthiness e della Welthenschauung emergente, il condizionale è d’obbligo perché varie evidenze depongono nella direzione di una co-esistenza tra i due concetti di Individualità ed anima collettiva.

Il discorso non sfocia, dunque, in un mero “panteismo” all’orientale, dove si crede che esista un Essere Assoluto, uno Spirito invisibile collettivo del quale tutti partecipiamo. 

In una simile prospettiva, come ho ampiamente analizzato nel capitolo del Wellthiness dedicato alle diverse concezioni religiose del benessere-salute, l’individualità, l’identità, l'”io sono” sono un’illusione.  Si tratta, secondo il Buddismo e l’Induismo, della creazione ingannevole della mente umana che rappresenta la causa prima di tutti i mali, i dolori, le sofferenze alle quali è soggetta l’umanità.

 

 
 
 
 

L'”over-soul”, l’anima superiore della quale parlano i filosofi orientali, corrisponde, dunque, al concetto Veda di Paramatman (in sanscrito la parola param significa “supremo” ed atman “anima”, quindi, letteralmente, sarebbe “Spirito-Supremo”).

Nella metafisica occidentale l’idea di uno spirito collettivo, di un’anima collettiva è, da sempre stata avversata perchè ritenuta incompatibile con il fondamentale concetto dell’individualità.

Quindi, il panteismo, andando a ledere l’essenza stessa dell’essere uomo, la sua unicità, esclusività ed irripetibilità, è, da sempre stato visto con sospetto e tacciato di eresia.

L’idea dell’esistenza di una coscienza collettiva, di un legame tra tutti gli uomini, oggetto di riflessione anche in Occidente, ha trovato la sua consacrazione, a livello psicologico-analitico, in Carl Jung.

Lo studioso ha, per primo, affrontato la questione dell’inconscio collettivo, inteso come un bacino, una riserva delle conoscenze della specie umana.

Il paradigm shift, il cambiamento culturale, antropologico, sociologico, economico… al quale stiamo assistendo ha, tra l’altro, creato i presupposti per la riscoperta dei concetti di olismo che sono alla base anche della visione della coscienza collettiva.

Così, a fronte della complessità crescente, dall’astrofisica alla sociaologia, dall’arte alla psicologia, dalla teologia all’economia, ovunque si stanno cercando di rivisitare i vecchi concetti dando loro un nuovo taglio fondato sul principio dell’unità-nella-molteplicità dove l’individualità non viene annullata dall’appartenenza ad una realtà superiore.  

 

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