SOLO I POVERI RIESCONO AD AFFERRARE IL SENSO DELLA VITA, I RICCHI POSSONO SOLO TIRARE AD INDOVINARE (Charles Bukowski)

La capacità dei poveri e, per converso, l’incapacità dei ricchi di cogliere a fondo il senso della vita, potrebbe apparire un luogo comune o un ineludibile dato di fatto.

Invero, se proviamo a guardare a fondo nella società del Wellthiness e dei suoi primi passi, è evidente che la situazione sia molto più complessa.

I poveri riescono ad afferrare il senso della vita intesa, prima di tutto, in termini biologici.

Preoccupati di dover soddisfare i bisogni primari di Maslow, ossia di sfamarsi, di dissetarsi, di trovare un posto dove dormire, di ripararsi dal caldo e dal freddo, di riprodursi… restano attaccati all’essenza più pura, più naturale, più genuina della vita biologica.

La sentono battere e vibrare nei loro cuori pieni di speranza, nei loro corpi spossati dalla fame e dagli stenti.

Eppure la vita che li attraversa, non di rado, conserva una dignità ineffabile. Ha un’energia primordiale, una forza esplosiva che, però, è nel contempo pacata e mite, dolce ed amorosa, sensoriale ed emozionale.

Ai ricchi dell’era moderna e postmoderna, abituati al superfluo, allo spreco, allo sprezzo della parsimonia, alla bulimia fisica, mentale, emozionale, sensoriale, i ritmi circadiani, i piccoli piaceri della vita sono oscuri, lontani, inaccessibili e, talvolta, incomprensibili.

La crisi, innescando i trend all’autenticità, alla semplicità, alla natura, al wellthiness, alla misura… ha contribuito a riavvicinarli ai meccanismi più genuini e primordiali dell’esistenza così assistiamo a fenomeni inediti di signore in Ferrari che cercano prodotti a Km zero, di ricchi che, costretti a tirare la cinghia, non indugiano più nel consumo vistoso, di mogli di presidenti che si dedicano a coltivare l’orto o ricercano il contatto con la natura, o persino di VIP che si dedicano al volontariato…

Nonostante manchi a loro la conoscenza, in prima persona, del significato profondo della lotta alla sopravvivenza, lo shift in atto verso una società più empatica tocca anche le fasce di popolazione più agiate iniziano a ricercare il senso profondo della vita ed il modo per riavvicinarvisi.

Così, benché continuino a “tirare a indovinare” quale sia il senso della vita, ora sono in grado si coglierlo un po’ meglio.

Per la precisione, però, dobbiamo ammettere che anche la conoscenza della vita degli indigenti è, per certi versi, monca.

Vero è la ricchezza non dà la felicità e che molti progressi hanno l’aria di essere più dannosi che vantaggiosi nella difficile arte di cogliere il senso della vita perchè lo anestetizzano, lo offuscano, lo rendono spurio.

Ma è anche vero che alcuni aspetti, alcuni progressi, alcuni tipi di esperienza offerti dai progressi dell’uomo, possono rendere ancora più piena, più significativa, più intensa, più densa di valore l’esistenza… Possono consentire di toccare con mano, di gustare ed apprezzare il piacere del Wellthiness, del benessere in tutte le sue varie sfaccetature ma anche della salute e di raggiungere così anche livelli ancora più profondi di felicità che sconfina nella salvezza 

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