La curiosa disfida della Nutella: una guerra di comunicazione

Da qualche giorno sta imperversando, a livello europeo, una feroce guerra  con, in prima linea, il prodotto evergreen di Ferrero, il culto di milioni di persone ed, ormai, di decine di generazioni: la Nutella.

Il fenomeno è interessante, oltre perchè va ad intaccare uno dei prodotti di culto e più amati al mondo, e l’invenzione che nessuno è riuscito a clonare, anche perché chiama in gioco il delicatissimo discorso della comunicazione della salute e del Wellthiness.

Tralasciando, un attimo tutto l’amore che lega chiunque alla deliziosa crema di nocciole, analizziamo insieme, oggettivamente, la situazione.

Il maltese John Dalli, commissario europeo alla Salute e protezione dei consumatori, è intervenuto per sedare l’aspra polemica e le molteplici critiche, non di rado infondate ed alimentate da un ampio sostrato di disinformazione, mosse contro le normative europee sui profili nutrizionali dei cibi.

Negli ultimi giorni la Ferrero si è ribellata contro alcune disposizioni previste dalle norme Ue inerenti all’etichettatura alimentare che stanno per essere ri-definite con un nuovo regolamento dell’Europarlamento.

A scatenare la reazione dell’azienda è stata la questione delle indicazioni nutrizionali e salutistiche e del regolamento approvato nel 2006 e già in vigore che va ancora completato.

L’obiettivo dei profili nutrizionali è di consentire all’Autorità europea di sicurezza alimentare di verificare immediatamente se siano fondate e legittime le indicazioni nutrizionali o le promesse salutistiche, spesso millantate, che i produttori utilizzano nelle etichette o nelle campagne pubblicitarie.

Quindi si tratta di un importante strumento di controllo e verifica e non un’ulteriore indicazione da aggiungere sul packaging dei prodotti o un diktat da rispettare ma un benchmarking con una tabella di riferimento per l’Autorità.

Ferrero e la maggior parte dell’industria alimentare europea osteggiano i profili nutrizionali temendo che creino una dicotomia che classifica e certifica i cibi buoni o cattivi in ragione del loro specifico contenuto di grassi, sale e zucchero.

Il vero puctum saliens pare, però, essere un altro: i profili devono rispondere ai criteri di equilibrio dietetico, pertanto l’industria paventa di perdere quote di mercato nei prodotti che non rientrano nelle norme (i prosciutti per il sale, i formaggi per i grassi, la Nutella per i grassi e gli zuccheri).

Dalli sottolinea che “La Commissione non impone i profili nutrizionali ai cibi. I profili entrano in gioco solo se le industrie decidono di reclamizzare il loro prodotto con un messaggio nutrizionale o salutistico”.

“I profili nutrizionali- prosegue il Ministro- e la validazione scientifica dei messaggi servono a far sì che i consumatori siano correttamente informati su ciò che mangiano e sulle sue conseguenze sulla salute, evitando che siano ingannati con indicazioni non fondate scientificamente sulle etichette o attraverso la pubblicità”.

In effetti, malgrado le disposizioni e le regolamentazioni europee, che cercano di salvaguardare gli In-dividui da messaggi ingannevoli, non è difficile imbattersi in commercial, pubblicità, banner, tabelle nutrizionali che si auto-attribuiscono proprietà inesistenti, che cercano di catturare l’attenzione della gente con grandi promesse, che tendono a presentarsi come pozioni magiche della felicità, come elisir di lunga vita, come miracolosi talismani in grado di ringiovanire chi li consuma.

Il discorso della comunicazione va, dunque, distinto dall’altra vertenza che riguarda i prodotti tradizionali.

Al proposito Dalli dimostra una certa apertura verso le difficoltà che si stanno verificando ventilando la possibilità di prevedere alcune deroghe proprio per i prodotti tradizionali.

Il fatto più singolare e curioso di tutta la vicenda è l’intrecciarsi di diversi piani contraddittori.

Le norme in questione ambiscono a tutelare i diritti e la  salute dei consumatori. I consumatori, da In-dividui provetti hanno un occhio puntato alla salute ed ai propri diritti, ed il palato tentato dalla gola.

Così, da un lato vogliono saperne di più di quanto acquistano e mangiano, esigono una maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle aziende, cercano autenticità ed est-etica, genuinità e coerenza.

Dall’altro in virtù dell’edonismo, dell’esperienza polisensoriale e multiemozionale, affettiva e relazionale collegata alla Nutella, sono già scesi sul piede di guerra all’idea che il loro totem venga tolto dal mercato…

Un timore del tutto infondato, almeno per il momento, poichè i profili nutrizionali servono, invece, a difenderli dalle aziende che, in modo del tutto non etico, sia nei confronti del consumatore finale sia dei loro competitor, falsificano la realtà ed attribuiscono ai propri prodotti qualità e proprietà che non hanno semplicemente per vedere di più.

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