COLLA MENTE MURATA, COGLI OCCHI CADUTI IN OBLIO, FARO’ DA GUIDA ALLA FELICITA’ (Giuseppe Ungaretti)

C’è una particolare, lusinghiera quanto ingannevole  felicità guidata dalla morte o dai morti.

Un fantasma di un’esperienza pseudo-positiva che aleggia tristemente nell’esistenza trascinandoci verso mete illusorie, piaceri ingannevoli che promettono gioie infinite, godimenti inimmaginabili ma quando ci si avvicina si scopre che erano semplici miraggi.

Quando ero nel deserto mi è capitato di provare la sensazione disarmante, la profonda amarezza di quando credi di avere visto qualcosa, un sogno bellissimo, una fata morgana che poi si rivela un semplice effetto ottico.

Si tratta di una delusione tanto forte quanto lo era la falsa felicità che aveva suscitato.

Ed il corpo che già ambiva di godere i piaceri dell’oasi all’orizzonte si trova ancora più accaldato ed assetato sotto il sole che pare, così, ancora più rovente e crudele. 

La mente di un morto è murata, chiusa in se stessa, bloccata perciò che guida può offrire alla felicità?

La può solo pietrificare, uccidere, trascinare nel baratro del nulla, del non senso.

La felicità vera non ha bisogno di congetture, di macchinazioni di menti murate: sorge inaspettata e spontanea gorgogliando come la fresca acqua di un allegro ruscello montano.  

È essa a guidare la mente, ad intrigarla, a vivacizzarla dandole nuovi spunti, nuova energia e forza.

Gli occhi di un defunto cadono nell’oblio di tutti i momenti positivi e negativi, delle emozioni e delle sensazioni che hanno ornato minuti interminabili e decenni sfuggiti dalle mani come la fine sabbia della clessidra.

Simili occhi non sono più specchio dell’anima fuggita via. Come possono essere guida per la felicità?

La felicità è una scintilla che nasce dal cuore, che travolge l’anima e rende luminoso lo sguardo: non si accontenta di lasciarsi indirizzare da chi è cieco all’amore, alla solidarietà, alla bellezza.

Non bastano menti murate ed occhi caduti in oblio per guidare la felicità: è essa che ci sorprende e ci vitalizza, che ci diletta e ci gratifica.

Ma solo se non siamo morti, se siamo ancora capaci di scorgere il sublime, di lasciarci meravigliare dai dettagli e trascinare nell’intangibile dimensione dell’anima, della fantasia, della speranza, della serenità che sono della stessa materia della felicità.

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