L’ATTENZIONE ALLA SALUTE E’ IL PIU’ GRANDE INTRALCIO (Platone)

C’è un’attenzione rivolta verso la salute che ci alleggerisce le sofferenze, che ci aiuta a superare meglio le difficoltà, che ci dona la felicità e ci spinge verso una visione olistica della nostra esistenza.

Un approccio che ci consente di trovare un superiore equilibrio con noi stessi, con il nostro mondo e con gli altri. Un’opportunità per vivere meglio e godere le molteplici sfumature del benessere, di dare un nuovo significato alla malattia ed alla salute, di scoprire nuove forme di felicità e di salvezza.

Una sensibilità propositiva e fruttuosa nei confronti della salute è uno dei più grandi doni che potessimo ricevere, uno dei più importanti talenti che possiamo sviluppare e che dovremmo realizzare per cercare e ritrovare noi stessi, per crescere ed imparare a contemplare noi stessi ed il mondo con uno sguardo diverso. Una prospettiva nuova, che ci apre inedite porte e ci consente di scoprire il senso profondo della nostra esistenza. L’attenzione alla salute quando si presenta come una ricerca interiore, un percorso di maturazione e di miglioramento, un itinerario alla scoperta di noi stessi, dei nostri valori, delle nostre emozioni, dei sentimenti e dei desideri che non sapevamo nemmeno di avere o di poter provare.

Ma c’è anche un altro tipo si sensibilità nei confronti della salute. Si tratta di un atteggiamento negativo, ossessivo o passivo. Intriso di fatalismo e rassegnazione, finisce per essere ancora più pericoloso e dannoso di qualsivoglia malattia.

L’angoscia morbosa verso la salute può sconfinare nell’ipocondria con tutte le sue valenze ansiogene e distruttive, fatalistiche e masochistiche.

L’attenzione parossistica verso la salute raggiunge il suo culmine quando la salute stessa viene issata a unico obiettivo, meta finale della vita. Diventa un idolo, una divinità tanto tirannica quanto crudele. Un mostro che fagocita ogni felicità ed ogni normalità in cerca di una salute perfetta, di un aspetto ineccepibile, di un corpo immune dal trascorrere del tempo, in una pseudo-felicità che non accetta nessun tipo di dolore, di sofferenza di malattia. Ed, anzi, qualora si prospetti una qualche forma di patimento o di non sanità, gli adepti al culto, non di rado, finiscono per essere più propensi ad imboccare la strada della fine piuttosto di dover anche solo ipotizzare un’esistenza non perfettamente sana o di essere costretti a convivere con qualche forma di menomazione o limitazione.

In simili casi l’attenzione alla salute si dimostra uno dei maggiori intralci all’accettazione del proprio stato, della malattia, della sofferenza, dell’infermità, più o meno gravi e condizionanti. Diventa un incubo che divora ogni barlume di felicità, che sfalda ogni aurea di benessere, che infrange ogni equilibrio dinamico della salute.

La ricerca affannosa, cupida di una salute intesa in termini di salutismo non è un dono, un’opportunità, un’occasione ma rischia persino di trasformarsi in una disgrazia, una sciagura, in una fonte di infelicità, di marezza, di scoramento.

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