QUESTA VOLTA LASCIATE CHE SIA FELICE, NON E’ SUCCESSO NULLA A NESSUNO, NON SONO DA NESSUNA PARTE, SUCCEDE SOLO CHE SONO FELICE FINO ALL’ULTIMO PROFONDO ANGOLINO DEL CUORE (Pablo Neruda)

La felicità può dare un senso alla nostra esistenza ma può anche essere senza senso.

Come un magnete ci attrae verso sè o come un desiderio ci spingere in una determinata direzione ed a compiere particolari scelte.

Pensiamo spesso alla felicità in termini di cause ed effetti, di azioni e reazioni, o di determinismo e casualità cercandone, comunque, sempre una più o meno evidente giustificazione nel prima o nel dopo scavando da karma personali a nemesi storiche collettive, da obiettivi individuali a orizzonti escatologici globali.

Ci sforziamo di inserirla in una qualche contabilità e meccanismo contingente o sovrannaturale che dimostrino perchè e come siamo, dovremmo o vorremmo essere felici.

La logica quantificatoria, mercificatoria cercando la felicità in modo spasmodico, ovunque ed a tutti i costi, finisce per indurla ad abortire impedendole di nascere, di esprimersi, proliferare e diffondersi.

In una simile impariamo a recuperare una peculiarità unica della felicità che, talvolta, tendiamo a scordare: la sua dimensione oblativa, il suo essere un dono, una realtà gratuita, disinteressata, sbocciata dall’amore.

In quanto tale, è, spesso, anche priva di una motivazione razionale, di una logica, di una finalità.

Così potrebbe sembrare assurdo eppure, talvolta siamo felici non perché sia accaduto qualcosa a qualcuno, non perché ci troviamo in un determinato contesto o situazione, ma, semplicemente perché siamo felici.

L’aspetto meraviglioso e miracoloso della felicità è che, essendo una scintilla nel nostro cuore, una volta che si innesca, lo pervade e lo infiamma istantaneamente quanto inesorabilmente.

La felicità di Neruda, è una felicità che lo porta a chiedere agli altri di lasciarlo essere felice, senza ma o se, senza perchè e allora.

Di lasciarlo essere felice con o senza tutti, perchè la felicità è prima di tutto un’esperienza interiore e solo in seconda battuta ha un movimento centrifugo che, dopo aver contagiato gli altri, rimbalza su noi rendendoci ancora più felici.

La felicità non è, dunque, egoistica, ego-centrica, ma è un flusso cangiante, polimorfo, di energia e positività che ci mette in uno stato di grazia capace di elevarci a prescindere dal contesto fisico che ci circonda ma che si nutre anche della possibilità di essere con-divisa.

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