IL DOLORE INFIERISCE PROPRIO LA’ DOVE SI ACCORGE CHE NON E’ SOPPORTATO CON FERMEZZA. PERCHE’ IL RINGHIOSO DOLORE HA MENO FORZA DI MORDERE L’UOMO CHE LO IRRIDE E LO TRATTA CON DISPREZZO (William Shakespeare)

Il dolore, analogamente a tutte le creature vili ed abbiette, frustrate e deboli, non riuscendo e non avendo il coraggio di confrontarsi ed affrontare i potenti, i vincenti, i felici, è  costretto ad accontentarsi dell’infame e sadico piacere di infierire su chi è ancora più fragile, più misero, più inerme di lui.

È una fetida canaglia che attanaglia chiunque, più o meno inavvertitamente, gli mostri il proprio tallone d’Achille.

E tanto più percepisce ed intercetta le nostre deficienze (nel senso etimologico del termine, ossia le nostre mancanze), tanto più gode ad accanirvisi.  

La tempesta non può nulla contro il grande veliero che solca i terribili marosi dell’oceano, ma non le serve molto per affondare una barchetta di carta.

Il dolore si incallisce contro noi quando non lo contrastiamo. Ma attenzione, “contrastarlo” non significa necessariamente opporre un muro contro un muro.

Per trattare il dolore dobbiamo imparare anche a trattare con il dolore, dobbiamo capire come riuscire ad addomesticarlo, ad ammansirlo, secondo la saggezza orientale ed il principio del Wu-Wei.

Ciononostante non dobbiamo essere passivi al dolore perchè, secondo l’insegnamento di Shakespeare, come tutte le bestie feroci ha meno forza di attaccare e mordere chi gli mostra i denti.

Ma in che modo mostrarsi feroce con chi è feroce per sè? Il segreto è di non cadere nel suo gioco, di spostare la lotta su un altro piano che ci vede avvantaggiati, più potenti rispetto alla crudeltà del dolore.

Posiamo vincerlo e sconfiggerlo solo se lo irridiamo e non lo assecondiamo, se lo sbeffeggiamo e non gli diamo credito, importanza, se non ci asserviamo al suo crudele gioco, se manteniamo la dignità di guardarlo negli occhi, di dimostrargli che magari, potrà anche piegarci, ma non riuscirà mai a spezzarci, ad annientare la nostra speranza, a spegnere la preziosa scintilla di eternità che riluce in noi e ci rende superiori alle sue angherie, alle sue crudeltà.

Certamente è una strada difficile da percorrere ma, come ci hanno insegnato tante figure eroiche del presente e del passato, il dolore, la sofferenza, il male sono parte della vita e non possiamo negarle. La sola arma che abbiamo per combatterli è di non lasciarci sopraffare dalla loro ferocia, è di preservare la nostra integrità olistica di In-dividui. 

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